Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
“Inculturare con delicatezza il messaggio della fede” è stato l’argomento del quale papa Francesco ha dedicato la catechesi per l’udienza generale di oggi. “Il mese di novembre, dedicato alla memoria e alla preghiera dei defunti, sia per tutti l’occasione per riconsiderare il significato dell’esistenza umana e della vita eterna”.
I tradizionalisti e i progressisti cercano di superare l’indifferenza verso Dio e verso il prossimo. Ma naufragano nelle contraddizioni. È necessario andare verso il mondo, “uscire”, ma comunicando la vita di Cristo. E per le “Pachamama” è mancata una sintesi fra dialogo e annuncio.
“Davanti a quella gratuità, a quella universalità della festa, c’è quell’atteggiamento che rinchiude il cuore: ‘Io non ci vado. Preferisco stare da solo, con la gente che piace a me, chiuso’. E questo è il peccato; il peccato del popolo di Israele, il peccato di tutti noi. La chiusura. ‘No, per me è più importante questo che questo. No, il mio’. Sempre il mio”.
Papa Francesco ha voluto ricordare i 100 anni della Lettera apostolica di Benedetto XV per “Alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice della Chiesa ad gentes" e “riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale". Senza la missione ad gentes, l’impegno dei cristiani scivola verso un “grigio pragmatismo” fatto di riti, celebrazioni, attività senza volto. Prima parte di tre.
Andare a Gesù “uscendo da se stessi”, avere sentimenti di pietà verso gli altri, prendere le decisioni importanti come se si fosse al cospetto di Dio. Sono le “vie” indicate da papa Francesco nella messa in suffragio dei 13 cardinali e 147 vescovi morti durante l'anno, per capire se si va verso la risurrezione, "motivo per cui siamo venuti al mondo".
Alla Federazione internazionale delle università cattoliche Francesco ha detto che gli atenei debbono rispondere alla “forte pressione avvertita nei vari ambiti della vita socio-economica, politica e culturale”, in modo da preparare “a diventare non solo qualificati professionisti nelle varie discipline, ma anche protagonisti del bene comune, leader creativi e responsabili della vita sociale e civile con una corretta visione dell’uomo e del mondo”.
Al peccatore Zaccheo, Gesù “dice che deve andare da lui: ‘deve’, perché è la volontà del Padre”. Vicinanza ai cristiani ortodossi Tewahedo di Etiopia, vittime di violenze e gratitudine alle autorità civili e religiose di San Severo in Puglia per una iniziativa a favore dei braccianti.
Nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti, papa Francesco ha visitato per la prima volta le Catacombe di Priscilla. “L’identità della gente che si radunava qui è la stessa di tanti nostri fratelli che oggi si radunano di nascosto”. “Il posto dei cristiani è dappertutto”; siamo sicuri “nella mani di Dio”. “La nostra speranza è in cielo, ancorata lì”. La visita alle Grotte della basilica di san Pietro e la preghiera per i pontefici defunti.
All'Angelus, papa Francesco invita tutti a visitare domani un cimitero e a pregare per i defunti, come "un gesto di fede" che contrasta la “cultura negativa sulla morte e sui morti” che si diffonde in questi giorni. Domani il pontefice celebrerà la messa alle catacombe di Priscilla, "uno dei luoghi di sepoltura dei primi cristiani di Roma”. La santità "è un dono... qualcosa che non possiamo comperare o barattare, ma accogliere" da Dio. E' anche "un compito", una "assunzione di responsabilità... cercando di vivere ogni cosa con amore, con carità”.
Incontrando i membri della Fondazione don Gnocchi, Francesco dice che “la sofferenza dei fratelli chiede di essere condivisa, chiede atteggiamenti e iniziative di compassione. Si tratta di ‘soffrire con’, compatire come Gesù che per amore dell’uomo si è fatto”.
“Proprio Lui che è stato inviato dal Padre a salvarci e lo ha fatto con amore, ha dato la vita per me: non c’è amore più grande di dare la vita per un altro. Pensiamo a una mamma, l’amore di una mamma, per esempio, che dà la vita per il figlio, lo accompagna sempre nella vita, nei momenti difficili ma questo ancora è poco… È un amore vicino a noi, non è un amore astratto l’amore di Gesù, è un amore io-tu, io-tu, ognuno di noi, con nome e cognome”.
Mons. Zhan Silu ha ordinato p. Giuseppe Chen Ming di Mindong e p. Giovanni Zhang Qingsheng di Minbei. È la prima ordinazione sacerdotale pubblica in 70 anni. Mons. Guo ha preferito non partecipare a causa delle pressioni e delle violenze che i sacerdoti non ufficiali subiscono in questo periodo. Minacce, ricatti e violenze contro i sacerdoti che non accettano di sottoscrivere il documento per l’indipendenza della Chiesa cinese.
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