Clonazioni e influencer: la corsa della Cina agli animali di compagnia

Aperta al mercato commerciale nel 2018 la "replica" è il volto più estremo dell'umanizzazione nel mercato della pet economy del Paese. Nel 2025 la spesa per cani e gatti ha raggiunto 312,6 miliardi di yuan, mentre le aziende cinesi puntano sempre più a sviluppare brand propri e a conquistare i mercati esteri.

Milano (AsiaNews) - In Cina il rapporto con gli animali da compagnia sta andando oltre la semplice proprietà. Cani e gatti vengono sempre più considerati parte della famiglia e questa relazione si riflette nei prodotti acquistati, nei servizi utilizzati e nella disponibilità a investire nella loro cura. È il fenomeno dell'umanizzazione dei pet, ovvero la tendenza a relazionarsi con gli animali domestici come se fossero esseri umani. Un trend che nel mercato cinese, ma non solo, assume forme particolarmente visibili: dalla scelta di prodotti food human grade, prodotti con materie prime adatte al consumo umano, alla tecnologia per controllare a distanza gli animali fino addirittura alla possibilità di clonarli.

La clonazione degli animali d'affezione in Cina è legale e praticata da alcune aziende, tra le più note c’è Sinogene Biotechnology. Nell'agosto 2023, durante Pet Fair Asia a Shanghai, fiera di riferimento del settore nell'area Asia-Pacifico, l'azienda aveva esposto alcuni terrier clonati, riconoscibili dai collari con la scritta "I am a clone dog". Secondo quanto riferito all'epoca da AFP, Sinogene ha avviato la clonazione di cani a scopo di ricerca nel 2017 e ha aperto il mercato commerciale nel 2018. Da allora, l'azienda ha vissuto una rapida crescita. Il costo per clonare un cane è compreso tra 30mila e 60mila dollari, a seconda della razza.

La stessa azienda spiegava che, nei primi anni, la clonazione aveva incontrato diffidenza tra i consumatori, ma che la crescente dipendenza affettiva dagli animali domestici aveva contribuito a renderla progressivamente più accettata. Il servizio non permette naturalmente di riportare in vita lo stesso animale, ma di crearne uno geneticamente molto simile.

La clonazione rappresenta l'estremo di un fenomeno che riguarda ormai consumi molto più ordinari. Ad esempio, i prodotti tech permettono al proprietario di controllare e anche intrattenere il proprio pet anche quando non si trova in casa: telecamere, dispenser automatici, fontanelle intelligenti e dispositivi dotati di funzioni di intelligenza artificiale consentono di monitorare l'animale, gestirne l'alimentazione e seguirne alcune attività a distanza. Sul mercato è possibile trovare anche trovare robot capaci di seguire  gli animali per casa, distribuire cibo, giocare con loro e riprodurre la voce del proprietario.

Umanizzazione non significa soltanto trattare l'animale come un membro della famiglia, ma anche adattare l'ambiente domestico e i servizi alle sue esigenze. In quest'ottica hanno particolare successo gli elementi di arredo costruiti su misura per i pet, come le camere da letto per l'animale fino a vasche da bagno o lavandini pensati appositamente per l'igiene e la pulizia del cane o del gatto. 

La crescita di questo mercato trova conferma anche nei numeri. Secondo il China Pet Industry White Paper 2026, nel 2025 nelle aree urbane cinesi vivevano 126 milioni di cani e gatti, 53,43 milioni di cani e 72,89 milioni di gatti. La popolazione complessiva è aumentata dell'1,8% rispetto al 2024, mentre il mercato dei consumi legati alle due specie è cresciuto del 4,1%, raggiungendo 312,6 miliardi di yuan. Il mercato dei cani valeva 160,6 miliardi di yuan, quello dei gatti 152 miliardi.

Il dato più indicativo è però la spesa media. Nel 2025 i proprietari hanno speso in media 3.006 yuan all'anno per un cane, +1,5%, e 2.085 yuan per un gatto, +3,2%. Il numero degli animali, quindi, cresce a un ritmo più lento rispetto al valore dei consumi. Il White Paper prevede inoltre che il mercato urbano di cani e gatti raggiunga i 405 miliardi di yuan nel 2028.

Un ottimo termometro per comprendere lo stato di salute della pet economy cinese è la fiera Pet Fair Asia, giunta alla 28ª edizione e svoltasi a Shanghai dal 19 al 23 agosto. La manifestazione quest'anno ha infranto diversi record, ospitando oltre 2.600 espositori e più di 130mila visitatori professionali. Significativa la crescita, ormai costante nelle ultime edizioni, della componente internazionale: quest'anno i visitatori stranieri, provenienti da 102 Paesi, sono aumentati del 23%, raggiungendo il numero più alto mai registrato; mentre nelle ultime due giornate, aperte al pubblico, la fiera è stata visitata da oltre 400mila proprietari di animali domestici e appassionati.

I padiglioni della fiera hanno ospitato anche centinaia di creator e team dedicati alle dirette streaming. Il fenomeno è particolarmente evidente su Douyin, la piattaforma cinese corrispondente a TikTok. Durante la manifestazione, gli stand sono diventati veri e propri set per le dirette e diversi brand hanno utilizzato gli influencer per presentare e vendere i prodotti direttamente al pubblico online.

Se da una parte i consumatori cinesi sono sempre più attenti e disponibili a spendere per i propri animali, anche l'industria sta attraversando una trasformazione significativa. Per anni, infatti, la Cina ha rappresentato soprattutto una grande piattaforma produttiva per il pet care internazionale, con un ruolo importante nella manifattura conto terzi. Oggi la crescita del mercato domestico sta creando le condizioni per un passaggio ulteriore. Le fabbriche che producono per marchi stranieri stanno sviluppando dei brand propri, investendo nell'innovazione e cercando di portare questi marchi anche sui mercati esteri.

I prodotti dei brand cinesi sono già fortemente presenti nei mercati più vicini, ma al tempo stesso iniziano a comparire sugli scaffali, fisici e digitali, del Sud America e di alcuni Paesi europei.

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