Pyongyang (AsiaNews) - Kim Jong-Un ha trasformato un caso di corruzione nell’esercito in una dimostrazione di forza rivolta a tutta la classe dirigente nordcoreana, in maniera simile a quanto già avviene in Cina e come è accaduto negli ultimi anni in Vietnam. La destituzione e il processo contro Pak Hui-Chol, fino a poco tempo fa vicedirettore dell’Ufficio politico generale dell’Esercito popolare coreano, rappresentano una delle più importanti epurazioni degli ultimi anni. Il generale è stato accusato di aver costruito un sistema di tangenti e favoritismi all’interno delle gerarchie militari.
La scorsa settimana Kim ha convocato una rara riunione dei vertici del Partito dei lavoratori, dello Stato e della Commissione militare centrale al solo scopo di discutere dei casi di corruzione all’interno delle forze armate. È la prima volta che un incontro di questo livello viene reso pubblico.
L’Ufficio politico generale dell’Esercito popolare coreano, di cui Pak Hui-Chol era vicedirettore, è l’organismo incaricato di vigilare sulla fedeltà ideologica dei militari e di garantire che le forze armate restino subordinate al Partito dei lavoratori. Secondo l’accusa, Pak avrebbe gestito per almeno quattro anni un sistema di vendita delle promozioni militari, incassato tangenti, dirottato fondi pubblici e assegnato gli incarichi più importanti a ufficiali a lui fedeli.
Kim Jong-Un lo ha definito il “capobanda della corruzione”, mentre la stampa di partito ha parlato di crimini “di proporzioni enormi”. Non è ancora stata annunciata l’eventuale condanna, ma il tono utilizzato dalla propaganda lascia intendere che il generale potrebbe andare incontro a una pena molto severa, fino alla detenzione in un campo di lavoro o addirittura alla pena di morte.
Una purga per rafforzare il potere di Kim
Secondo gli osservatori, è però la scelta di rendere pubblico il caso a rappresentare la novità più importante. In Corea del Nord le epurazioni vengono solitamente gestite con il massimo riserbo; questa volta, invece, il regime ha deciso di esporre uno dei propri dirigenti più influenti.
Diversi analisti ritengono che Kim abbia deciso di inviare un messaggio preciso ai vertici dello Stato: nessun dirigente, civile o militare, può costruire una propria rete di potere senza esporsi al rischio di essere eliminato. Il precedente più noto è quello di Jang Song-Thaek, lo zio del leader nordcoreano, arrestato e fucilato nel 2013 (due anni dopo l’arrivo al potere di Kim Jong-Un) dopo essere stato a lungo considerato il secondo uomo più potente del Paese. Allora le accuse riguardavano il tradimento politico, mentre oggi il regime parla di corruzione, ma la logica appare la stessa: usare i processi per riaffermare l’autorità personale del leader.
Dal caso Jang Song-Thaek allo Shimhwajo
Altri commentatori hanno paragonato la vicenda a un’altra delle grandi campagne di epurazione della storia nordcoreana: quella dello Shimhwajo, la rete segreta creata alla fine degli anni '90 da Kim Jong-Il (padre dell’attuale leader) per individuare ed eliminare presunti elementi ostili all’interno del Partito. L’operazione, avviata negli anni della devastante carestia che colpì il Paese, portò a migliaia di arresti, incarcerazioni ed esecuzioni, e contribuì a consolidare il potere del leader, scaricando su singoli funzionari la responsabilità del disastro economico.
Perché l'esercito è diventato così influente
L’esercito nordcoreano ha subito negli anni profondi cambiamenti. Oltre ai tradizionali compiti militari, le forze armate sono state coinvolte sempre più direttamente nella gestione dell’economia nazionale: i militari oggi costruiscono quartieri residenziali, realizzano infrastrutture, gestiscono miniere e partecipano a numerosi progetti industriali promossi dal regime.
L’ampliamento di queste responsabilità ha aumentato la quantità di risorse economiche controllate dai vertici militari, creando nuove occasioni di arricchimento personale. Il processo contro Pak potrebbe quindi suggerire che pratiche come la compravendita delle promozioni militari o l’utilizzo di fondi pubblici siano diventati fenomeni diffusi anche ai livelli più alti dell’apparato.
Alcuni analisti ritengono inoltre che le purghe possano essere collegate alla graduale ripresa degli scambi commerciali con la Cina dopo gli anni della pandemia, durante la quale i confini erano stati sigillati. Eliminare reti clientelari e funzionari corrotti consentirebbe così al regime di "ripulire" gli apparati che gestiscono appalti e risorse economiche prima che ricomincino ad affluire nuovi capitali.
Il messaggio ai nordcoreani e ai funzionari di regime
Allo stesso tempo, la campagna anticorruzione parla anche alla popolazione. In un Paese ciclicamente colpito da carestie alimentari e dove continuano a scarseggiare beni di consumo essenziali, attribuire le responsabilità a singoli funzionari corrotti offre un bersaglio per il malcontento popolare, evitando però che le critiche si rivolgano all’intero sistema.
L’inchiesta potrebbe non fermarsi a Pak Hui-Chol. A guidarne gli sviluppi potrebbe essere Jo Yong-Won, tra i collaboratori più fidati di Kim Jong-Un e recentemente tornato alla guida del Dipartimento per l’organizzazione e la guida del Partito, l’organismo che controlla le nomine e gli avanzamenti di carriera all’interno dell’apparato statale. Più che una semplice campagna contro la corruzione, quella avviata da Kim sembra quindi configurarsi come una nuova dimostrazione di forza, pensata per mantenere saldo il controllo sul Partito, sull’esercito e sull’intero apparato dello Stato.



















