Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
“Lasciamo che il Signore ci liberi da ogni tentazione che allontana dall’essenziale della nostra missione, e riscopriamo la bellezza di professare la fede nel Signore Gesù”. Anche nei nostri ambienti “nessuno si senta trascurato o maltrattato, ma ognuno possa sperimentare, prima di tutto qui, la cura premurosa del Buon Pastore”.
L’abbraccio fra il papa e il patriarca di Mosca mostra il desiderio della testimonianza comune. Le forti resistenze dei conservatori ortodossi che accusano il patriarca di “eresia”. La mediazione sulla questione degli “uniati”. Approfondire il dialogo teologico e la collaborazione sui “progetti comuni”. Rendere regolari gli incontri fra Roma e Mosca.
Prima della preghiera mariana dell’Angelus, Francesco ricorda il recente viaggio apostolico in America Latina: “Il baricentro è stata la Vergine di Guadalupe”. Una lode speciale alla Trinità per l’incontro con il patriarca russo Kirill: “Una luce profetica di Risurrezione, di cui oggi il mondo ha più che mai bisogno. La Santa Madre di Dio continui a guidarci nel cammino dell’unità”. Dopo l’Angelus un appello per una moratoria alle esecuzioni durante l’Anno Santo. Ai presenti in piazza viene donata la “Misericordina”, un rosario e un’immagine di Gesù.
Nell’udienza giubilare, Francesco sottolinea l’importanza dell’impegno: “Il Signore si è impegnato per noi, ha creato il mondo, e nonostante i nostri attentati per rovinarlo – e sono tanti -, Egli si impegna a mantenerlo vivo. Ma il suo impegno più grande è stato quello di donarci Gesù”. Attraverso le opere di misericordia “continuiamo a portare a chi soffre la carezza del Padre”.
Nel lungo incontro con i giornalisti durante il volo di ritorno Francesco ha parlato di divorziati risposati, “integrare non significa dare la comunione”, di aborto che “non è un 'male minore', è un crimine”, della “mostruosità” della pedofilia, dell’incontro fraterno con Kirill e le reazioni dei greco-cattolici ucraini, del desiderio di andare in Cina e di incontrare l’Imam di al Azhar.
Francesco ha celebrato l’ultima messa del viaggio a Ciudad Juárez, a pochi metri dal confine con gli Usa. Fedeli da entrambi i lati della rete metallica che divide i due Stati. “Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano”.
Francesco a Ciudad Juárez ha visitato i detenuti. “Il problema della sicurezza non si risolve solamente incarcerando, ma è un appello a intervenire per affrontare le cause strutturali e culturali dell’insicurezza che colpiscono l’intero tessuto sociale”. “Il reinserimento sociale inizia con la frequenza alla scuola di tutti i nostri figli e con un lavoro degno per le loro famiglie, creando spazi pubblici per il tempo libero e la ricreazione, abilitando le istanze di partecipazione civica, i servizi sanitari, l’accesso ai servizi basici”.
Pur fra tante limitazioni, sobrietà e compromessi politici, l’abbraccio è un fatto inedito. Sebbene l’uniatismo sia considerato sorpassato, si difende l’esistenza e la missione dei greco-cattolici. Si sente l’influenza di Putin, ma non si benedice alcuna “guerra santa”. Si accenna a “lavorare insieme”. L’opinione di una personalità del mondo ortodosso moscovita.
La festa dell’incontro con 50mila giovani a Moreila. La parola di speranza si chiama Gesù e “la principale minaccia alla speranza è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore”.
A sacerdoti, religiosi e seminaristi, riuniti a Moreila: “La nostra prima chiamata è quella a fare esperienza di questo amore misericordioso del Padre nella nostra vita, nella nostra storia”. In “ambienti dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di droghe, dal disprezzo per la dignità della persona”, non cedere alla tentazione della rassegnazione, “una delle armi preferite del demonio”.
Nel raduno per le famiglie a Tuxtla Gutiérrez, papa Francesco si scaglia contro la “colonizzazione ideologica” che cerca di distruggere l’istituto familiare bollandolo come sorpassato. Le commoventi testimonianze di un ragazzo distrofico, di una coppia di divorziati, di una famiglia sposata da 50 anni, di una donna abbandonata dal marito che sostiene le ragazze madri per non farle abortire. Attraverso l’intercessione della Madonna di Guadalupe, “questo sogno chiamato famiglia non sarà sconfitto dall’insicurezza e dalla solitudine”.
Alla messa a S. Cristobal de Las Casas presenti forse un milione di indios di diverse etnie. Incensazione, canti, decorazioni, letture, preghiere, canti della cultura india. Il ricordo delle oppressioni e di Dio che libera offrendo suo Figlio, che “si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinché le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli”. Gli indios hanno “molto da insegnare” per affrontare la crisi ambientale. La danza finale.
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