Hong Kong (AsiaNews) - Sette anni e tre mesi di carcere all’avvocatessa Chow Hang-tung, sette anni al sindacalista Lee Cheuk-yan, e cinque anni due mesi all’ex deputato Albert Ho, l’unico dei tre ad aver seguito la strategia processuale dell’ammissione di colpevolezza. Sono le pene inflitte oggi ai tre leader dell’Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China, il movimento che fino al 2019 nell’ex colonia britannica promuoveva il 4 giugno le veglie in memoria del massacro degli studenti avvenuto in questo giorno del 1989 in piazza Tiananmen a Pechino.
La sentenza è stata pronunciata questa mattina dai giudici designati per i “casi di sicurezza nazionale”, presso il tribunale di West Kowloon. Anche la Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China - l’organizzazione un tempo guidata dai tre attivisti e disciolta dopo l’entrata in vigore nel 2020 della draconiana Legge sulla sicurezza nazionale - è stata condannata a una multa di 1,5 milioni di dollari di Hong Kong (circa 165mila euro ndr), da pagare entro tre mesi.
Le condanne riguardano il reato di “incitamento alla sovversione”. Chow (41 anni) e Lee (69 anni) sono detenuti già da circa cinque anni, mentre Ho (74 anni) ha trascorso in carcere preventivo circa tre anni e mezzo.
La repressione di Tiananmen avvenne il 4 giugno 1989, quando l’esercito cinese intervenne contro le proteste a guida studentesca nella capitale. Il numero esatto delle vittime non è mai stato chiarito, ma si stima che siano morte migliaia di persone.
Per decenni l’Alliance aveva organizzato una grande veglia con le fiaccole a Victoria Park per commemorare le vittime. Le manifestazioni furono vietate nel 2020, ufficialmente per motivi legati alle restrizioni sanitarie durante la pandemia, e nuovamente l’anno successivo. L’organizzazione votò quindi per sciogliersi nel settembre 2021.
Nel motivare le condanne, i giudici hanno riconosciuto che il caso “non coinvolgeva violenza né la minaccia di violenza” e che gli imputati non avevano presentato “alcun mezzo specifico di attuazione o calendario” per porre fine al sistema monopartitico nella Cina continentale. Eppure il tribunale ha comunque stabilito che il reato fosse “di natura grave”, collocando i tre imputati nella fascia sanzionatoria più severa prevista dalla legge sulla sicurezza nazionale che per questo reato prevede pene fino a 10 anni.
I giudici sostengono di non aver applicato la legge con effetto retroattivo, attribuendo le condanne alle prese di posizione pro-democrazia avvenute dopo la sua entrata in vigore. Con una evidente forzatura, però, per poter inasprire la pena di quelle che erano semplici opinioni espresse sui social network, hanno ritenuto rilevante il contesto sociale più ampio “come parte del quadro complessivo del caso”. E tra gli elementi considerati figurano la diffusione pubblica del programma dell’Alliance, le attività organizzate, le veglie in memoria di Tiananmen e la presenza dell’organizzazione sui social network. I giudici hanno sottolineato inoltre che le attività degli imputati erano durate fino a 14 mesi e che essi disponevano di una certa capacità di mobilitazione e influenza nella città. “Nonostante la convinzione che la loro agenda potesse violare la Costituzione e la legge sulla sicurezza nazionale, hanno ostinatamente proseguito nella loro condotta”, scrivono i giudici sostenendo che sarebbe stata “premeditata”.
Durante l’udienza di mitigazione dello scorso mese Chow Hang-tung aveva affermato che la condanna in base alla legge sulla sicurezza nazionale equivaleva a sostenere che “perseguire la democrazia è un crimine”. E in un testo scritto che non le è stato permesso di leggere aveva spiegato di non provare né senso di colpa né rimorso e di voler “rimanere fermamente fedele alle proprie convinzioni”. Ieri con un nuovo post fatto pubblicare su Patreon l'avvocatessa aveva reso noto che - come "prova del processo" - i giudici hanno sequestrato anche tutti i libri e l'archivio di documenti sul massacro di piazza Tiananmen dell'Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China.
I legali di Lee e Ho avevano chiesto di applicare la fascia sanzionatoria più bassa, sottolineando l’assenza di violenza, di un piano operativo concreto e di una tempistica per realizzare gli obiettivi contestati.




















