Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Rivolgendosi alle autorità politiche, economiche e culturali del Paese, Francesco ha parlato di costruzione della democrazia e tutela del creato - “abbiamo una responsabilità nel trasmettere la bellezza della natura nella sua integrità alle future generazioni” - e ha raccomandato in particolare di “investire sui giovani” e di avere una “genuina preoccupazione per i bisogni dei poveri”.
Alla vigilia del suo viaggio, Francesco ha inviato un videomessaggio ai tre Paesi ove si recherà dal 25 al 30 novembre. Nel messaggio alla Repubblica centrafricana ricorda che vi aprirà, il 29, la Porta santa della cattedrale di Bangui, aprendo così, “un po’ in anticipo”, l’Anno santo della misericordia, “che sarà per ognuno, spero , l’occasione provvidenziale di un autentico perdono, da ricevere e dare, e di un rinnovamento nell’amore”.
“La Chiesa è sposa di Gesù, ma il suo Signore se ne è andato e il suo unico tesoro è il suo Signore. E la Chiesa, quando è fedele, lascia tutto in attesa del suo Signore”. E “le nostre anime cercano sicurezza soltanto nel Signore o cercano altre sicurezze che non piacciano al Signore?”.
Nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il papa sottolinea: “La logica mondana poggia sull’ambizione e sulla competizione, combatte con le armi della paura, del ricatto e della manipolazione delle coscienze”. Francesco affida all’intercessione dei nuovi beati proclamati in Spagna “i tanti cristiani che ancora oggi, purtroppo, sono perseguitati”. Un'Ave Maria per il viaggio in Africa.
“Dove c’è Gesù, non c’è posto per la mondanità, non c’è posto per la corruzione! E questa è la lotta di ognuno di noi, questa è la lotta quotidiana della Chiesa: sempre Gesù, sempre con Gesù, sempre pendenti dalle sue labbra, per sentire la sua parola; e mai cercare sicurezze dove ci sono cose di un altro padrone. Gesù ci aveva detto che non si può servire due padroni: o Dio o le ricchezze; o Dio o il potere”.
La famiglia fondamentale “centro di pastorale vocazionale”. “Non sono filantropi o funzionari, ma padri e fratelli. Vicinanza, viscere di misericordia, sguardo amorevole: con questa testimonianza di vita possiamo evangelizzare”. L’importanza dell’attenzione al discernimento vocazionale: “quando mi accorgo che un giovane è troppo rigido, è troppo fondamentalista, io non ho fiducia”.
“Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti”. Ogni conflitto alla fine lascia “rovine, migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: tanti!, e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi”. Madre Teresa, "icona" degli operatori di pace.
Francesco partirà il 25 novembre e visiterà in Kenya, Uganda e Repubblica centrafricana. In quest’ultimo Paese aprirà la Porta santa che anticiperà l’inizio del Giubileo in Africa. Padre Lombardi ha escluso che il Papa possa usare un giubbotto antiproiettile.
“Tutti siamo peccatori! Approfittiamo di questo momento che viene e varchiamo la soglia di questa misericordia di Dio”. Ci sono tanti posti “dove le porte blindate sono diventate normali. Non dobbiamo arrenderci all’idea di dover applicare questo sistema, che anche è di sicurezza, a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società. E tanto meno alla vita della Chiesa. Sarebbe terribile! Una Chiesa inospitale, così come una famiglia rinchiusa su sé stessa, mortifica il Vangelo e inaridisce il mondo”.
“La mondanità spirituale ci allontana dalla coerenza di vita ci fa incoerenti”, uno fa “finta di essere così” ma vive “in un’altra maniera”. “Lo spirito cristiano, l’identità cristiana, mai è egoista, sempre cerca di curare con la propria coerenza, curare, evitare lo scandalo, curare gli altri, dare un buon esempio”.
La mondanità è “fare ciò che fa il mondo” e da lì, da un “umanismo, che viene a prendere il posto dell’uomo vero, Gesù Cristo” vengono apostasia e persecuzione. “E nella storia della Chiesa, nella storia abbiamo visto, penso ad un caso, che alle feste religiose è stato cambiato il nome - il Natale del Signore ha un altro nome – per cancellare l’identità”.
Gesù è “l’unica potenza vittoriosa e l’unico punto fermo in mezzo agli sconvolgimenti e alle tragedie del mondo”. “La nostra meta finale è l’incontro con il Signore risorto. Noi non attendiamo un tempo o un luogo, ma andiamo incontro a una persona: Gesù. Pertanto, il problema non è ‘quando’ accadranno i segni premonitori degli ultimi tempi, ma il farsi trovare pronti. E non si tratta nemmeno di sapere ‘come’ avverranno queste cose, ma ‘come’ dobbiamo comportarci, oggi, nell’attesa di esse”.
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