Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
In visita al Centro di rieducazione Santa Cruz-Palmasola, Francesco ha parlato della prigionia, che deve rispettare la dignità umana e da vedere in una prospettiva di reinserimento e della preghiera. “Quello che sta davanti a voi è un uomo perdonato. Un uomo che è stato ed è salvato dai suoi molti peccati”.
La politica non sia dominata dalla speculazione finanziaria e non si regga solo sul paradigma tecnocratico e utilitaristico della massima produzione. “In questa terra dove lo sfruttamento, l'avidità, i molteplici egoismi e le prospettive settarie hanno oscurato la sua storia, oggi può essere il tempo dell'integrazione”. “L'ambiente naturale e l'ambiente sociale, politico ed economico sono strettamente correlati. Questo ci spinge a porre le basi di una ecologia integrale”.
Di fronte a tante situazioni di fame nel mondo la disperazione finisce per prenderci il cuore. L’Eucaristia “ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela e ci dà la certezza che ciò che possediamo e ciò che siamo, se è accolto, benedetto e offerto, mediante il potere di Dio, con il potere del suo amore, diventa pane di vita per gli altri”.
Prendere coscienza che la terra è un dono di Dio che si deve “coltivare”, ma anche “custodire”, che i beni sono destinati a tutti, e “pesa su di essi un’ipoteca sociale”. Costruire società che non sia guidata solo dalla tecnologia e dall’economia, ma dalla gratuità, la solidarietà e la sussidiarietà.
E’ stato dedicato a sacerdoti e religiosi l’ultimo incontro di papa Francesco in Ecuador che, a mezzogiorno (ora locale) partirà per la Bolivia. “Accogliere la missione senza porre condizioni”, coscienti che “non ci apparteniamo più, che la nostra vocazione ci chiede di rinunciare ad ogni egoismo, ad ogni ricerca di guadagno materiale o di compensazione affettiva”, venuti per servire e non per essere serviti.
Nella messa celebrata a Quito, Francesco dice che “l’evangelizzazione può essere veicolo di unità di aspirazioni, di sensibilità, di sogni e persino di certe utopie” e che “Gesù prega perché formiamo parte di una grande famiglia, nella quale Dio è nostro Padre e tutti noi siamo fratelli”. L’unione che chiede Gesù “non è uniformità ma la multiforme armonia che attrae”.
Celebrando la messa a Guayaquil , Francesco dice che l’aiuto che la società da’ alla famiglia non è “una forma di elemosina, ma un autentico ‘debito sociale’ nei confronti dell’istituzione” nella quale si imparano l’amore, il servizio, l’aiuto, la fede. Come Maria “facciamo ‘quello che Egli ci dirà’”.
Francesco inizia da Quito il suo viaggio pastorale in America Latina, che dopo l’Ecuador lo porterà in Bolivia e Paraguay. All’aeroporto viene accolto dal presidente Correa, dal presidium dei vescovi della Chiesa locale e da un gruppo di fedeli. “Ringrazio Dio per avermi concesso di venire di nuovo in America Latina. Qui c’è il punto più vicino allo spazio esterno: nessuno, tranne Gesù, brilla di luce propria. Se la Chiesa si allontana da Cristo, non dà più testimonianza”.
A 100 anni dalla nascita, a 10 anni dalla sua morte e a 75 anni dalla fondazione dell’esperienza di Taizé, il carisma di Frère Roger è vivo. Gesti di preghiera e di solidarietà in tutto il mondo asiatico: Filippine, Singapore, Corea, Thailandia, Vietnam. A Calcutta, preghiera attorno alla tomba di Madre Teresa, che Frere Roger visitò nel 1976 e nel 1997. In Giappone e ovunque l’esperienza della Chiesa unita, come “nel cuore di Dio”.
In piazza san Pietro oltre 30mila persone, riunite per la Convocazione del Rinnovamento nello Spirito Santo. “Signore tu hai chiesto per tutti noi la grazia dell’unità in questa Chiesa che è tua, non è nostra. La storia ci ha divisi”. . “Se il nemico ci unisce nella morte chi siamo noi per non unirci nella vita”.
Messaggio del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti in occasione della Giornata mondiale del turismo. La crescita del numero dei turisti “lancia una sfida a tutti i settori coinvolti in questo fenomeno globale: turisti, imprese, governi e comunità locali. E, certamente, anche alla Chiesa. Il miliardo di turisti deve necessariamente essere considerato soprattutto nel suo miliardo di opportunità”.
Ricevendo i partecipanti al convegno internazionale promosso dall’International Council of Christians and Jews, Francesco evidenzia come “entrambe le tradizioni di fede hanno per fondamento il Dio Unico, il Dio dell’Alleanza, che si rivela agli uomini attraverso la sua Parola. Nella ricerca di un giusto atteggiamento verso Dio, i cristiani si rivolgono a Cristo quale fonte di vita nuova, gli ebrei all’insegnamento della Torah”.
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