Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Un sacerdote della Cina centrale ripensa al “voltafaccia” del vescovo di Shanghai e lo paragona a Giovanni il Battista, confinato in prigione dopo le accuse a Erode. La “logica da banditi” dell’Associazione patriottica e del governo tende a eliminare la religione dal Paese. Il Vaticano rischia di contraddirsi venendo a compromessi con l’Associazione patriottica, che papa Benedetto XVI ha definito “incompatibile” con la dottrina cattolica nella Lettera ai cattolici cinesi che papa Francesco non ha smentito, anzi l’ha ribadita.
All’udienza giubilare Francesco parla del viaggio appena compiuto in Armenia e di quelli in programma a settembre in Georgia e Azerbaigian. “Una cosa è parlare di misericordia, un’altra è vivere la misericordia”, perché “le opere di misericordia non sono temi teorici, ma testimonianze concrete. Obbligano a rimboccarsi le maniche per alleviare la sofferenza”.
All’Angelus, Papa Francesco ricorda i due apostoli che hanno portato la fede a Roma. Ancora oggi essi “vogliono portare ancora una volta Gesù, il suo amore misericordioso, la sua consolazione, la sua pace”. Il saluto alla delegazione ecumenica da Costantinopoli e ai gruppi di fedeli cinesi. Il dolore e la preghiera verso il popolo turco per l’attacco all’aeroporto di Istanbul.
Nella solennità del santi apostoli Pietro e Paolo, papa Francesco saluta la delegazione inviata dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli e si augura il passaggio dalla “divisione all’unità”. Benedetto anche i palli per i nuovi arcivescovi maggiori, segno di comunione con la sede di Pietro. Le comunità cristiane devono essere “Chiese in uscita” grazie alla preghiera che fa vincere loro la paura e il “complesso di Erode”, della persecuzione che fa chiudere davanti ai pericoli, e “alle sorprese di Dio”.
Francesco ha ricevuto la delegazione del Patriarcato ecumenico venuta a Roma per l solennità di santi Pietro e Paolo. “La misericordia stessa ci libera dal peso di un passato segnato da conflitti e ci permette di aprirci al futuro verso il quale lo Spirito Santo ci guida”. Il ricordo della visita a Lesbo anche in una lettera di Bartolomeo.
Il Papa non ha indietreggiato nel nominare il Male con il suo nome e ha riconosciuto il diritto del popolo armeno alla memoria. Ma questa memoria non può più essere fine a se stessa: deve divenire la vocazione della gente e della diaspora armena. Questi devono divenire ambasciatori e ponti di unione fra le culture che hanno incontrato dopo il genocidio, lavorando per la pace e la convivenza religiosa. Da un armeno della diaspora.
Analisti parlano di “caos economico” peggiore della crisi del 2008. La sterlina è scesa ancora del 2%. I titoli finanziari legati a Londra ancora in negativo. Alla banca centrale cinese pensano che ci vorranno 5-10 anni per superare gli scossoni. Manager indiano: è una cosa solo temporanea.
A conclusione della sua visita Francesco ha firmato una dichiarazione comune con il catholicos Karenin II. I “continui conflitti a base etnica, politica e religiosa nel Medio Oriente e in altre parti del mondo”. La volontà della Chiesa cattolica e di quella apostolica armena di proseguire nella strada verso la piena unità.
Papa Francesco ha assistito alla divina liturgia apostolica armena. Nel suo programma non c’è messa cattolica oggi, a sottolineare l’unico mistero eucaristico. Le “ricchezze comuni” delle due tradizioni; l’intercessione allo Spirito, alla madre di Dio, ai santi, ai martiri armeni per “rifondarci nell’unità”. “Tendiamo l’orecchio alle giovani generazioni, che implorano un futuro libero dalle divisioni del passato” e la fine dello “scandalo” della divisione fra i cristiani.
Nell’incontro ecumenico e di preghiera per la pace Francesco parla dei “tanti passi di un cammino comune già molto avanzato”. In Medio Oriente “tanti nostri fratelli e sorelle soffrono violenza e persecuzione, a causa dell’odio e di conflitti sempre fomentati dalla piaga della proliferazione e del commercio di armi”.
Nella città di Gyumri, segnata dal genocidio e dal terremoto, papa Francesco offre le “tre basi stabili” per ricostruire le persone, il popolo, la società. L’invito ai giovani a consacrare la vita nella testimonianza dell’amore misericordioso perché la Chiesa e il mondo ne “hanno bisogno in questi tempi tribolati, che sono però anche i tempi della misericordia”.
Francesco visita la “collina delle rondini”, il Tzitzernakaberd Memorial Complex, per commemorare coloro che morirono durante il “Grande Male”. Una lunga preghiera silenziosa davanti all’ingresso dell’edificio, poi salmi e Vangelo in armeno e italiano nella Camera della Fiamma perpetua della memoria. Subito dopo l’incontro con i discendenti di coloro che vennero ospitati da Benedetto XV a Castel Gandolfo durante le persecuzioni.
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