Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Udienza generale interreligiosa, dedicata ai 50 anni della “Nostra Aetate”. “A causa della violenza e del terrorismo si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni”, ma “bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e propongono, e che sono sorgenti di speranza”. “Una speciale gratitudine a Dio merita la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi 50 anni il rapporto tra cristiani ed ebrei”. Appello perché “non manchi la nostra concreta solidarietà” alle popolazioni del Pakistan e dell’Afghanistan.
Dalle Filippine “la sfida di vivere e immaginare il cristianesimo in forme storiche diverse da quelle alle quali siamo abituati in Occidente”. Anche oggi continua a essere considerata associata all’Occidente. Il testo-base del Congresso ha come trama “il programma di dialogo con le culture, con le tradizioni religiose e con le moltitudini di poveri”.
Un appello di cardinali, patriarchi e vescovi, rappresentanti delle conferenze episcopali del mondo alla COP 21 che si terrà a Parigi. Serve una “prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei poveri e dei diseredati”, abbia presenti “non solo le dimensioni tecniche, ma soprattutto quelle etiche e morali dei cambiamenti climatici”, dal momento che “l'ambiente naturale è un bene collettivo, patrimonio di tutta l'umanità e responsabilità di tutti”.
“A questo sono chiamati i discepoli di Gesù, anche oggi, specialmente oggi”, sfuggendo alle tentazioni di “camminare attraverso i deserti dell’umanità senza vedere quello che realmente c’è, bensì quello che vorremmo vedere noi” e di cadere in una “fede da tabella”: “tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba”.
“La parola ‘sinodo’ significa ‘camminare insieme’. E quella che abbiamo vissuto è stata l’esperienza della Chiesa in cammino, in cammino specialmente con le famiglie del Popolo santo di Dio sparso in tutto il mondo”. Il Sinodo è stato “animato dalla preghiera e da uno spirito di vera comunione. E’ stato faticoso, ma è stato un vero dono di Dio, che porterà sicuramente molto frutto”.
Card. Schönborn: dei divorziati risposati si parla “con grande attenzione ma la parola chiave è la parola ‘discernimento’”. “non c’è un bianco o nero, un semplice ‘sì’ o ‘no’: è da discernere”. Quanto al tema dell’omosessualità è toccato sotto l’aspetto di una famiglia nella quale una persona è omosessuale.
Sono violati i diritti più elementari, quali quello alla vita e alla libertà religiosa. “Pensiamo a tutte le persone sequestrate e chiediamo la loro liberazione. Le nostre voci si uniscono al grido di tanti innocenti: non più violenza, non più terrorismo, non più distruzioni, non più persecuzioni! Cessino immediatamente le ostilità e il traffico delle armi!”.
“Il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva di eterna novità, contro chi vuole ‘indottrinarlo’ in pietre morte da scagliare contro gli altri”. Il Sinodo ha cercato “di guardare e di leggere la realtà, anzi le realtà, di oggi con gli occhi di Dio, per accendere e illuminare con la fiamma della fede i cuori degli uomini, in un momento storico di scoraggiamento e di crisi sociale, economica, morale e di prevalente negatività”.
I 94 “numeri” hanno avuto tutti la maggioranza richiesta dei due terzi dei votanti, ma alcuni sono stati più contrastati, come la riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti. “La Chiesa sa di dover seguire l’esempio di Gesù, che ha mostrato “il vero significato della misericordia, la quale implica il ristabilimento dell’Alleanza”.
“E’ proprio della saggezza cristiana conoscere questi cambiamenti, conoscere i diversi tempi e conoscere i segni dei tempi. Cosa significa una cosa e cosa un’altra. E fare questo senza paura, con la libertà”.
Si lavora alla stesura della relazione finale. Presentati 1355 emendamenti. Mons. Vanlooy: “questo sinodo è la fine del giudicare le persone, è la fine di una Chiesa che da’ giudizi su tutte le situazioni, è il segno di una Chiesa che accoglie”. Card. Lacroix: “non è stato un sinodo sugli omosessuali, ma gli omosessuali ci sono, non parlerei di tabù perché invece se ne è parlato in maniera aperta e condivisa”.
“Per il cristiano la conversione è un compito, un lavoro di tutti i giorni”. Non dobbiamo pensare a grandi gesti, ma a “piccole cosine di tutti i giorni”. Perché le “piccole cosine” sono quelle che “ci aiutano a non cedere, a non andare indietro, a non tornare all’iniquità; ma ad andare avanti verso questo dono, questa promessa di Gesù che sarà l’incontro con Lui”.
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