Manila (AsiaNews) - È di almeno tre studenti uccisi e altri otto feriti il bilancio, ancora provvisorio, di una sparatoria avvenuta questa mattina in una scuola superiore nel sud delle Filippine, già il terzo episodio di violenza in un istituto del Paese dal mese di giugno. Intorno alle 13.30 ora locale i soccorritori avrebbero ricevuto una segnalazione relativa all’esplosione di colpi di arma da fuoco nel campus della Banga National High School, nella città di Banga, provincia di South Cotabato, sull’isola meridionale di Mindanao.
Il sindaco Albert Palencia ha dichiarato che almeno tre studenti, di età compresa tra i 14 e i 17 anni, sono stati uccisi nell’incidente, compreso il 16enne presunto autore della sparatoria. “Da quanto sinora emerso, il sospettato - ha raccontato alla Reuters il primo cittadino - era seduto accanto ai suoi amici e ha detto loro di andare a casa ‘perché dopo pranzo metterò in atto il mio piano’. I suoi amici hanno riso perché l’autore della sparatoria era noto per essere un burlone”.
Tuttavia, prosegue Palencia, “dopo pranzo, ha iniziato a sparare agli studenti” e ne avrebbe colpiti almeno una decina di essi “prima di togliersi la vita”. Il sindaco, riportando una dichiarazione di un insegnante, ha infine aggiunto che il giovane autore della sparatoria appariva da qualche giorno abbattuto dopo aver ricevuto un brutto voto.
Il governatore di South Cotabato, Reynaldo Tamayo, ha aggiunto che il presunto autore della sparatoria ha poi rivolto l’arma contro se stesso. In un video pubblicato su Facebook e confermato dall’Afp, si vede un uomo che porta fuori dalla scuola quello che sembra essere un bambino ferito, facendolo salire in fretta nel sidecar di una motocicletta in attesa. Egli si è poi appellato ai genitori, perché si assicurino che le armi da fuoco siano tenute fuori dalla portata dei minori. “Dobbiamo essere responsabili - ha detto - nella custodia delle armi da fuoco. I possessori di armi, in particolare, devono assicurarsi che i minori non abbiano accesso ad esse”. “Dobbiamo collaborare, perché altrimenti - conclude il governatore - sarà molto difficile per noi affrontare la situazione.
L’incidente fa seguito a due sparatorie avvenute da giugno nelle scuole a sud di Manila, mentre il 18 agosto uno studente della città di Zamboanga, sempre a Mindanao, ha trasmesso in diretta streaming il momento in cui sparava e uccideva un altro studente, prima di togliersi la vita. Le Filippine hanno norme relativamente severe in materia di possesso di armi da fuoco, che prevedono controlli sui precedenti penali e valutazioni psicologiche, ma non bastano per impedire sparatorie collegate anche alla proliferazione di armi da fuoco non registrate. Ciononostante, le sparatorie nelle scuole sono relativamente rare. Nel 2022, un uomo armato (poi arrestato) ha aperto il fuoco in un’università di prestigio nell’area metropolitana di Manila alla vigilia di una cerimonia di laurea, uccidendo un ex sindaco con cui il sospettato aveva una faida di lunga data e altre due persone.
Sulle sparatorie e, più in generale, gli episodi di violenza che si ripetono nelle scuole era intervenuto nei giorni scorsi - e prima dell’ennesimo fatto di sangue occorso oggi - il card. Jose Advincula, arcivescovo di Manila, invocando una comprensione più profonda degli eventi. Il porporato ha parlato di “tragedia” che evidenzia il bisogno di attenzione, e ascolto, delle “lotte” interiori che attanagliano “i nostri giovani” e li spingono a commettere atti così estremi e violenti. In una nota il cardinale ha quindi esortato il Paese a trasformare il dolore in “preghiera e azione unita, in modo che la violenza e l'odio non possano mai avere l'ultima parola”. “Dobbiamo ascoltare [i giovani], non solo quando parlano ad alta voce, ma soprattutto quando soffrono in silenzio” ha aggiunto il porporato. “Dobbiamo creare spazi in cui possano parlare senza paura del giudizio, cercare aiuto senza vergogna e sapere che sono apprezzati”. Esprimendo preoccupazione per quanti sono colpiti da queste tragedie, conclude il card. Advincula, “non dobbiamo permettere che passino senza ascoltare profondamente ciò che ci dicono sulle lotte dei nostri giovani”.



















