Taipei: la sfida per il nuovo sindaco (e il Kuomintang)

Alcuni sondaggi danno in difficoltà il primo cittadino uscente Chiang Wan-an, considerato a lungo l'astro nascente del partito più vicino a Pechino. Contro di lui al voto del 29 novembre corre Puma Shen, uno dei politici più intransigenti con la Repubblica popolare. Un testa a testa che avrà ripercussioni non solo amministrative.

di Andrea Ferrario

 

Milano (AsiaNews) - Il 28 novembre gli elettori di Taiwan saranno chiamati a scegliere i titolari di oltre 11.000 cariche locali, dai sindaci delle sei grandi città (Taipei, Nuova Taipei, Taoyuan, Taichung, Tainan e Kaohsiung) fino ai capi villaggio, in una consultazione che sarà anche un banco di prova in vista delle presidenziali del gennaio 2028. La sorpresa della campagna elettorale è Taipei, tradizionale roccaforte del Kuomintang (KMT), il partito erede della dittatura che ha governato l'isola fino alla fine degli anni Ottanta. Alle precedenti elezioni del 2022 l'attuale sindaco Chiang Wan-an, esponente del KMT, aveva vinto con largo margine. Quarantasette anni, Chiang appartiene alla nuova generazione di dirigenti del partito, dai quali si distingue per le posizioni più liberali sui diritti civili, a cominciare dal matrimonio fra persone dello stesso sesso. I frequenti viaggi internazionali compiuti da sindaco sono stati interpretati come parte della preparazione di una futura candidatura alla guida del Paese, tanto che fino all'estate Chiang era considerato uno dei più probabili candidati del KMT alle elezioni del 2028.

 La "corrente oceanica"

A contendergli la carica è Puma Shen (nome anagrafico Shen Po-yang), 44 anni, criminologo formatosi all'Università della California e studioso delle campagne di propaganda condotte da Pechino contro l'isola. Fondatore di Doublethink Lab, il più noto centro taiwanese di ricerca sulla disinformazione, e della Kuma Academy, che prepara i civili ad affrontare un'eventuale invasione o una catastrofe, Shen è entrato in parlamento nel 2024. Quando il DPP, al governo a livello nazionale, lo ha scelto come candidato a maggio, molti hanno pensato che il partito volesse soltanto schierare un esponente di secondo piano in una città dove aveva poche possibilità di vittoria, anche perché un sondaggio condotto in quei giorni attribuiva a Chiang il 52,9% delle preferenze, contro il 29,7% di Shen. A metà settembre, però, un'altra rilevazione dava i due candidati quasi alla pari, mentre il 20 ottobre un ulteriore sondaggio ha registrato un vantaggio di 17 punti per Shen.

Il candidato ha suscitato un'ondata di entusiasmo che a Taiwan chiamano "corrente oceanica", yangliu, con un gioco di parole sull'ultimo carattere del suo nome, che significa oceano. Shen è noto per essere uno dei politici taiwanesi più intransigenti nei confronti di Pechino, ma in questa campagna elettorale si sta concentrando quasi esclusivamente sui problemi pratici di Taipei, parlando pochissimo della Cina. Ha inoltre accettato di farsi intervistare da conduttori vicini al KMT, ottenendo milioni di visualizzazioni in rete contro le poche decine di migliaia raccolte da quella concessa da Chiang. L'ondata di sostegno a Shen sembra trovare origine tra le altre cose anche dal desiderio di rivincita dei gruppi civici che nel 2025 avevano promosso una campagna per revocare in massa il mandato ai parlamentari del KMT. Shen era stato tra i protagonisti di tale iniziativa, conclusasi con un totale insuccesso.

Parecchie voci, però, dubitano dell'attendibilità dei sondaggi. Lo studioso Liu Chin-tsai ha intervistato in forma anonima per il sito taiwanese The News Lens decine di esperti del Paese e della Cina, la maggioranza dei quali considera la "corrente oceanica" un fenomeno ingigantito, il cui richiamo non riesce a superare lo zoccolo duro del DPP. D'altronde, già durante la campagna per la revoca i sondaggi si erano rivelati di gran lunga troppo ottimistici. Va osservato, inoltre, che a favore di Chiang gioca il sostegno del Partito Popolare di Taiwan, che ha rinunciato a presentare un proprio candidato e il cui elettorato è ostile al DPP. Secondo gli esperti interpellati da Liu, l'effetto più concreto della "corrente oceanica" riguarda quindi gli equilibri della campagna elettorale. Chiang è costretto a concentrarsi su Taipei, trascurando il sostegno ai candidati del suo partito nel resto dell'isola, mentre l'entusiasmo per Shen si estende alle città vicine, a cominciare da Nuova Taipei, un'altra roccaforte del KMT.

Le divisioni nel Kuomintang

Il KMT si presenta alle elezioni profondamente diviso. Cheng Li-wun, eletta alla guida del partito alla fine del 2025, ha incontrato Xi Jinping a Pechino in aprile e sostiene senza concessioni il principio di "una sola Cina", ma a giugno solo il 26,7% degli intervistati in un sondaggio dichiarava di avere fiducia in lei. Le fratture interne al partito sono testimoniate anche dal fatto che molti importanti candidati hanno evitato di apparire pubblicamente al suo fianco, mentre in occasione di un evento elettorale, la sindaca di Taichung e quello uscente di Nuova Taipei se ne sono andati prima che Cheng arrivasse.

Il KMT sembra essere diviso fra "due centri di gravità", uno attorno a Cheng Li-wun e l'altro a Lu Shiow-yen, sindaca di Taichung, che fino a poco tempo fa era considerata la favorita per la candidatura alla guida del Paese. Washington segue con attenzione queste divisioni e, secondo il Taipei Times, nei colloqui riservati con gli americani diversi esponenti del KMT affermano che il problema è Cheng Li-wun, mentre il resto del partito, al contrario di lei, avrebbe posizioni favorevoli agli Stati Uniti e al rafforzamento della difesa. Raymond Greene, il rappresentante americano a Taipei, quest'anno si è recato almeno tre volte a Taichung per incontrare Lu. Secondo un analista di Washington, Pechino ha investito molto su Cheng e Xi Jinping avrebbe legato a un suo successo anche il proprio prestigio personale.

Per conquistare l'elettorato conservatore, il KMT punta anche sul tema della sicurezza. Hung Mong-kai, vicepresidente del gruppo parlamentare, propone di introdurre in aggiunta ad alcune condanne alla reclusione anche la fustigazione. Il riferimento è Singapore, dove le pene corporali sono ancora in vigore. "La componente conservatrice dell'elettorato taiwanese tende a considerare Singapore un modello ideale", ha spiegato a Le Monde il sociologo Yen-Tung Lin dell'Università nazionale di Taiwan, secondo il quale tale proposta fa presa tra i nostalgici della dittatura.

Le manovre verso le elezioni presidenziali del 2028

Intanto il Partito popolare, la terza forza politica nata nel 2019 per iniziativa dell'allora sindaco di Taipei, Ko Wen-je, rischia di dissolversi. Alle elezioni del 2024 aveva conquistato otto seggi, determinanti per consentire al KMT di disporre di una maggioranza parlamentare, ma quest'anno Ko è stato condannato in primo grado a 17 anni di carcere per corruzione e non può candidarsi. Il suo successore alla guida del partito, Huang Kuo-chang, è accusato di essere troppo servile nei confronti del KMT e ha rinunciato a presentarsi alle elezioni per Nuova Taipei. A Zhubei, città satellite del parco scientifico di Hsinchu in cui nel 2024 Ko aveva ottenuto il 38% dei voti, i due partiti non sono riusciti a trovare un accordo e hanno sospeso la collaborazione elettorale nell'intera contea.

Il presidente Lai Ching-te da parte sua ha scelto una linea prudente. Nel discorso pronunciato il 10 ottobre per la festa nazionale non ha avanzato nuove proposte né attaccato il KMT, sebbene poco prima il presidente del parlamento Han Kuo-yu lo avesse accusato di comportarsi da dittatore. Secondo Brian Hioe, del sito taiwanese New Bloom, Lai vuole evitare di ripetere l'errore del 2025, quando la campagna per la revoca dei parlamentari del KMT ha finito per essere identificata con lui e il suo fallimento ne ha intaccato la popolarità.

Anche Pechino osserva con attenzione la sfida per Taipei. Chiang Wan-an è tra gli esponenti del KMT che hanno incontrato più spesso funzionari del Partito comunista cinese, in alcune occasioni anche a ridosso delle esercitazioni militari condotte da Pechino attorno all'isola, che non ha mai condannato. Ha sempre difeso il dialogo con la Cina, mentre Shen è da tempo nel mirino delle autorità di Pechino, che lo accusano di secessionismo e hanno adottato nei suoi confronti diverse misure intimidatorie. Gli attacchi cinesi contro Shen sembrano però avere avuto l'effetto involontario di rafforzarne la posizione politica.

È importante tenere presente che le elezioni locali taiwanesi rispondono a logiche proprie, che non coincidono necessariamente con quelle della politica nazionale. Taichung e Nuova Taipei hanno eletto sindaci del KMT nelle ultime due tornate amministrative, ma nel 2024 hanno votato in maggioranza per l'attuale presidente Lai Ching-te. Durante gli anni di Tsai Ing-wen alla guida del Paese, inoltre, il DPP ha perso due volte le elezioni locali per poi vincere quelle presidenziali. In termini di politica nazionale, il voto del 28 novembre servirà soprattutto a stabilire chi potrà ancora aspirare alla candidatura del 2028. Una sconfitta a Taipei chiuderebbe quasi certamente a Chiang la strada verso la presidenza, privando Pechino di uno dei suoi interlocutori preferiti. Un risultato complessivamente negativo per il KMT darebbe invece forza agli avversari interni di Cheng, che potrebbero chiederne le dimissioni, e favorirebbe Lu e l'ala del partito sulla quale Washington conta per la stabilità del Paese.


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