Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Il “muro dell’indifferenza e del cinismo”, il mutismo e l’inerzia tante volte denunciati da papa Francesco sono divenuti quasi una fortezza. Davanti alle persecuzioni vi è un strumentalizzazione “confessionale”, che tende a bollare l’islam e tutto l’islam, e una strumentalizzazione “ideologica”, che “dimentica” ciò che accade in Corea del nord o in Cina. E all’Europa sempre più post-cristiana sembra non interessare i cristiani.
E’ la preghiera che papa Francesco ha chiesto stamattina a un gruppo di religiose carmelitane e Suore del Rosario, giunte a Roma da Betlemme e dal Medio Oriente per la canonizzazione delle prime due sante palestinesi dell’era moderna.
“Sconfessare e sconfiggere” la “diffusa mentalità di corruzione”, difendere il popolo di Dio “dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la degnità umana”, “rinforzare l’indispensabile ruolo di laici”, senza clericalismi, “tradurre in proposte concrete e comprensibili” scelte e documenti pastorali, promuovere collegialità e comunione.
Francesco proclama sante quattro suore, una francese, una italiana, due palestinesi: Maria Alfonsina Danil Ghattas, fondatrice delle Suore del Rosario, e la carmelitana Maria di Gesù Crocifisso (al secolo: Maria Bawardy). Presente Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese. “Rimanere in Cristo” e coltivare “l’unità fra di noi” sono segni essenziali della testimonianza. Maria Bawardy, “strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano”.
“Grande soddisfazione” per l’accordo raggiunto tra Vaticano e Palestina e “auspicio” che possano riprendere i negoziati tra palestinesi e israeliani hanno segnato l’udienza data questa mattina da Francesco al presidente dello “Stato di Palestina”.
“Ci sono comunità paurose, che vanno sempre sul sicuro: ‘No, no, non facciamo questo, no, no, questo non si può, questo non si può …’. Sembra che sulla porta d’entrata abbiano scritto ‘vietato’”. ”. “Nessuno potrà togliervi la vostra gioia” dice Gesù. E “nei momenti più tristi, nei momenti del dolore” la gioia “diviene pace”.
Il “califfo” esorta tutti i musulmani a fare la loro “hijrah”, emigrazione, per passare da un islam di pace a uno di guerra, imitando Maometto e la sua Egira (nel 622). Il messaggio risveglia qualcosa di dormiente nel mondo islamico tradizionalista e salafita. L’islam è pace e guerra ed è tempo per i musulmani di riformare la loro visione della storia. Impossibile paragonare la guerra santa alle crociate.
“Per noi palestinesi è un momento di gioia, che speriamo si rifletta e abbia implicazioni sul piano politico e religioso di tutta la regione mediorientale”. “Il messaggio che ci dà, due giorni prima della canonizzazione delle suore palestinesi, è che i cristiani sono parte integrante della società”.
“L’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore”. “Anche il Signore chiede il permesso per entrare! Non dimentichiamolo”. “Dobbiamo diventare intransigenti sull’educazione alla gratitudine, alla riconoscenza”. “Un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha dimenticato la lingua di Dio”. “”Se non siamo capaci di scusarci, vuol dire che neppure siamo capaci di perdonare”.
Celebrando la messa in occasione dell’apertura della XX Assemblea generale di Caritas Internationalis, Francesco rinnova l’appello a non dimenticare le “intollerabili ingiustizie” subite da “quei nostri fratelli cristiani che sono stati privati con la violenza sia del cibo per il corpo sia di quello per l’anima: sono stati cacciati dalle loro case e dalle loro chiese, a volte distrutte”. “Chi vive la missione di Caritas non è un semplice operatore, ma un testimone di Cristo”.
Francesco ha parlato del colloquio telefonico avuto ieri col Patriarca copto Tawadros: “io ricordavo i suoi fedeli, che sono stati sgozzati sulla spiaggia perché cristiani”. “Morivano col nome di Gesù sulle labbra. E’ la forza dello Spirito. La testimonianza suprema”. Ma c’è anche “la strada ‘martiriale’ di ogni giorno; strada ‘martiriale’ nel difendere i diritti delle persone; strada ‘martiriale’ nel difendere i figli: papà, mamma che difendono la loro famiglia; strada ‘martiriale’ di tanti, tanti ammalati che soffrono per amore di Gesù”.
Al Regina Caeli, papa Francesco invita all’amore attivo “anche se non sempre ci capiamo, non sempre andiamo d’accordo”. E’ un amore fatto di “tanti piccoli e grandi gesti”: “vicinanza a un anziano, a un bambino, a un ammalato, a una persona sola e in difficoltà, senza casa, senza lavoro, immigrata, rifugiata”. L’applauso alle madri nella Festa della mamma.
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