Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Il presidente turco ha detto ieri che Francesco non deve “fare di nuovo un simile errore”, parlando di ”genocidio” degli armeni e oggi che una eventuale mozione del Parlamento europeo sullo stesso tema gli “entrerebbe da un orecchio e uscirebbe dall’altro”.
Nel Messaggio per la 52ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (il prossimo 26 aprile), papa Francesco chiede ai giovani di superare “le incognite”, le “preoccupazioni”, le “incertezze”, che rischiano di “paralizzare i loro slanci”. La vocazione è “lasciare sé stessi, uscire dalla comodità e rigidità del proprio io per centrare la nostra vita in Gesù Cristo”. Non è una “fuga dal mondo”, ma “un impegno concreto, reale e totale”. Una Chiesa “in uscita”, non “preoccupata di sé stessa, delle proprie strutture e delle proprie conquiste”, ma capace di “incontrare i figli di Dio” e “compatire” le loro ferite.
Alla messa in santa Marta, papa Francesco ricorda la vita dei primi cristiani, che erano “un cuor solo e un’anima sola”, mettevano in comune quanto avevano, ma erano afflitti da problemi interni ed esterni, da “affaristi” e persecuzione. La pazienza è una “grazia” dello Spirito.
Lo Spirito Santo “è l’unico capace di darci questa grazia del coraggio di annunciare Gesù Cristo”. “E questo coraggio dell’annuncio è quello che ci distingue dal semplice proselitismo. Noi non facciamo pubblicità, dice Gesù Cristo, per avere più ‘soci’ nella nostra ‘società spirituale’”.
Esponenti governativi di ogni livello definiscono “non valide”, “vuote”, “inappropriate”, “unilaterali”, “inaccettabili” e “falsificano la storia” le parole dette ieri da Francesco. Le stesse usate nel 2001 da Giovanni Paolo II. Ma il presidente islamico “moderato” vuole riproporre un nuovo ottomanesimo ed è preoccupato per l’avvicinarsi delle elezioni politiche del 7 giugno.
Prima della messa in memoria del centenario dello sterminio degli armeni, definito "il primo genocidio del XX secolo", papa Francesco dice: “Ricordare i martiri armeni è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita”. Durante l’omelia indica la strada: “I Santi ci insegnano che il mondo si cambia a partire dalla conversione del proprio cuore, e questo avviene grazie alla misericordia di Dio”.
Dopo la messa per il centenario del genocidio armeno, Francesco al Regina Caeli ricorda lo “sforzo” dell’apostolo: “E’ uno che non si accontenta e cerca, intende verificare di persona, compiere una propria esperienza personale. Gesù lo attende pazientemente”. Il Giubileo, “un tempo intenso e prolungato per accogliere le immense ricchezze dell’amore misericordioso di Dio”. Gli auguri per la Pasqua delle Chiese orientali.
Nel Messaggio al popolo armeno consegnato ai Patriarchi, Francesco scrive: “Fare memoria di quanto accaduto è doveroso non solo per il popolo armeno e per la Chiesa universale, ma per l’intera famiglia umana, perché il monito che viene da questa tragedia ci liberi dal ricadere in simili orrori, che offendono Dio e la dignità umana. Anche oggi, infatti, questi conflitti talvolta degenerano in violenze ingiustificabili, fomentate strumentalizzando le diversità etniche e religiose”. Solo con la riconciliazione si dà un senso al martirio di tanti.
Alla messa che si terrà domani in san Pietro, il ricordo del genocidio degli armeni alla fine dell’impero ottomano e di tutti i genocidi di cui l’uomo è capace. La Divina Misericordia è la risposta al disorientamento dell’occidente e alla nuova barbarie che sta distruggendo le Chiese d’oriente con la pretesa di un ritorno all’islam. Papa Francesco chiede gesti di riconciliazione fra armeni e turchi. L’ecumenismo del sangue e quello delle origini patristiche: san Gregorio di Narek sarà proclamato dottore della Chiesa universale.
La Bolla di indizione del Giubileo straordinario che inizierà l’8 dicembre 2015 e terminerà il 30 novembre 2016. Sarà celebrato non solo a Roma, ma anche in tutte le diocesi del mondo e nei principali santuari. I “Missionari della Misericordia”. Un invito alla conversione in particolare verso i “lontani” e verso chi fa parte della violenza organizzata e le persone “fautrici o complici” di corruzione.
Francesco ha consegnato la Bolla Misericordiae vultus d’indizione dell’Anno Santo ai cardinali arcipreti delle basiliche vaticane in Roma e, simbolicamente, a tutti i vescovi del mondo. “La pace, soprattutto in queste settimane, permane come il desiderio di tante popolazioni che subiscono la violenza inaudita della discriminazione e della morte, solo perché portano il nome cristiano”.
Alla funzione saranno presenti il presidente della Repubblica armena, il patriarca Nerses Bedros XIX e i due Catholicos di Etchmiadzin e di Antelias. La celebrazione è anche occasione per ricordare il dramma delle Chiese d’oriente, ancora oggi vittime di persecuzione. Dal Libano è attesa una delegazione di almeno 400 persone. Prevista una esibizione della corale patriarcale.
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