Pechino (AsiaNews) - Quando nei giorni scorsi il Politburo del Partito comunista cinese ha annunciato che il Quinto Plenum del XX Comitato centrale si terrà a ottobre, l'attenzione degli osservatori si è concentrata subito sul tema scelto. Non l'economia, che sta attraversando il momento più difficile degli ultimi anni, ma la disciplina interna, ovvero, nella formula ufficiale, l'impegno a “governare il Partito con rigore e in ogni suo aspetto”. Saranno oltre 370 i membri effettivi e supplenti del Comitato centrale che si riuniranno a Pechino circa un mese dopo il previsto viaggio di Xi Jinping negli Stati Uniti e a un anno dal congresso in cui il leader dovrebbe inaugurare il suo quarto mandato alla guida del Partito.
A prima vista, questa scelta ha una spiegazione tecnica. Negli ultimi trent’anni tutti i quinti plenum sono stati di norma dedicati alla preparazione del piano quinquennale, mentre i quarti si occupavano dell’ideologia e dello sviluppo del Partito. Questa volta i ruoli si sono invertiti, perché il ritardo accumulato dal Terzo Plenum, tenutosi soltanto nel luglio 2024 invece che nell’autunno 2023 a causa probabilmente di diatribe interne, ha fatto slittare l’intero calendario. Il Quarto Plenum dell’ottobre 2025 ha quindi assolto in anticipo il compito che di norma spetta al Quinto, preparando il XV Piano quinquennale che doveva essere approvato entro il mese di marzo. Ma lo slittamento del calendario non basta a spiegare perché la riunione programmata per il prossimo ottobre si concentrerà disciplina interna. Proprio quest’anno è comparso nel lessico ufficiale il “Pensiero di Xi Jinping sulla costruzione del Partito”, una nuova ramificazione della dottrina del leader che, con ogni probabilità, detterà l’ordine del giorno del Quinto Plenum.
Un primo indizio di ciò che ci si può aspettare è arrivato il giorno successivo all’annuncio, quando il quotidiano ufficiale del Partito ha pubblicato un lungo testo dottrinale della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, l’organo che dirige la lotta alla corruzione. Il documento attribuisce ogni risultato del lavoro disciplinare dell’ultimo decennio alla guida personale di Xi, ne celebra “la saggezza politica, la brillantezza di pensiero e il carisma personale” e definisce le cosiddette Due Istituzioni - la formula che consacra il ruolo centrale del leader e della sua dottrina - “la più grande certezza, la più grande fonte di fiducia e la più grande garanzia” in un contesto segnato da rischi e instabilità. Oltre alle consuete frasi di rito, il testo contiene indicazioni operative molto concrete. La corruzione viene descritta come il rischio più grave che il Partito si trova ad affrontare e gli ispettori sono invitati a intervenire contro i quadri che falsificano le statistiche o restano inerti in attesa dei ricambi ai vertici.
La canna del fucile deve sempre obbedire al Partito
Il terreno più delicato resta quello militare. Il 31 luglio, alla vigilia del 99mo anniversario della fondazione dell’Esercito popolare di liberazione, Xi ha presieduto una sessione di studio del Politburo dedicata alle forze armate, ribadendo una formula di lunga data secondo cui la canna del fucile deve sempre obbedire al comando del Partito. Ha indicato la necessità di intensificare la lotta alla corruzione e di costruire un “sistema militare intelligente”, con più droni e più sistemi informativi, indicando nella capacità di combattimento l’unico criterio di valutazione della modernizzazione in ambito militare.
Tenere insieme queste due priorità è difficile, perché la campagna disciplinare ha investito gli stessi vertici chiamati a guidare l’ammodernamento. A gennaio è finito sotto inchiesta Zhang Youxia, primo vicepresidente della Commissione militare centrale e numero due della gerarchia in uniforme, insieme a Liu Zhenli, capo dello stato maggiore congiunto. Ad aprile è stata aperta un’indagine nei confronti di Ma Xingrui, allora ancora membro del Politburo ed ex segretario del Partito nello Xinjiang, che poi a luglio è stato espulso dal Partito e dalla funzione pubblica, perdendo anche il seggio nel Politburo, con una decisione che il plenum di ottobre dovrà ratificare. Dopo l’ultima sessione plenaria sono stati rimossi anche i vertici politici della Mongolia Interna, del ministero della Gestione delle emergenze, dello Zhejiang e della municipalità della megalopoli Chongqing, oltre al capo dell’autorità di vigilanza finanziaria. In totale sono oltre cento gli alti ufficiali rimossi a partire dal 2022. Secondo un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies, le purghe hanno ridotto la capacità operativa dell’esercito e creato vuoti nella catena di comando. Le valutazioni più recenti dell’intelligence Usa escludono che Pechino stia preparando un’invasione di Taiwan entro il 2027, scadenza a lungo considerata decisiva. Secondo tale lettura, la dirigenza cinese starebbe attualmente perseguendo una presa di controllo del Paese principalmente con strumenti diversi dalla forza militare.
L’economia può attendere
C’è poi il contrasto con la difficile congiuntura economica, che rende ancora più eloquente la scelta del tema. Nel comunicato con cui è stato fissato il mese di svolgimento del Plenum, si ammette che occorre “attribuire grande importanza alle difficoltà e alle sfide” dell’economia, un linguaggio insolitamente franco per un documento di questo livello. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 4,3% nel secondo trimestre, al di sotto dell’obiettivo annuale fissato tra il 4,5% e il 5%. A luglio, inoltre, l’indice PMI sulla crescita del settore industriale è tornato a contrarsi. La risposta annunciata è stata vaga: accelerare la spesa pubblica e adottare politiche “incrementali, pragmatiche ed efficaci”, senza precisare né tempi né cifre. Diversi analisti hanno collegato questa cautela al calendario politico, perché nessuno ai vertici vuole rischiare mosse azzardate alla vigilia di un passaggio delicato come quello del Plenum. Così alla fine il Partito ha deciso di convocare un plenum su se stesso anziché sull’economia.
Questa scala di priorità riflette un’impostazione politica intenzionale. Xi l’ha definita a partire dal 2014 attraverso il concetto di “sicurezza nazionale globale”, con cui progressivamente ha esteso l’idea di sicurezza dagli ambiti tradizionali fino a comprenderne oggi sedici, che vanno dall’economia alla cultura, dalla biologia allo spazio. In questa architettura, la sicurezza politica - cioè la tenuta del regime e del suo nucleo dirigente - occupa il primo posto, mentre alla sicurezza economica viene assegnata una funzione di supporto. Se la sopravvivenza del Partito è la condizione preliminare di ogni altro obiettivo, la coesione interna diventa il cuore della strategia nazionale.
Il plenum di ottobre avrà anche alcuni compiti pratici. Dovrà ratificare le espulsioni decise negli ultimi mesi e sostituire coloro che sono stati epurati dal Comitato centrale, un’ultima correzione degli organigrammi prima del congresso. Sarà, in sostanza, una prova generale del ricambio del 2027. La selezione dei quadri che arriveranno al congresso dipenderà dal vaglio disciplinare più che dalla competizione tra cordate diverse. La fedeltà personale a Xi e alla sua dottrina è ormai un criterio esplicito, fissato nei documenti ufficiali con un’enfasi senza precedenti nell’epoca post-maoista.
Resta da capire cosa abbia prodotto un sistema che segue tale linea. La stessa Commissione disciplinare, nel testo pubblicato a fine luglio, riconosce nei fatti che i problemi da correggere sono sempre gli stessi, dall’inerzia dei quadri ai dati falsificati per abbellire i risultati, e propone come risposta un’intensificazione degli strumenti già in uso. Secondo alcuni osservatori, la campagna finisce in pratica per alimentare i comportamenti che dovrebbe correggere, poiché i quadri, temendo di sbagliare, evitano di decidere, mentre chi viene valutato in base alla lealtà concentra ogni sforzo nel mostrarsi fedele al leader.




















