Phnom Penh (AsiaNews) - L’idilliaca isola di Koh Rong - circondata da spiagge, a 25 km al largo della costa cambogiana, nel Golfo di Thailandia – viene descritta come la Koh Samui di un tempo (prima che i miliardari prendessero il controllo dell’isola thailandese circa 15 anni fa). Koh Rong oggi è la principale destinazione turistica della Cambogia, dopo il vasto Parco Archeologico di Angkor Wat, che si estende per 400 km quadrati, e delle aree circostanti nell’estremo nord del Paese.
Ora è balzata all'attenzione delle cronache per l'aggressiva campagna antifumo del Regno di Cambogia. Entro la fine dell’anno, infatti, sarà vietato fumare in pubblico su tutta l’isola, anche sulle spiagge di un bianco abbagliante che costituiscono i tre quarti dei suoi 60 km di costa. Con i suoi 78 km quadrati, sarà la più grande zona senza fumo del Paese, superando la località turistica costiera di Kampot.
La campagna anti-fumo cambogiana
La trasformazione di Koh Rong, annunciata il 4 agosto 2026, sottolinea la rapida espansione della strategia cambogiana delle “città senza fumo”. Dal programma pilota avviato a Kampot appena tre anni fa, oggi in tutto il Paese si contano già nove città senza fumo, a cui ora si aggiungerà Koh Rong.
Il fumo è la principale causa prevenibile di morte in Cambogia, causando oltre 15mila decessi all’anno - dieci volte il numero di vittime delle strade caotiche. Inoltre, ogni anno costa all’economia il 3% del Prodotto Interno Lordo a causa di malattie, decessi e perdita di produttività.
Ironia della sorte, nonostante rappresenti un onere così gravoso per le casse pubbliche, la Cambogia detiene il secondo settore del tabacco meno tassato dell’Asean, dopo il Laos. Le politiche sociali ambiziose e progressiste della Cambogia spesso falliscono nella fase di applicazione, ma organismi importanti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e l’ong Cambodia Movement for Health (Cmh) sostengono che l’aliquota fiscale insolitamente bassa sia il difetto più grave e pericoloso nella strategia antifumo del Paese.
In Cambogia, le imposte rappresentano il 25% del prezzo al dettaglio delle sigarette di produzione nazionale e il 31% di quelle importate, rendendo la Cambogia il Paese con le sigarette più economiche dell’Asean dopo il Laos. Si tratta di meno della metà del 75% raccomandato dall’Oms e dal Cmh.
“L’aumento delle imposte sui prodotti del tabacco è considerato a livello globale una strategia vantaggiosa per tutti”, afferma ad AsiaNews il dott. Mom Kong, direttore esecutivo del Cmh. “Il primo vantaggio è che lo Stato incasserà un gettito fiscale aggiuntivo. Il secondo è la riduzione dei rischi per la salute causati dalle sigarette, che possono portare a varie malattie, alla perdita di vite umane e alla disabilità”.
Le aliquote fiscali pongono problemi che vanno oltre il semplice gettito. I prezzi bassi incoraggiano un’abitudine letale che può portare a malattie croniche come il cancro ai polmoni e le patologie cardiache, specialmente tra i giovani. Un pacchetto standard da 20 sigarette in Cambogia costa da circa 50 centesimi per le sigarette di produzione locale a 1,75 dollari per le marche importate, rispetto ai 2,50-4,50 dollari dall’altra parte del confine, in Thailandia. “Questo rende le sigarette più economiche e spinge i giovani a diventare dipendenti dal fumo”, afferma Mom Kong.
Fumatori dimezzati in 25 anni
Poco più della metà della popolazione cambogiana ha meno di 25 anni. Il tasso di fumatori tra i 18 e i 24 anni è del 21%, secondo l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica del Paese, significativamente superiore alla media nazionale del 18,6%. Negli ultimi venticinque anni la Cambogia ha dimezzato il tasso di fumatori, che era pari al 38%, grazie a una serie di misure coraggiose, sostenute in modo significativo da una legge del 2015 sul controllo del tabacco che ha conferito al governo il potere di limitare importazione, distribuzione, vendita e pubblicità dei prodotti del tabacco.
Nello stesso anno, il governo ha imposto che il 55% delle confezioni di tabacco riportasse immagini crude, quali tumori alla bocca e ai polmoni. La Cambogia ha vietato l’importazione e la vendita di sigarette elettroniche e vaporizzatori – ampiamente considerati dagli esperti sanitari mondiali come i peggiori prodotti del tabacco – più di un decennio fa. Alla fine dello scorso anno, tale divieto è stato inasprito per includere pubblicità, stoccaggio, produzione, uso, distribuzione e persino il possesso.
Il mercato online
Tuttavia, tali prodotti sono ancora ampiamente disponibili online. Questo mese la polizia militare di Phnom Penh ha distrutto 360mila sigarette elettroniche, vaporizzatori e accessori correlati sequestrati durante le retate effettuate in tutta la città nella prima metà dell’anno. Le sigarette elettroniche e i vaporizzatori, con la loro gamma di aromi dolci e simili a caramelle, sono ampiamente considerati come una porta d’accesso alle droghe pesanti per i giovani del Paese.
Una rapida ricerca su Google permette di trovare immediatamente una miriade di venditori con siti web o che vendono tramite la piattaforma di messaggistica istantanea locale preferita, Telegram, oppure su TikTok, Instagram e Facebook. “Gli affari vanno bene”, ha dichiarato ad AsiaNews su Telegram un venditore online che ha chiesto di rimanere anonimo. “La gente lo vuole, soprattutto i giovani. Se c’è una domanda sufficiente, ci sarà sempre qualcuno disposto a venderlo. Il governo non ha abbastanza personale e per noi è facile coprire le nostre tracce”.
Il dott. Mom Kong sostiene che le sigarette elettroniche rappresentano un rischio per la salute particolarmente grave per bambini e adolescenti. “Questi prodotti sono progettati appositamente per attirare i giovani consumatori attraverso aromi e design accattivanti”, afferma. “La nicotina interferisce con lo sviluppo del cervello, la memoria e l’apprendimento, danneggiando al contempo polmoni, cuore, reni e altri organi”.
Stima che il numero di siti di vendita online attivi sia sceso da oltre 1.000 a circa 200. “È ancora un grosso problema», afferma il direttore esecutivo del Cmh. “Ma il numero continua a diminuire perché collaboriamo con il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni per lavorare con le piattaforme al fine di contrastare questi account. È un lavoro in corso: la battaglia non è ancora finita”.


















