Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
“E’ un fatto” che ci si sposa meno, ma “è maschilismo dare la colpa all’emancipazione femminile”. “Uno scandalo” la differenza di retribuzione tra uomo e donna. “Non abbiamo paura di invitare Gesù alla festa di nozze!”.
L’andare avanti della Chiesa è opera delle “sorprese” dello Spirito Santo. “Fare come si è sempre fatto” è un’alternativa “di morte”. Pregare per chiedere a Dio che ci dia lo Spirito Santo “perché possiamo discernere in ogni tempo cosa dobbiamo fare, che non è sempre lo stesso”.
Ban Ki-moon, in Vaticano per un seminario organizzato dalla Accademia delle scienze. Ha ringraziato Francesco per il suo intervento al Palazzo di vetro, in programma il 25 settembre.
Francesco ha ordinato 19 nuovi presbiteri. Siate d’esempio, “perché l’esempio edifica”, celebrate “senza fretta”, le omelie “non siano noiose”, “non rifiutare mai il battesimo a chi lo chiede”, “abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito, ma per servire, non per rimanere nelle sue comodità, ma per uscire e per salvare”.
Il Buon pastore: “Cristo pastore è una guida premurosa che partecipa alla vita del suo gregge, non ricerca altro interesse, non ha altra ambizione che quella di guidare, nutrire, proteggere le sue pecore. E tutto questo al prezzo più alto, quello del sacrificio della propria vita”. Due sacerdoti appena ordinati alla finestra con Francesco.
Il presidente francese e russo hanno partecipato alla cerimonia tenuta ieri nella capitale armena. Presente anche un alto rappresentate del Vaticano. Il presidente armeno Sargsyan ha sottolineato il pericolo insito nella negazione del crimine. Manifestazioni anche a Istanbul; il premier turco “condivide” il dolore degli armeni, ma nega di nuovo l’uso di “genocidio”.
La cerimonia, presieduta da Karekine II, è avvenuta ieri pomeriggio a Echmiadzin (Erevan). Oggi vi saranno le cerimonie civili. Attesi Putin e Hollande. Le campane hanno suonato in Armenia e a New York, Parigi, Madrid, Berlino, Venezia. Le resistenze della Turchia nell’ammettere il genocidio. L’imbarazzo degli Stati Uniti. Il primo passo dell'Austria.
“Lui mai dimentica, ma noi dimentichiamo”. “Pregare e chiedere la grazia della memoria. ‘Quando, Signore, è stato quell’incontro, quel primo amore?’. Per non sentire quel rimprovero che il Signore fa nell’Apocalisse: ‘Ho questo contro di te, che ti sei dimenticato del primo amore’”.
Oltre ad uccidere oltre un milione di armeni, la giovane Turchia ha islamizzato orfani e donne sopravvissuti all’eccidio. Diversi storici turchi mostrano che la Turchia moderna è nata su una concezione “nazional-fascista” dello Stato, dove turco e musulmano erano sinonimi. Dopo il genocidio degli armeni vi è stata l’eliminazione delle altre minoranze cristiane, anche di quelle greco-ortodosse. La Turchia moderna, ed Erdogan, non sanno chiedere perdono.
“La donna non è una ‘replica’ dell’uomo; viene direttamente dal gesto creatore di Dio”. No “alle molteplici forme di maschilismo” e “alla strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica”. “Dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia”. La tenerezza di Dio verso la prima coppia, anche se peccatrice.
Dichiarazione del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Di fronte ai “rischi dell’incremento dell’odio, della violenza, del terrorismo e alla crescente e banale stigmatizzazione dei musulmani e della loro religione”, “siamo chiamati a rafforzare la fraternità e il dialogo”. "Uccidere, invocando una religione, non è soltanto offendere Dio ma è anche una sconfitta dell’umanità".
Per il leader della Chiesa maronita, la memoria del genocidio è “un importante evento per la Chiesa e i popoli dell’oriente”. Grazie ai martiri, la Chiesa è stata “rafforzata e diffusa”. L’invito a musulmani e cristiani a ricostruire il Libano, “grande mosaico” dove “nessuna delle sue parti può essere sacrificata”.
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