La diffidenza di Pyongyang verso Pechino nonostante le intese

Pur moltiplicandosi i vertici con Xi e relazioni economiche a livelli da record, il regime di Kim Yong un reprime la circolazione di film e serie tv cinesi e misura le parole nelle dichiarazioni ufficiali. Mentre i lavoratori nordcoreani che rientrano dalla Cina raccontano di essere trattati come mendicanti.

di Andrea Ferrario

Milano (AsiaNews) - Negli ultimi giorni, a breve distanza dalla visita di Xi Jinping a Pyongyang, svoltasi a fine giugno, la direzione del Partito dei lavoratori nordcoreano ha fatto recapitare al governo una nuova direttiva riguardante la Cina. Il Partito chiede ai funzionari responsabili dei rapporti economici con l’estero di essere maggiormente flessibili per incoraggiare gli investitori cinesi a impegnare più fondi e contribuire così a rifornire di valuta straniera le casse dello Stato. Il documento tuttavia ingiunge allo stesso tempo di reprimere la circolazione di film e serie televisive cinesi non autorizzati e di colpire chiunque sostenga che, dopo la visita di Xi, la loro visione non verrà più punita. Si tratta di una contraddizione che riflette la sostanza del rapporto tra i due Paesi, caratterizzato sul piano ufficiale da una forte vicinanza, ma che è sotteraneamente attraversato da una diffidenza persistente.

La stretta vicinanza sul piano ufficiale emerge con chiarezza dalla successione di incontri delle ultime settimane. L'11 luglio è stato celebrato il sessantacinquesimo anniversario del trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza, una ricorrenza che appena cinque anni fa era passata quasi sotto silenzio. Dal 10 al 12 luglio il premier nordcoreano Pak Thae Song ha guidato una delegazione a Pechino ed è stato ricevuto da Xi Jinping e solo tre giorni dopo il suo rientro Wang Huning, numero quattro della gerarchia cinese nonché principale ideologo del Partito comunista, si è recato a Pyongyang, dove ha incontrato Kim Jong Un. Nelle stesse ore la ministra degli Esteri nordcoreana partiva per Mosca.

Anche i rapporti economici sono intensi e procedono di pari passo con la diplomazia. Nella prima metà dell'anno l'interscambio fra i due Paesi ha raggiunto il livello più alto dal 2017, vale a dire da prima che le sanzioni delle Nazioni Unite cominciassero a far sentire il loro effetto. Rispetto a un anno fa è cresciuto di quasi il 20%, mentre le sole vendite nordcoreane in Cina sono aumentate addirittura di oltre il 50%. Ogni giorno entrano a Sinuiju, città nordcoreana al confine con la Cina, decine di camion carichi di materiali da costruzione, apparecchiature mediche e prodotti elettronici. Da metà giugno centinaia di investitori cinesi hanno visitato le principali imprese minerarie del nord, attratti soprattutto dal tungsteno e dal ferro, e stanno conducendo trattative incentrate su un meccanismo che prevede la fornitura di tecnologia e impianti cinesi in cambio di minerali grezzi, in modo tale da aggirare le sanzioni.

Le parole omesse

Sotto la superficie, però, la comunicazione ufficiale nordcoreana lascia trasparire una maggiore cautela. Nella lettera inviata a Xi per l'anniversario, Kim Jong Un ha parlato di un'amicizia nata da una "lotta cruenta per l'indipendenza contro l'imperialismo", senza riprendere la formula di rito dell'"amicizia forgiata nel sangue", che pure aveva usato nel 2021. Durante le celebrazioni, nessun dirigente nordcoreano ha mai impiegato tale espressione, stando ai resoconti dei media statali, mentre la parte cinese l’ha formulata più volte, a cominciare dallo stesso Xi.

Anche la gerarchia delle notizie sugli organi di stampa nordcoreani è eloquente. Il giorno dell'anniversario, il Rodong Sinmun, quotidiano del Partito e voce più autorevole del regime, ha dedicato l'apertura alla riunione congiunta di partito, governo ed esercito sui casi di corruzione nelle forze armate, convocata il giorno precedente, mentre le celebrazioni e l'incontro fra Pak e Xi sono finiti in seconda e terza pagina. Per il regime, ristabilire la disciplina nell'esercito viene evidentemente prima dei rapporti con il Paese alleato.

Il particolare più rivelatore riguarda però i resoconti degli incontri, diffusi dalle due parti in versioni diverse. Secondo quello pubblicato da Pechino, Pak avrebbe assicurato il fermo sostegno della Corea del Nord alla Cina nella difesa dei suoi interessi vitali, Taiwan compresa, e promesso di intensificare gli scambi economici e culturali. Nel resoconto nordcoreano tali passaggi non compaiono e lasciano il posto a formule generiche sul rafforzamento dell'amicizia reciproca. Ad aprile Kim si era impegnato ad appoggiare tutte le politiche messe in atto dalla Cina in difesa della propria integrità territoriale, sulla base del principio di “una sola Cina”, e aveva ribadito la stessa posizione a giugno davanti a Xi. Questo mese tale appoggio esplicito è invece scomparso, proprio mentre i rapporti diplomatici sembravano raggiungere il loro punto più alto. Anche la lettera del primo luglio per il centocinquesimo anniversario della fondazione del Partito comunista cinese ha avuto un tono più freddo rispetto a quella del 2021.

Il motivo di questa cautela va cercato nella questione delle armi nucleari. Alla vigilia dell’annuncio del viaggio di Pak, l’Istituto nordcoreano per lo studio dei Paesi nemici ha pubblicato un commento contro la cooperazione militare tra Giappone e Corea del Sud, sostenendo che soltanto il continuo sviluppo delle forze nucleari nordcoreane e il pieno esercizio dello status di potenza atomica possono garantire la pace nella penisola e nella regione. Si tratta di una formulazione significativa, perché presenta l’arsenale nordcoreano come uno strumento di stabilità regionale, riprendendo il linguaggio usato sia da Kim che da Xi in occasione del vertice di giugno. Il giorno successivo Kim ha convocato la prima riunione allargata della commissione militare centrale resa pubblica da oltre un anno, nel corso della quale è stata confermata la volontà di accrescere l’arsenale, in termini sia di numero di testate che di capacità.

Anche in altre occasioni Kim ha inviato prima degli incontri con Pechino segnali relativi alla questione nucleare. Nel settembre 2025, alla vigilia di un viaggio nella capitale cinese, aveva visitato un istituto impegnato nella messa a punto di un motore a propellente solido per i missili intercontinentali di nuova generazione. Nei giorni precedenti la visita di Xi del mese scorso, si è invece esibito a più riprese in attività legate al programma nucleare, mentre la sorella Kim Yo Jong smentiva che la Cina avesse accettato di collaborare alla denuclearizzazione del nord, come sostenevano gli Usa. Dal 2023 Pechino ha smesso di usare tale termine nei documenti ufficiali, ma allo stesso tempo si è astenuta dallo smentire la Casa Bianca quando ha affermato che Trump e Xi avevano ribadito l'obiettivo comune di denuclearizzare la Corea del Nord. Pyongyang si è quindi resa conto che sarebbe imprudente abbassare la guardia.

La lettura di Seoul

Questi stessi fatti vengono interpretati da Seoul in senso opposto. Uno studio di un istituto vicino all'apparato di sicurezza sudcoreano sostiene che l'alleanza tra Corea del Nord e Cina si sta trasformando da un patto militare destinato ad attivarsi in caso di guerra in una cooperazione permanente mirata a sostenere lo sviluppo e la stabilità dei due regimi anche in tempo di pace. Secondo questa analisi, inoltre, il rapporto tra i due Paesi si sta facendo più paritario, perché le capacità nucleari e missilistiche di Pyongyang hanno accresciuto il valore strategico del Nord agli occhi di Pechino. L’alleanza tra i due Paesi sta acquisendo una dimensione che oltrepassa la penisola, con il rischio che una crisi nello stretto di Taiwan e una crisi tra le due Coree finiscano per intrecciarsi.

Queste due differenti letture in realtà non si escludono a vicenda. L'intensità degli incontri è reale, così come i flussi di denaro tra i due Paesi. La frequenza dei viaggi e il linguaggio di circostanza che li accompagna rischiano però di far apparire il rapporto tra i due Paesi più solido di quanto non lo sia e di fare passare in secondo piano la notevole cautela di Pyongyang.

La disparità del rapporto emerge anche dalle testimonianze dei cittadini. Come riferisce Daily NK, nelle città nordcoreane di confine circolano i racconti di quanti sono rimasti bloccati in Cina durante la chiusura imposta dalla pandemia e sono rientrati solo di recente. Le loro esperienze contraddicono la propaganda. "Se un cliente sudcoreano entra in un negozio, i commessi scattano in piedi e lo salutano sorridendo. Ma se capiscono che si tratta di un nordcoreano, non si preoccupano nemmeno di alzarsi", riferisce uno di loro. Un altro esprime così la propria amarezza. "Siamo lo stesso popolo, ma la Corea del Sud viene trattata da ricca e il nostro Paese da mendicante." Il regime di Pyongyang mette in vetrina la propria importanza a livello internazionale e afferma con insistenza che perfino gli Stati Uniti lo temono, ma chi ha attraversato il confine torna a casa convinto che, fuori dalla Corea del Nord quello che alla fine conta è la ricchezza, indipendentemente dalla forza che il regime rivendica.

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