Assisi (AsiaNews) - Si è aperto ieri ad Assisi, in Italia, l'Incontro internazionale "Pace disarmata e disarmante" promosso dalla Comunità di Sant'Egidio con leader religiosi da tutto il mondo per celebrare i 40 anni della storica primo incontro delle religioni del mondo per pregare per la pace che si tenne qui per volontà di san Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986. Nella città di san Francesco oggi e domani si tengono decine di Forum su temi legati alla pace e al contributo delle fedi al dialogo all'interno del mondo di oggi, che precedono l'appuntamento di domani pomeriggio che - come 40 anni fa - vedrà ogni tradizione religiosa pregare secondo il proprio rito in luoghi separati, prima di riunirsi per un gesto simbolico comune.
All'incontro sono presenti anche tante personalità religiose provenienti dall'Asia, che stanno portando la loro testimonianza. Pubblichiamo qui sotto l'intervento tenuto ieri pomeriggio durante la cerimonia inaugurale dal ven. Sugitani Gijun, Sommo sacerdote del Buddhismo Tendai in Giappone, che ha parlato su come lo "spirito di Assisi" abbia dato vita a esperienze significative anche in Oriente in questi anni.
È con profonda emozione che prendo la parola dinanzi a questa assemblea nel quarantesimo anniversario dell’Incontro per la Pace tenutosi il 27 ottobre 1986, qui ad Assisi, su invito di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II e con la partecipazione sincera di tanti rappresentanti di diverse religioni provenienti da tutto il mondo.
“L’Incontro per la pace ad Assisi” fu un evento per la pace in un momento in cui le minacce più gravi poste dalla Guerra fredda sembravano nuovamente incombere sul mondo. Fu un momento di riconciliazione tra religioni le cui storie erano state, per così tanto tempo, segnate da distanza, incomprensioni e conflitti. Inoltre, trasmise un messaggio potente: che persone di diverse tradizioni religiose desideravano chiarire a tutti che la vera religione non si oppone mai all’umanità, ma è sempre dalla sua parte.
Infatti, come ha osservato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in occasione dell’incontro del 2018 a Bologna, le religioni sono soprattutto “fonti di speranza” - qualcosa di cui oggi abbiamo tutti grande bisogno.
Dal 1986 ha preso forma uno straordinario movimento per la pace, che continua ancora oggi. Quarant’anni fa, lo Spirito di Assisi ha cominciato a soffiare con grande forza, non solo in Occidente ma anche in Oriente. La coraggiosa iniziativa di papa Giovanni Paolo II ha trovato una profonda risonanza tra molti leader religiosi in tutta l’Asia. Dal Giappone giunse il ven. Etai Yamada, Sommo sacerdote del buddismo Tendai. Al suo ritorno in Giappone, il ven. Yamada parlò della profonda impressione che aveva suscitato in lui l’Incontro di preghiera per la pace ad Assisi, e ebbe un’intuizione di straordinaria lungimiranza: portare quello “Spirito di Assisi per la pace” in Giappone e far sì che si diffondesse anche da lì.
Dal 1987, la tradizione buddista Tendai organizza ogni anno, il 4 agosto, sul sacro Monte Hiei, l’”Incontro per la pace nel mondo attraverso la preghiera”, invitando i leader religiosi di tutto il Giappone a riunirsi in preghiera per la pace. A questi incontri hanno spesso preso parte rappresentanti religiosi provenienti da molte parti del mondo, e anche i rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio vi hanno partecipato in numerose occasioni. Non direi che, nel corso di questi quarant’anni, gli incontri organizzati da Sant’Egidio in Europa e quelli tenutisi sul Monte Hiei abbiano seguito due percorsi paralleli, perché in realtà ci sono stati molti punti di contatto tra loro, e i loro percorsi si sono spesso incrociati e intrecciati. Molti amici hanno preso parte a entrambe le iniziative. Tra questi, vorrei ricordare in particolare una persona: Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, metropolita siro-ortodosso di Aleppo, che ha preso parte a diversi incontri sia sul Monte Hiei che con la Comunità di Sant’Egidio. È scomparso, molto probabilmente dopo essere stato rapito, insieme al vescovo greco-ortodosso Boulos Yazigi il 22 aprile 2013. Da allora non abbiamo più avuto notizie di nessuno dei due.
Ricordo che Mar Gregorios era ben consapevole dei pericoli che lo circondavano. Eppure, fino all’ultimo, è rimasto un grande testimone della pace. Oggi è diventato per noi quasi un simbolo di quel popolo di pace a cui tutti noi apparteniamo e che, nel corso degli anni, è cresciuto sempre di più.
Il ven. Etai Yamada, che ha portato lo Spirito di Assisi in Giappone e ha promosso lo spirito del Monte Hiei, ricordava vividamente la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale, compresi i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Ovunque andasse, rendeva una potente testimonianza di pace. Lo fece a Varsavia nel 1989, in occasione di uno degli incontri organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio in memoria del raduno di Assisi. Davanti a migliaia di polacchi, che portavano ancora con sé il ricordo delle sofferenze causate dalla Seconda Guerra Mondiale, ha lanciato un potente messaggio di pace dal Giappone che li ha profondamente commossi.
Il ven. Yamada era convinto che la globalizzazione, i cui effetti sulla politica e sull’economia erano già chiaramente visibili, richiedesse anche alle religioni di sviluppare relazioni più strette se volevano continuare a svolgere un ruolo nel mondo contemporaneo - un mondo che spesso rifiuta la saggezza, la spiritualità e la fraternità, pur avendo in realtà un profondo bisogno di tutte e tre.
Oggi, quel potente movimento verso la globalizzazione politica ed economica sembra aver perso gran parte del suo slancio, mentre in tutto il mondo soffiano venti forti nella direzione del conflitto e della guerra. Eppure, lo Spirito di Assisi e lo spirito del Monte Hiei continuano a soffiare nella direzione della pace. E abbiamo bisogno di questi spiriti ora più che mai.
Il nostro raduno qui oggi, quarant’anni dopo, per commemorare l’Incontro di preghiera per la pace del 1986 non era affatto scontato. Quell’evento avrebbe potuto passare senza conseguenze. Il nostro cammino condiviso avrebbe potuto terminare in qualsiasi momento. La rete di impegno comune e di amicizia fraterna che ci unisce avrebbe potuto dissolversi. Eppure ciò non è accaduto. E il nostro ritrovarci ancora una volta qui ad Assisi ci dà la forza di proseguire su questa strada con rinnovato impegno - in Oriente come in Occidente.
Oggi la globalizzazione economica e politica può sembrare aver perso lo slancio apparentemente inarrestabile che mostrava alla fine del secolo scorso, ma noi continuiamo a credere in una “globalizzazione della pace”: nella possibilità di riunire i tanti gesti di pace, grandi e piccoli, che vengono compiuti ogni giorno in tutto il mondo.
Questa convinzione che sia possibile è nata ad Assisi quarant’anni fa, e ritrovarla qui oggi, dopo tutti questi anni, è una gioia che va oltre ogni mia aspettativa.
Vorrei concludere rivolgendo un invito speciale alle giovani generazioni affinché si uniscano a noi in questo cammino, ne raccolgano l’eredità e, insieme, costruiscano un futuro di pace per il nostro mondo.










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