Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Una cerimonia congiunta fra la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale è in programma il 31 ottobre a Lund. L’evento comprenderà una celebrazione comune fondata sulla guida liturgica cattolico-luterana, “Common Prayer”. Il 2017 “coinciderà anche con il 50mo anniversario del dialogo internazionale Luterano- Cattolico, dal quale sono scaturiti rilevanti risultati ecumenici, fra i quali il più significativo è la Joint Declaration on the Doctrine of Justification.
Prima dell’Angelus, papa Francesco ribadisce che evangelizzare i poveri è “la missione di Gesù” e “la missione della Chiesa e di ogni battezzato”. “Siamo fedeli al programma di Cristo?”. Una preghiera a Maria, che “ci aiuti a sentire fortemente la fame e la sete del Vangelo che c’è nel mondo, specialmente nel cuore e nella carne dei poveri”.
Il matrimonio cristiano non è “un ideale per pochi, nonostante i moderni modelli centrati sull’effimero e sul transitorio”, ma “una realtà” che “può essere vissuta da tutti i fedeli battezzati”. Ma “quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa”.
E’ “Comunicazione e Misericordia: un incontro fecondo” il tema scelto da papa Francesco per la 50ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Le parole “hanno il potere di creare ponti”. Una società radicata nella misericordia non è “ingiustificatamente idealistica o eccessivamente indulgente”. “Ascoltare è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda a quello della comunicazione, e richiede la vicinanza”.
“Sono propriamente questi due compiti che fanno forti le colonne della Chiesa. Se queste colonne si indeboliscono perché il vescovo non prega o prega poco, si dimentica di pregare; o perché il vescovo non annuncia il Vangelo, si occupa di altre cose, la Chiesa anche si indebolisce; soffre. Il popolo di Dio soffre. Perché le colonne sono deboli”.
La religiosità popolare “è una genuina forma di evangelizzazione, che ha bisogno di essere sempre promossa e valorizzata, senza minimizzare la sua importanza”. I sacerdoti che confessano nei santuari “devono avere il cuore impregnato di misericordia; il loro atteggiamento dev’essere quello di un padre”.
L’invidia “è quella che ha portato alla morte Gesù. Lo strumento, l’ultimo strumento”. “Chiedere al Signore la grazia di non consegnare mai, per invidia, alla morte un fratello, una sorella della parrocchia, della comunità, neanche un vicino del quartiere: ognuno ha i suoi peccati, ognuno ha le sue virtù. Sono proprie di ognuno. Guardare il bene e non uccidere con le chiacchiere per invidia o per gelosia”.
Nel messaggio inviato al Forum di Davos, Francesco chiede in particolare di non permettere che “la cultura del benessere ci anestetizzi e ci renda «incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri»”, rendendosi conto che “le nostre stesse azioni sono causa di ingiustizia e disuguaglianza”.
Commentando le vicende di re David, Francesco evidenzia che Dio sceglie un ragazzo, che a giudizio umano “non contava”. “Santo e peccatore. Un uomo che ha saputo unire il Regno, ha saputo portare avanti il popolo d’Israele”. Ma ha anche peccato, è stato anche un assassino. “Ma quando Dio ha inviato il profeta Natan per fargli vedere questa realtà, perché lui non si era accorto della barbarie che aveva ordinato, ha riconosciuto ‘ho peccato’ e ha chiesto perdono”.
“Questo è il messaggio che oggi ci dà la Chiesa. Questo è quello che Gesù dice tanto forte: ‘Vino nuovo in otri nuovi’. Alle novità dello Spirito, alle sorprese di Dio anche le abitudini devono rinnovarsi”.
La cosa più difficile è capire che Gesù viene a “salvarci dalle malattie”, ma innanzitutto a “salvarci dai nostri peccati, salvarci e portarci dal Padre”. “La prova che io credo che Gesù Cristo è Dio nella mia vita, che è stato inviato a me per ‘perdonarmi’, è la lode: se io ho capacità di lodare Dio. Lodare il Signore. E’ gratuito, questo. La lode è gratuita. E’ un sentimento che dà lo Spirito Santo e ti porta a dire: ‘Tu sei l’unico Dio’”.
“Gesù stesso ci ha detto: ‘Qualunque cosa che chiedete al Padre nel mio nome, vi sarà data. Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi sarà aperto’. Ma con la fede. E questa è la nostra vittoria”. “La nostra preghiera sempre abbia quella radice di fede, nasca dalla fede in Lui. La grazia della fede: è un dono la fede. Non si impara sui libri. E’ un dono che ti dà il Signore, ma chiedilo”.
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