Ricordavano Tiananmen: Lee e Chow condannati per sovversione

A Hong Kong la sentenza del processo all'ex sindacalista e all'avvocata per i diritti umani. Rischiano fino a 10 anni di carcere ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale. Amnesty: prigionieri di coscienza

Hong Kong (AsiaNews) – Il sindacalista Lee Cheuk-yan e l’avvocatessa Chow Hang-tung, storici attivisti democratici alla guida del gruppo che a Hong Kong ogni 4 giugno promuovevano le commemorazioni del massacro di piazza Tiananmen, sono stati riconosciuti oggi colpevoli di incitamento alla sovversione in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nell’ex colonia britannica tornata sotto la sovranità della Cina nel 1997. La sentenza è stata pronunciata da tre giudici designati per i procedimenti di sicurezza nazionale presso il tribunale di West Kowloon nel più importante processo dopo quello che nel dicembre scorso ha condannato a vent’anni di carcere l’imprenditore cattolico Jimmy Lai, editore del quotidiano pro-democrazia Apple Daily.

Lee Cheuk-yan (69 anni) e Chow Hang-tung (41 anni) sono detenuti dal settembre 2021 e ora rischiano fino a dieci anni di carcere ai sensi della famigerata legge sulla sicurezza nazionale. Come prevede la forma del sistema giudiziario di Hong Kong la pena verrà comunicata dopo l’udienza di mitigazione, che è già stata fissata per il 28 agosto. Insieme alla loro verrà esaminata anche la posizione dell'ex deputato Albert Ho, anche lui alla sbarra per le veglie in memoria di Tiananmen, che adottando una diversa strategia processuale si era dichiarato colpevole all'inizio del processo, puntando così a una riduzione della pena.

La veglie a Victoria Park

Le proteste a favore della democrazia del 1989 in piazza Tiananmen, a Pechino, rappresentarono una delle più grandi sfide al potere del Partito Comunista cinese. Il governo inviò carri armati nel centro della capitale e le truppe aprirono il fuoco contro le manifestazioni guidate dagli studenti, in una repressione sanguinosa che provocò centinaia, forse migliaia, di morti.

L’evento divenne immediatamente un tabù ufficiale nella Cina continentale. A Hong Kong, invece, l’Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China organizzava ogni anno a Victoria Park delle veglie per mantenere vivo il ricordo delle vittime. Le autorità vietarono queste commemorazioni pubbliche nel 2020 durante la pandemia, citando inizialmente motivi di salute pubblica. Poche settimane dopo, Pechino impose a Hong Kong la legge sulla sicurezza nazionale, poi utilizzata per perseguire Lee, ex presidente dell’alleanza, e Chow, ex vicepresidente.

Le motivazioni della sentenza

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno affermato che Lee, Ho e Chow erano “da sempre ostili al Partito comunista cinese (PCC) e al governo centrale sotto la sua guida” e che avevano mantenuto una posizione di resistenza senza accettare compromessi. Dopo l'entrata in vigore della legge sulla sicurezza, i tre si sarebbero “rifiutati di tirarsi indietro” continuando a sostenere la linea politica dell'Alliance.

La corte ha riconosciuto che l'organizzazione non aveva mai indicato metodi concreti né una tempistica per porre fine al sistema monopartitico e che non aveva sostenuto la violenza. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che la riproposizione di quell'obiettivo fosse sufficiente a costituire un reato. Secondo la sentenza, i riferimenti dell'Alliance alle proteste di Hong Kong del 2019 e al movimento di Tiananmen avrebbero contribuito ad alimentare “l'ostilità dei cittadini di Hong Kong nei confronti del PCC”, minando la fiducia nell'autorità centrale.

La procura aveva inoltre sostenuto che la richiesta di porre fine al dominio monopartitico fosse incompatibile con la Costituzione cinese, dopo l'emendamento del 2018 che definisce la leadership del PCC come elemento fondamentale del sistema socialista cinese.

Chow Hang-tung, avvocata e attivista, ha scelto di difendersi personalmente durante il processo. Nella sua arringa finale ha difeso con forza il significato delle attività dell'Alliance, affermando che ciò che la corte era chiamata a vietare e punire rappresentava invece ciò che “la società e la legge dovrebbero incoraggiare”. Secondo Chow, si trattava dei “valori fondamentali di Hong Kong” e degli ideali costruiti attraverso generazioni. Anche l'avvocato di Lee, Erik Shum, aveva chiesto alla corte di non limitarsi a un riconoscimento formale dei diritti umani, sottolineando che il processo riguardava direttamente la libertà di espressione.

Amnesty; "Prigionieri di coscienza"

Fuori dal tribunale, la giornata è stata caratterizzata da una forte presenza della polizia. Alcuni sostenitori hanno abbracciato i familiari degli imputati e mostrato gesti di solidarietà. La madre di Chow, dopo la sentenza, ha espresso la speranza che “l'ambiente diventi sano e che fioriscano fiori di colori diversi”.

Amnesty International ha criticato duramente la condanna di Chow e Lee. Secondo il portavoce Fernando Cheung, la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong viene utilizzata per punire chi ricorda pacificamente la repressione del 1989. Amnesty sottolinea che Hong Kong era l’unico luogo in territorio cinese dove si potevano organizzare grandi commemorazioni pubbliche di Tiananmen e considera la sentenza un ulteriore passo verso la cancellazione di quella memoria. L’organizzazione definisce i due “prigionieri di coscienza”, chiede l’annullamento delle condanne e la loro liberazione immediata e incondizionata.

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