Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Il fiume di ingiustizia e di violenza “non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo”. “La pace, che Dio Padre desidera seminare nel mondo, deve essere coltivata da noi. Non solo, deve essere anche ‘conquistata’. Ciò comporta una vera e propria lotta, un combattimento spirituale che ha luogo nel nostro cuore. Perché nemica della pace non è solo la guerra, ma anche l’indifferenza”.
All’apertura della Porta Santa della basilica di S. Maria Maggiore, papa Francesco sottolinea che Maria è la Madre del Dio che perdona, che insegna la Chiesa a perdonare oltre la “legge con i suoi cavilli” e la “sapienza di questo mondo con le sue distinzioni”. “Il perdono apre alla gioia e alla serenità perché libera l’anima dai pensieri di morte, mentre il rancore e la vendetta sobillano la mente e lacerano il cuore togliendogli il riposo e la pace”.
Rispondendo alle domande di alcuni Pueri Cantores, Francesco parla della sua spirazioni, da bambino, di fare il macellaio e di quanto ami sentir cantare. In televisione “solo cose brutte”, perché quelle buone “non hanno rating”, “la gente si annoia”. Ma “il mondo può migliorare” se tutti si sforzano di non cedere alle tentazioni del diavolo.
Guardando all’anno trascorso “siamo interpellati a verificare se le vicende del mondo si sono realizzate secondo la volontà di Dio, oppure se abbiamo dato ascolto prevalentemente ai progetti degli uomini, spesso carichi di interessi privati, di insaziabile sete di potere e di violenza gratuita”. Roma recuperi “i valori fondamentali di servizio, onestà e solidarietà permetta di superare le gravi incertezze che hanno dominato la scena di quest’anno, e che sono sintomi di scarso senso di dedizione al bene comune”.
“Noi che siamo orgogliosi, pieni di vanità e ci crediamo gande cosa, siamo niente! Lui, il grande, è umile e si fa bambino. Questo è un vero mistero! Dio è umile”. “Far sorridere Gesù Bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché Lui è in mezzo a noi. Il suo sorriso è segno dell’amore che ci dà certezza di essere amati”.
Nella festa della Sacra Famiglia papa Francesco celebra il Giubileo delle famiglie in san Pietro. L’invito a che tutte le famiglie siano luogo di educazione a vivere la vita come un pellegrinaggio comune, educando alla preghiera, al ringraziamento, alla condivisione, alla comunicazione e al perdono reciproco.
All’Angelus papa Francesco propone una serie di “virtù evangeliche” che rafforzano le famiglie: “raccoglimento e preghiera, mutua comprensione e rispetto, spirito di sacrificio, lavoro e solidarietà”. Le famiglie indebolite da “incomprensioni e difficoltà”. La gioia comunicata dalla fede. L’appello per i migranti cubani. Il “grazie” al coro di bambini.
Il martire, il testimone, “fa come Gesù”: prega, ama, dona, perdona. Il perdono di Stefano e la conversione di san Paolo. “Attraverso il perdono vinciamo il male con il bene, trasformiamo l’odio in amore e rendiamo così più pulito il mondo”. Contemplare il presepe “possa suscitare un atteggiamento di misericordia e di amore vicendevole nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali e religiose, nei movimenti e nelle associazioni, in tutti i fedeli e nelle persone di buona volontà”.
Nel messaggio di Natale Francesco ricorda i drammi che continuano a vivere Israele e Palestina, Iraq, Yemen e Africa subsahariana, Ucraina e Colombia. Ma anche agli spiragli di pace che vengono dagli accordi per la Siria e la Libia e a quanti “singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati”.
Le 3500 famiglie di profughi accolte nella diocesi di Amadiya necessitano di cibo, medicine, vestiti pesanti, letti, case, lavoro. L’appello del loro parroco, insieme al suo “grazie” per gli aiuti ricevuti da AsiaNews con la campagna “Adotta un cristiano di Mosul”. I segni della Provvidenza.
Nella messa della notte di Natale Francesco dice che “in un mondo che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c’è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio”. E “dentro una cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata, il nostro stile di vita sia invece colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera”
Alle violenze di Parigi, Bamako, Dinajpur, Damasco, Baghdad si risponde combattendo il “terrorismo” e chiudendo le frontiere, ma si dimentica che fra gli autori degli attacchi vi sono francesi e belgi cresciuti col vuoto di ideali. Per “non offendere” i musulmani si soffocano le espressioni cristiane, eliminando ogni riferimento religioso nella società, proprio come in Cina. Il mondo è indifferente verso Dio, ma nel Natale si celebra che Dio non è indifferente verso l’uomo.
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