Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
“Tante volte noi vediamo che si preferisce una pastorale di conservazione e non di lasciare che il Regno cresca. Ma, rimaniamo quelli che siamo, piccolini, lì, stiamo sicuri … E il Regno non cresce”. Dentro di noi “c’è una forza che scatena: c’è lo Spirito Santo”, che “ci dà la speranza”. Concretamente questo vuol dire lasciare che “queste forze dello Spirito” “ci aiutino a crescere” verso la pienezza che ci aspetta nella gloria.
“Il grande pastore, il Padre, ci ha insegnato come si fa il buon pastore: si abbassò, si svuotò, svuotò se stesso, si annientò, prese condizione di servo. “‘Ma, e questi altri, quelli che seguono la strada del clericalismo, a chi si avvicinano?’. Si avvicinano sempre o al potere di turno o ai soldi. E sono i cattivi pastori”.
All’Angelus, papa Francesco sottolinea il modo in cui Gesù ha vissuto: “predicando e operando ciò che veramente conta ed è essenziale, cioè l’amore”. “Gesù vuole far capire che senza l’amore per Dio e per il prossimo non c’è vera fedeltà”. “Abbiamo bisogno di ricevere in noi la capacità di amare che proviene da Dio stesso”. In Brasile ieri è stato beatificato Giovanni Schiavo, sacerdote dei Giuseppini del Murialdo.
La protezione delle vittime dei conflitti di fronte alle “testimonianze di crimini atroci, di veri e propri oltraggi alle persone e alla loro dignità, commessi in spregio di ogni considerazione elementare di umanità”. “E’ necessaria una conversione dei cuori, un’apertura a Dio e al prossimo, che spinga le persone a superare l’indifferenza e a vivere la solidarietà, come virtù morale e atteggiamento sociale, dalla quale può scaturire un impegno in favore dell’umanità sofferente”.
Francesco ha avuto 25 minuti di colloquio con gli astronauti che sono nella Iss. “Grazie perché siete rappresentanti di tutta la famiglia umana nel grande progetto di ricerca di questa stazione spaziale”.
“La lotta, che ha portato Gesù contro il diavolo, contro il male non è cosa antica, è cosa molto moderna, è cosa di oggi, di tutti i giorni”, “Cambiare il modo di pensare, cambiare il modo di sentire. Il tuo cuore che era mondano, pagano, diventa adesso cristiano con la forza di Cristo: cambiare, questa è la conversione. E cambiare nel modo di agire: le tue opere devono cambiare”.
E’ “la meta della nostra esistenza”, quella dove “entriamo grazie a Gesù”, che “ci vuole portare là con quel poco o tanto di bene che c’è stato nella nostra vita, perché nulla vada perduto di ciò che Lui aveva già redento. E nella casa del Padre porterà anche tutto ciò che in noi ha ancora bisogno di riscatto: le mancanze e gli sbagli di un’intera vita”. L’ invito alla recita del Rosario.
“Entrare nel mistero di Gesù Cristo è di più, è lasciarsi andare in quell’abisso di misericordia dove non ci sono parole: soltanto l’abbraccio dell’amore. L’amore che lo portò alla morte per noi”.
Il pontefice è atteso a Dhaka dal 30 novembre al 2 dicembre. La speranza è che “l’uomo che giunge da lontano spinga la comunità cristiana ad uscire dalle proprie case e annunciare il Vangelo”. I cristiani bengalesi “siano più missionari tra la gente”.
In Terra Santa “l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti”. Non cercare la “riconciliazione piena” tra cristiani “sarebbe la colpa più grave di oggi”.
Francesco evidenzia la vacuità nel vivere per i beni terreni, dimenticando che nel mondo ci sono “tante calamità, tante ingiustizie”, tanti bambini che soffrono e muoiono di fame. “Pensiamo soltanto a un caso: a 200 mila bambini rohingya nei campi profughi. Lì ci sono 800 mila persone. 200 mila sono bambini. Appena hanno da mangiare, malnutriti, senza medicine”.
Per l’ottobre 2019, papa Francesco lancia un Mese Missionario Straordinario per risvegliare l’impegno della missione ad gentes e per trasformare in modo missionario la pastorale ordinaria, sfuggendo alla stanchezza, al formalismo e all’autopreservazione. Il “compito imprescindibile della missione ad gentes da Benedetto XV al Concilio Vaticano II, a papa Giovanni Paolo II, fino all’Evangelii Gaudium.
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