Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Nella messa della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, Francesco esorta a “farsi prendere per mano” da Maria. “Un mondo che guarda al futuro senza sguardo materno è miope. Aumenterà pure i profitti, ma non saprà più vedere negli uomini dei figli. Ci saranno guadagni, ma non saranno per tutti. Abiteremo la stessa casa, ma non da fratelli. La famiglia umana si fonda sulle madri”.
“Dio è «nato da donna» perché noi potessimo ricevere la pienezza della nostra umanità, «l’adozione a figli». Dal suo abbassamento siamo stati risollevati. Dalla sua piccolezza è venuta la nostra grandezza. Dalla sua fragilità, la nostra forza. Dal suo farsi servo, la nostra libertà”.
In Iraq, India, Cina si proibisce celebrare il Natale e Capodanno perché “feste straniere”. Il cristianesimo assimilato all’occidente. Ma l’opposizione religiosa ha motivi politici. Anche in occidente. Stati Uniti e Gran Bretagna vogliono difendere i cristiani in Medio oriente, ma provvedono le armi che vanno ai fondamentalisti islamici in Siria. In Italia si denuncia “l’invasione islamica”, ma non si attua nessuna politica a favore delle famiglie e delle nascite. Costruire ponti e lavorare per la convivenza nel rispetto e nella testimonianza reciproci.
All’Angelus, papa Francesco sottolinea “lo stupore e l’angoscia” vissuti da Maria e Giuseppe nella ricerca del loro Figlio. “Stupirsi è il contrario del dare tutto per scontato”. “Dovremmo provare angoscia quando per più di tre giorni ci dimentichiamo di Gesù”. La preghiera per tutte le famiglie del mondo, specie quelle dove “mancano la pace e l’armonia”. Un’Ave Maria per la Repubblica democratica del Congo.
Messaggio di Francesco ai giovani riuniti a Madrid per il 41mo Incontro europeo organizzato dalla Comunità ecumenica di Taizé. “Promuovere una cultura dell’incontro”, accogliendosi “gli uni gli altri nel rispetto delle differenze”.
All’Angelus nella festa del primo martire, Francesco invita “ad accogliere con fede dalle mani del Signore ciò che la vita ci riserva di positivo e anche di negativo”. Il perdono è “la strada da percorrere nelle relazioni interpersonali in famiglia, nei luoghi di scuola e di lavoro, in parrocchia e nelle diverse comunità”. Il grazie per i “tanti messaggi augurali da Roma e da altre parti del mondo” e delle preghiere per il papa.
Nel messaggio natalizio di Francesco, israeliani e palestinesi, coreani del nord e del sud, siriani e yemeniti, venezuelani, ucraini e nicaraguensi e coloro che sono privati della libertà religiosa. “Il messaggio universale del Natale”, portato dal Bambino è che “Dio è Padre buono e noi siamo tutti fratelli”.
Nella messa della notte di Natale, Francesco ammonisce che “l’uomo è diventato avido e vorace. Avere, riempirsi di cose pare a tanti il senso della vita. Un’insaziabile ingordigia attraversa la storia umana, fino ai paradossi di oggi, quando pochi banchettano lautamente e troppi non hanno pane per vivere”.
Il disastro avvenuto fra Java e Sumatra. “Solidarietà e il sostegno della Comunità Internazionale”. “Il Vangelo della visita di Maria ad Elisabetta ci prepara a vivere bene il Natale, comunicandoci il dinamismo della fede e della carità”. “Vivere un Natale estroverso, ma non disperso: al centro non ci sia il nostro ‘io’, ma il Tu di Gesù e il tu dei fratelli”. Un pensiero per “tutti coloro che sono lontani dalla loro famiglia e dalla loro terra”.
Nell’incontro con la Curia per gli auguri di Natale, Francesco ha ripercorso l’anno passato, “tra successi e difficoltà, esterne e interne”. Di fronte agli abusi “la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti”. Le gioie per i nuovi beati e anche per i tanti consacrati che “vivono quotidianamente la loro vocazione in fedeltà, silenzio, santità e abnegazione”.
Il comunicato sul settimo incontro del Gruppo di lavoro congiunto parla di “sviluppi positivi” nelle relazioni. Per quanto invece riguarda la vita della Chiesa cattolica si fa riferimento alla frase di papa Francesco “un buon cattolico è anche un buon cittadino”.
E’, ha sottolineato Francesco, un passo del Vangelo “difficile da predicare”, in cui il “Dio delle sorprese” muta il destino dell’uomo. “È una situazione convulsa, tutto cambia, la storia si capovolge”.
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