Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
All’Angelus Francesco lancia appelli anche per debellare le nuove schiavitù e invia auguri di pace e serenità per il Capodanno cinese. Pregate per il mio incontro con "il fratello Kirill". “L’essenziale” del cristianesimo è “l’essenziale del cristianesimo: diffondere l’amore rigenerante e gratuito di Dio, con atteggiamento di accoglienza e di misericordia verso tutti, perché ognuno possa incontrare la tenerezza di Dio e avere pienezza di vita”.
Ai Gruppi di preghiera di Padre Pio Francesco dice che la preghiera "non è una buona pratica per mettersi un po’ di pace nel cuore; e nemmeno un mezzo devoto per ottenere da Dio quel che ci serve. Se fosse così, sarebbe mossa da un sottile egoismo: io prego per star bene, come se prendessi un’aspirina. No, non è così. Io prego per ottenere questa cosa. Ma questo è fare un affare. Non è così. La preghiera è un’altra cosa, è un’altra cosa. La preghiera, invece, è un’opera di misericordia spirituale“. "In una parola, significa affidare: affidare la Chiesa, le persone, le situazioni al Padre, perché se ne prenda cura”.
L’incontro fra il papa e il patriarca di Mosca era desiderato da Kirill da molto tempo. Atteso ai tempi di Giovanni Paolo II; sperato ai tempi di Benedetto XVI, si compie ora. Cattolici e ortodossi di fronte alle stesse sfide della persecuzione e del relativismo. Il freno del nazionalismo ortodosso, sostenuto da Putin. La crisi in Medio oriente e il rischio di isolamento della Russia spingono alla collaborazione.
I buoni rapporti fino al XV secolo. Il Concilio di Firenze, l’Unione di Brest e la nascita delle Chiese cattoliche di rito orientale. La persecuzione anticristiana dell’Unione sovietica e il conflitto tra cattolici e ortodossi in Ucraina. La missione cattolica in Russia.
Incontrando i giornalisti, il metropolita Hilarion afferma che anche se restano irrisolte questioni come la diffusione dei greco-cattolici in Ucraina il Patriarcato si augura che l’incontro “possa aprire una nuova pagina nei rapporti tra le Chiese".
L’incontro avverrà a Cuba, dove Francesco farà scalo andando in Messico. Prevista una dichiarazione comune.In programma due ore di colloquio privato e la firma di una dichiarazione comune.
Commentando la morte di Giovanni Battista, Francesco invita a “chiedere al Signore la grazia dell’umiltà che aveva Giovanni e non addossare su di noi meriti o glorie di altri. E soprattutto, la grazia che nella nostra vita sempre ci sia il posto perché Gesù cresca e noi veniamo più in basso, fino alla fine”.
Pensare “all’ultimo passo” è “una luce che illumina la vita”, “è una realtà che dobbiamo avere sempre davanti a noi”. Chiediamo a Dio di non avere paura della morte.
Perdonare e aiutare il colpevole a riconoscere e rifiutare il male è anche “il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto”. “Eessere confessori è una responsabilità tanto grande, tanto grande, perché quel figlio, quella figlia che viene da te cerca soltanto di trovare un padre. E tu, prete, che sei lì nel confessionale, tu stai lì al posto del Padre che fa giustizia con la sua misericordia”.
Francesco celebra la messa per il Giubileo della vita consacrata. “Guai all’abitudine nella vita spirituale; guai a cristallizzare i nostri carismi in una dottrina astratta”. “I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali”.
In un discorso improvvisato per i partecipanti al Giubileo della vita consacrata Francesco ha condannato il “terrorismo delle chiacchiere”, ha detto che l’obbedienza forte non è “disciplina”, ma è “donazione del cuore”, come quella di Gesù, ha raccomandato di non pensare ai soldi, che non danno la speranza vera, riposta “solo” nel Signore, e di pregare per il dono di nuove vocazioni, perché le comunità invecchiano, ma evitando la “inseminazione artificiale”, ossia l’accoglienza senza “serietà”.
Commentando la vicenda di re David, Francesco osserva che egli era un peccatore, ma non un corrotto. “Il fine di Davide, che è la santità, viene tramite l’umiliazione. Il fine della santità che Dio regala ai suoi figli, regala alla Chiesa, viene tramite l’umiliazione del suo Figlio, che si lascia insultare, che si lascia portare sulla Croce – ingiustamente … E questo Figlio di Dio che si umilia, è la strada della santità”.
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