Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
"Io mi domando: oggi noi cristiani, che conosciamo la fede, il catechismo, che andiamo a Messa tutte le domeniche, noi cristiani, noi pastori siamo contenti di noi? Perché abbiamo tutto sistemato e non abbiamo bisogno di nuove visite del Signore... E il Signore continua a bussare alla porta, di ognuno di noi e della sua Chiesa, dei pastori della Chiesa.
La "sfida" della solidarietà e il "paradosso dell'abbondanza": "c'è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare". "La lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla 'priorità del mercato' e dalla 'preminenza del guadagno'". "Obbligo morale di condividere la ricchezza del mondo". "La la legge naturale, iscritta nel cuore umano, che parla un linguaggio che tutti possono capire: amore, giustizia, pace, elementi inseparabili tra loro".
"Episodi inaccettabili di violenza che non risparmiano neanche i luoghi di culto". La "vocazione universale alla santità" che non riguarda solo le persone consacrate, ma è un "dono" offerto a tutti i cristiani, verso il quale si cammina "a piccoli passi", nella vita di ogni giorno. "Il denaro non sia considerato idolo da servire, ma un mezzo per perseguire il bene comune".
"La comodità spirituale è uno stato di peccato". "Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura. Cristiani di cuore? Sì, tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche, pochi". La Chiesa ci dice di "ricordare la Parola di Dio, fa appello alla memoria, di custodirla, di vigilare e anche di obbedire alla Parola di Dio, perché noi incominciamo una vita nuova, convertita".
Un telegramma del pontefice benedice l'incontro internazionale 2014 dell'agenzia del Pime, i suoi relatori, gli organizzatori e tutti i presenti: "Auspico che l'incontro possa costituire un'intensa esperienza di riflessione e comunione, favorendo un rinnovato slancio apostolico in favore dell'annuncio del Vangelo nel continente asiatico".
La complementarietà tra uomo e donna "sta alla base del matrimonio e della famiglia". Che "rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale". E' "un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura" che non può essere qualificata "con concetti di natura ideologica".
"Non solo i preti, i vescovi, anche i fedeli: 'Ma noi siamo quelli che stanno col Signore'. E da tanto guardare al Signore non guardiamo le necessità del Signore: non guardiamo al Signore che ha fame, che ha sete, che è in prigione, che è in ospedale. Quel Signore, nell'emarginato. E questo clima fa tanto male".
All'Angelus, Francesco invita i fedeli a "tornare a casa, prendere il Vangelo e rileggere il versetto di Matteo sui talenti. Meditate su quello che ne fate: li distribuite, li fate crescere o li tenete in cassaforte?". Dopo la preghiera mariana, un appello per Roma: "Le tensioni stanno crescendo troppo, le parti si incontrino - anche in parrocchia - per discutere e far vincere il dialogo".
Ricevendo l'Associazione medici cattolici, Francesco definisce l'impegno in campo sanitario "un vero e proprio apostolato laicale". "Il Vangelo - dice il Papa - vi spinga oltre il giuramento di Ippocrate: amate la vita sempre e comunque, soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure. La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente".
Alla messa di Casa santa Marta ha partecipato un gruppo di giovani di una parrocchia romana. "Per noi guardare i ragazzi è una responsabilità! Un cristiano deve prendersi cura dei ragazzi, dei bambini". "In questo mondo dell'immagine, tutti questi hanno il telefonino e le parole non servono...".
Nella "drammatica realtà di tante persone che hanno un'occupazione precaria, o che l'hanno perduta" dei tanti costretti a lavorare "in nero", "è più forte la tentazione di difendere il proprio interesse senza preoccuparsi del bene comune, senza badare troppo alla giustizia e alla legalità". La "globalizzazione della solidarietà".
"Il Regno di Dio è silenzioso, cresce dentro. Lo fa crescere lo Spirito Santo con la nostra disponibilità, nella nostra terra, che noi dobbiamo preparare". "Anche la sofferenza, la croce, la croce quotidiana della vita - la croce del lavoro, della famiglia, di portare avanti bene le cose - questa piccola croce quotidiana è parte del Regno di Dio".
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