Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
In occasione della solennità degli apostoli Pietro e Paolo, papa Francesco benedice i palli per gli arcivescovi metropoliti nominati lungo l’anno (fra i quali vi sono tre asiatici). La preghiera alla tomba di Pietro con il delegato del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. “Siamo stati risuscitati, curati, rinnovati, colmati di speranza dall’unzione del Santo”. “Alla maniera di Pietro”, siamo “tentati da quei ‘sussurri’ del maligno” che sono “pietra d’inciampo per la missione”. No a “trionfalismi vuoti”. “Continua ad abitare in milioni di volti la domanda: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»”. All'Angelus i saluti ai pellegrini giunti dalla Cina e dal Pakistan.
Celebrando il Concistoro ordinario pubblico, Francesco ha detto che “Gesù ci insegna che la conversione, la trasformazione del cuore e la riforma della Chiesa è e sarà sempre in chiave missionaria, perché presuppone che si cessi di vedere e curare i propri interessi per guardare e curare gli interessi del Padre”. Tre dei nuovi porporati sono asiatici e con loro gli “elettori” asiatici sono 17.
Francesco ha incontrato la delegazione del Patriarcato ecumenico, a Roma per la festa dei santi Pietro e Paolo. La convergenza di visioni “con il mio amato fratello Bartolomeo si traduce in un concreto lavoro comune”. Numerosi, infatti, i campi di collaborazione contro le moderne schiavitù, ad esempio, o per la difesa del creato e la ricerca della pace.
Continuando a illustrare i Dieci comandamenti, Francesco ha sottolineato come nelle parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» c’è il fatto che “L’amore di Dio precede la legge e le dà senso”.
“Nel corso dei cordiali colloqui – informa un comunicato vaticano - sono stati sottolineati i buoni rapporti bilaterali esistenti tra la Santa Sede e la Francia, ed è stato rilevato, con particolare riferimento all’impegno della Chiesa, il contributo delle religioni alla promozione del bene comune”.
““Quando consegniamo i bambini alla privazione, i poveri alla fame, i perseguitati alla guerra, i vecchi all’abbandono, non facciamo noi stessi, invece, il lavoro ‘sporco’ della morte? Da dove viene, infatti, il lavoro sporco della morte? Viene dal peccato”. Pensare alla bioetica, non “a partire dalla malattia e dalla morte”, ma “dalla profonda convinzione dell’irrevocabile dignità della persona umana”.
Nei social papa Francesco viene bollato come “un politico”, come uno “strumento del soft power” cinese contro gli Stati Uniti, uno le cui mosse distruggono la Chiesa e la missione in Cina. Ma vi sono apprezzamenti per il suo continuare a tenere aperta la porta del dialogo, e per la sua stima verso la cultura cinese. Il Partito comunista cinese ribadisce che le religioni devono essere “indipendenti” e non devono subire alcuna influenza “dall’estero”. Il portavoce del ministero degli esteri ridice – come da anni – la “sincerità” con cui la Cina dialoga col Vaticano. La preghiera del card. Zen per papa Francesco.
All’Angelus, papa Francesco sottolinea che “la vita di una persona è dono di Dio”, anche se oggi “si è portati a pianificare ogni cosa, perfino le caratteristiche dei figli”. Ogni famiglia “un santuario della vita”. La beatificazione e l’applauso per “la Chiquitunga”, la carmelitana scalza Maria Felicia Guggiari Echeverrìa, beatificata ieri ad Asuncion (Paraguay).
La solidarietà dell’intero mondo cattolico “è venuta incontro alle emergenze delle guerre e delle migrazioni, ma anzitutto ha saputo garantire la vita stessa delle Chiese, le attività pastorali e di evangelizzazione, le opere sociali e assistenziali”. L’identità e vocazione peculiare di Gerusalemme “va preservata al di là delle varie tensioni e dispute”.
Nella messa celebrata per i cattolici svizzeri, ultima tappa del viaggio a Ginevra, Francesco ha preso spunto dal Padre Nostro sottolineando la “fratellanza” insita nell’essere figli dell’unico Padre, l’esortazione alla semplicità insita nella richiesta del “pane”, ossia del necessario per vivere e non del superfluo, e il perdonare, difficile, ma necessario per essere perdonati da Dio.
“Come alle origini l’annuncio segnò la primavera della Chiesa, così l’evangelizzazione segnerà la fioritura di una nuova primavera ecumenica”. Lo ha sostenuto Francesco nel discorso pronunciato durante l’incontro nella Visser‘t Hooft Hall del Centro ecumenico World Council of Churches di Ginevra.
In visita al Centro ecumenico del World Council of Churches, Francesco invita a superare rancori del passato e l’interesse a tutelare la propria comunità. “Le distanze non siano scuse, è possibile già ora camminare secondo lo Spirito: pregare, evangelizzare, servire insieme, questo è possibile e gradito a Dio! Camminare insieme, pregare insieme, lavorare insieme: ecco la nostra strada maestra”.
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