La parabola della democrazia coreana (e ciò che oggi le manca)

Solo nel 1987 e grazie alla tenacia di tanti giovani la Corea del Sud del "miracolo economico" ha ottenuto una Costituzione realmente democratica, che la pone all'avanguardia in Asia. Ma oggi deve comunque farei conti con gravi polarizzazioni che rischiano di far perdere di vista il bene comune.

Milano (AsiaNews) - La realtà della Corea del Sud oggi è per molti aspetti sorprendente. Ma lo diventa ancora di più considerando le radici del “miracolo coreano” che si è sviluppato nell’ultimo mezzo secolo e il suo rapporto con la democrazia. Una capitolo importante della sua storia da conoscere anche per chi si appresta a recarsi alla Gmg nel prossimo mese di agosto. Ed è il tema della puntata di oggi del nostro percorso "Destinazione Soul".

Al termine del devastante e sanguinoso conflitto con il Nord che coinvolse anche, a fianco del Sud contingenti multinazionali Onu e forze americane e, a sostegno del regime del Nord, consistenti contingenti dalla Cina di Mao, l’intera penisola coreana era stata devastata dal conflitto e ridotta a un livello di povertà assoluto. Contrariamente al Nord, che si chiuse in una realtà autarchica, quasi isolandosi dal mondo, controllato dalla dinastia tirannica dei Kim oggi alla terza generazione, il Sud, che lo stesso generale Douglas McArthur, comandante delle forze americane e uomo di grande esperienza riguardo l’Asia-Pacifico, aveva definito “senza futuro”, un Paese “che non sarà ricostruito nemmeno in cent’anni”, doveva mostrare energie, capacità e determinazione dando vita a uno sviluppo senza precedenti. Sicuramente un contributo è dipeso dalla protezione e dal supporto degli Stati Uniti, ma fu soprattutto l’intuito di una serie di amministrazioni illiberali se non dittatoriali che - fallimentari sul piano democratico e dei diritti - riuscirono a riattivare orgoglio nazionale e potenzialità della popolazione.

Dopo il primo presidente, Syngman Rhee, uomini forti provenienti dalle forze armate - Park Chung-hee, Chun Doo-wan - applicarono un sistema fortemente repressivo verso gli oppositori, ma puntarono molto sull’istruzione. Lo sviluppo di una manodopera altamente preparata e motivata fu essenziale non solo per la ricostruzione. A partire dagli anni Sessanta, la nazione è così passata dall'essere una delle più povere dell'Asia a una delle più ricche al mondo perseguendo un sistema produttivo di alta efficienza e capacità.

 Il principale motore dello sviluppo economico è stato l'industrializzazione, secondo un modello ad alta intensità di manodopera e orientato all'esportazione. Per decenni l’economia sudcoreana è cresciuta mediamente del sette per cento annuo arrivando all’11mo posto al mondo e al quarto in Asia. Non solo. Il Paese, che conta 52milioni di abitanti su una superficie di poco più di 100mila chilometri quadrati è passato da essere percettore di aiuti allo sviluppo a donatore. Ed è uno dei principali partner economici e nelle infrastrutture per decine di Paesi di ogni continente.

Gli studenti e la via alla democrazia

Solo dagli anni Ottanta, però, quel progresso economico (e sociale), nella Repubblica di Corea è stato accompagnato dall'affermarsi della democrazia. Ed è stato un passaggio non indolore: diversi movimenti anti-autoritari hanno pagato pesantemente per la repressione - in particolare gli studenti - e sono stati la forza motrice dell'instaurazione della democrazia parlamentare nel 1987, dopo quattro decenni di dittatura. In base alla Costituzione varata in quell'anno, la Corea del Sud è oggi una repubblica presidenziale unitaria dotata di un organo legislativo unicamerale, l’Assemblea nazionale, eletto a suffragio universale. Secondo gli indici di democrazia V-Dem del 2026, oggi è il Paese con il più alto livello di democrazia elettorale e liberale in Asia a pari merito con il Giappone, al punto da essere spesso citato come modello grazie alla sua transizione democratica, avvenuta in modo relativamente pacifico e per iniziativa interna.

Quella di oggi sotto la presidenza di Lee Jae-myung è una nazione benestante e orgogliosa dei molti traguardi raggiunti in pochi decenni, inclusa una democrazia compiuta sì, ma spesso conflittuale o umiliata dagli scandali. Anche per questo - alla vigilia del voto del 3 giugno scorso - il presidente della Conferenza episcopale coreana, il vescovo di Suwon mons. Mathias  Ri Long-hoon, aveva sottolineato come dovere dei politici sia di “non dimenticare che esistono per servire il popolo e promuovere rispetto e ascolto reciproci, orientati alla coesistenza”.

Le polarizzazioni di oggi

La vittoria di Lee Jae-myung ha segnato il ritorno dei progressisti alla massima carica dello Stato e con il suo Partito democratico che controlla l'Assemblea nazionale. La sua presidenza ha mostrato di essere politicamente solida, contribuendo a ridare fiducia alle parti sociali e economiche dopo la lunga vertenza che ha coinvolto il predecessore, Yoon Suk-yeol (battezzato come cattolico, ma non praticante) costretto alle dimissioni per avere imposto il 3 dicembre 2024 la legge marziale in base a quelle che aveva indicato come “azioni ostili” dell’opposizione politica. Ne nacque un periodo di tensioni in Parlamento, di confronto anche aspro nelle piazze, tra gli oppositori e una parte non indifferente della popolazione che ha creduto nel suo operato. Almeno fino alla rimozione dall’incarico da parte della Corte costituzionale e la successiva condanna all’ergastolo per insurrezione.

Questi eventi hanno infilato il Paese nella peggiore crisi politica dagli anni Ottanta, dividendo quanto mai l’opinione pubblica. Se dunque la Corea del Sud da una parte sembra svettare nel panorama asiatico tra le democrazie compiute, dall’altra è ancora in cerca di un solido consenso, una condivisione che superi interessi di parte o ideologici per soddisfare richieste diffuse, prendere decisioni cruciali e evitare nuove fratture sociali. Sul tavolo sono anzitutto una diversa politica dei redditi, il sostegno per i giovani, il rilancio della fertilità che è la più bassa al mondo. Urgente è anche la tutela della popolazione anziana, che spesso vive in condizioni di disagio e perfino in povertà per le carenze del welfare e il venire meno dei rapporti familiari della tradizione confuciana.


QUESTO ARTICOLO FA PARTE DI "DESTINAZIONE SEOUL", LA RUBRICA SETTIMANALE DI ASIANEWS VERSO LA GMG2027

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