Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Da una parte l’ennesimo lancio di missili per mostrare i muscoli. Dall’altra uno sviluppo diplomatico importante nei rapporti con la Svizzera, con la visita del ministro degli Esteri e la riapertura di un ufficio diplomatico a Pyongyang. Sono le due cartoline solo in apparenza contraddittorie che arrivano in queste ore dalla Corea del Nord.
Il nuovo lancio di missili
Secondo quanto riferito da fonti militari di Seoul, stamattina Pyongyang ha lanciato nuovamente una dozzina di missili balistici a corto raggio verso il Mar Orientale. I vettori sono partiti dalla zona di Wonsan, sulla costa orientale nordcoreana, intorno alle 12.30, percorrendo circa 250 chilometri.
Secondo le prime ricostruzioni, il lancio potrebbe aver coinvolto il sistema lanciarazzi multiplo KN-25 da 600 millimetri, che Pyongyang sostiene possa essere equipaggiato con testate nucleari tattiche. Non si esclude inoltre un’esercitazione combinata con altri sistemi offensivi, tra cui missili da crociera, droni e artiglieria.
Il lancio arriva circa una settimana dopo la proposta di Seoul di avviare colloqui militari per risolvere le divergenze sulla delimitazione del confine e ridurre le tensioni. La situazione si è aggravata dopo l’esplosione di una mina, il 21 settembre, che ha ferito tre soldati sudcoreani. Pyongyang nega ogni responsabilità e accusa il Sud di attribuirle ingiustamente la colpa, minacciando nuove misure militari e la ripresa della propaganda tramite altoparlanti lungo la frontiera.
Il viaggio di Cassis
Uno scenario di rinnovata tensione cui, però, fa da contraltare un segnale completamente di segno opposto: proprio in queste ore Pyongyang sta accogliendo il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis, in visita in occasione della riapertura dell’ufficio diplomatico di Berna nella capitale della Corea del Nord. Cassis ha incontrato oggi la sua omologa Choe Son Hui con cui, riferisce, “discusso della sicurezza nella penisola coreana e delle più ampie sfide alla sicurezza in Eurasia”.
Al di là delle parole il ritorno di una presenza diplomatica svizzera stabile a Pyongyang è un fatto importante. L’ufficio - che era stato chiuso nel marzo 2020 a causa della pandemia da Covid-19 - è stato riaperto il 19 ottobre 2026. La missione, che dipende dall’ambasciata svizzera a Pechino, mira infatti a rafforzare i contatti diretti con le autorità nordcoreane e a promuovere il dialogo politico, in un contesto in cui la Corea del Nord sta gradualmente riprendendo i rapporti diplomatici con altri Paesi.
La Svizzera intrattiene relazioni diplomatiche con la Corea del Nord fin dal 1974. Finora, l’unico membro del Consiglio federale svizzero ad aver visitato ufficialmente il Paese era stata Micheline Calmy-Rey, allora ministra degli Esteri, nel 2003. Nel 2014, il suo omologo nordcoreano Ri Su-yong si recò a Berna per una visita di cortesia.
Secondo Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri, l’impegno diplomatico svizzero nei confronti di Pyongyang è di lunga data e concreto. Al tempo stesso, la Confederazione continua ad applicare le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare quelle relative ai programmi nucleari e missilistici nordcoreani. L’obiettivo dichiarato resta contribuire alla pace e alla stabilità della regione.
Il ruolo di Berna sul dialogo e l'assistenza umanitaria
Va ricordato anche che dal 1953 la Svizzera partecipa al monitoraggio dell’armistizio che pose fine ai combattimenti nella penisola coreana. Cinque ufficiali svizzeri sono attualmente di stanza a Panmunjom, insieme a cinque ufficiali svedesi, nell’ambito della Commissione di supervisione delle nazioni neutrali. La commissione osserva alcune attività militari, accompagna le ispezioni e verifica il rispetto dell’accordo, che continua a funzionare come un cessate il fuoco.
Oltre a questo anche la cooperazione umanitaria svizzera ha avuto un ruolo importante: un ufficio dell’Agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione venne aperto a Pyongyang nel 1997 per sostenere progetti agricoli e di approvvigionamento idrico. A guidare questo ufficio è stata a lungo Kathi Zellweger la cui esperienza sul campo è raccontata nel libro “Miss Kathi. Saving lifes in North Korea” di cui parlavamo qualche tempo fa su AsiaNews in questo articolo. Gli ultimi programmi umanitari svizzeri avviati prima della pandemia si sono conclusi nel 2024. La riapertura dell’ufficio diplomatico potrebbe essere l’occasione anche per il riavvio di queste forme di cooperazione.
A Pyognyang già dal novembre 2024 era tornato l’ambasciatore della Svezia, Andreas Bengtsson, che oltre ai compiti ordinari di un diplomatico al servizio del proprio Paese tutela gli interessi consolari degli Stati Uniti e ha storicamente rappresentato un canale di comunicazione e mediazione tra le parti nel complesso contesto coreano.





















