Hong Kong (AsiaNews) - La Corte d’Appello di Hong Kong ha respinto oggi il ricorso presentato dal card. Joseph Zen, dall’avvocata ed ex deputata Margaret Ng, dall’ex parlamentare Cyd Ho, dal docente Hui Po-keung e dalla cantante e attivista Denise Ho, già fiduciari del disciolto 612 Humanitarian Relief Fund, fondo creato nel 2019 per fornire assistenza ai manifestanti coinvolti nelle proteste che portarono in piazza migliaia di persone contro la legge sull’estradizione. Il verdetto di oggi va ad aggiungersi agli altri che in questi giorni hanno coinvolto figure importanti del fronte pro-democrazia come Joshua Wong, Lee Cheuk-yan e Chow Hang-tung.
Come si ricorderà nel maggio 2022 il card. Zen e gli altri quattro imputati erano stati addirittura arrestati per qualche ora con l’accusa di collusione con forze straniere. L’eco immediata della notizia aveva portato le autorità di Hong Kong a liberarli rapidamente e a far cadere quest’accusa. Ma i cinque nel novembre 2022 erano comunque andati a processo presso il tribunale di West Kowloon per non aver registrato il fondo come associazione ai sensi della Societies Ordinance, la normativa che disciplina le organizzazioni e associazioni nella città. Ognuno era stato condannato a una multa di circa 4.000 dollari di Hong Kong (meno di 500 euro).
Fondato nel giugno 2019, il 612 Humanitarian Relief Fund offriva sostegno finanziario a manifestanti arrestati o feriti durante il movimento di protesta contro il progetto di legge sulla possibilità di estradare detenuti da Hong Kong in Cina. Iniziate nel giugno 2019, le proteste - inizialmente legate a questo singolo provvedimento poi ritirato - si trasformarono in un più ampio movimento pro-democrazia, segnato anche da scontri e accuse contro la condotta della polizia. I manifestanti chiedevano, tra l’altro, un’inchiesta indipendente sull’operato delle forze dell’ordine, l’amnistia per gli arrestati e la revoca della definizione delle proteste come “rivolte”.
La Societies Ordinance prevede che una società debba essere registrata, o debba richiedere un’esenzione, entro un mese dalla sua costituzione. Il procedimento contro i fiduciari del 612 Fund rappresenta la prima incriminazione in assoluto per questo tipo di violazione della normativa a Hong Kong.
Alla condanna in primo grado il card. Zen - che proprio per la stima di cui godeva nella società civile di Hong Kong era stato scelto dai promotori tra i garanti - insieme agli altri quattro imputati aveva presentato appello, contestando l’errata connotazione della natura giuridica del fondo. I cinque sostenevano che il 612 Fund fosse stato costituito come un trust, e non come una società o associazione, e che la decisione del tribunale di primo grado potesse avere conseguenze molto più ampie sulla libertà di associazione a Hong Kong. Considerare come “società” praticamente ogni gruppo di persone che si riunisce per svolgere un’attività avrebbe imposto obblighi di registrazione potenzialmente molto estesi.
Tre giudici della Corte d’Appello hanno però oggi confermato la decisione del tribunale inferiore, stabilendo che il 612 Fund doveva essere considerato una società ai sensi della legge e che, pertanto, avrebbe dovuto chiedere la registrazione oppure ottenere un’esenzione. Nella sentenza, il giudice capo Jeremy Poon ha scritto che i cinque avevano inteso utilizzare il fondo come uno strumento per raccogliere e impiegare donazioni pubbliche a sostegno delle proteste del 2019. “Il Fondo era qualcosa di più di ‘una semplice somma di denaro detenuta dagli appellanti in trust’”, ha affermato la Corte. Aggiungendo che i cinque avevano amministrato e gestito le attività del fondo “come un comitato di gestione o un organo direttivo”.
Margaret Ng ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Court of Final Appeal, la massima corte di Hong Kong. Parlando ai giornalisti dopo aver brevemente incontrato i loro avvocati, Ng ha sottolineato che la questione va oltre il destino del singolo fondo. “Se ogni volta che un gruppo di persone si riunisce per fare qualcosa questo diventa una società che deve chiedere alla polizia la registrazione o un’esenzione, questo avrà un enorme impatto sulla società civile di Hong Kong”.
Foto: Hong Kong Free Press




















