Articoli sull'argomento:

Nagorno - Karabakh

Articolo in evidenza

Diciassette secoli di storia dietro alla crisi politico-religiosa di Erevan

L'opposizione del katholikos Karekin II alla politica del premier Pašinyan sugli accordi con l'Azerbaigian è solo l'ultimo capitolo di una "concorrenza" che affonda le sue radici nelle origini stesse di quello che fu il primo Stato cristiano al mondo. E il Karabakh, che la Chiesa non vuole cedere definitivamente, negli anni della dominazione sovietica fu un simbolo della difesa della propria identità.

  • La pace sospesa tra Armenia e Azerbaigian

    L’incontro di Washington ha sancito il ruolo di mediatore degli Usa al posto della Russia. Restano ancora molti i punti da definire, fra cui le cause internazionali reciproche fra Erevan e Baku, frontiere e prigionieri. Ma il nodo centrale è l’apertura del cosiddetto “Corridoio di Zangezur”, ribattezzato “Corridoio di Trump” e sotto il controllo americano. La sfida della Chiesa armena.

  • Arresti e accuse di tentato golpe: è scontro aperto tra il governo e la Chiesa armena

    In carcere due arcivesacovi (tra cui Galstanyan) dopo un'irruzione della polizia nel patriarcato di Ečmjadzin. Pašinyan accusa direttamente il katholicos Karekin II chiedendone la rimozione, il clero armeno risponde invocando la scomunica del premier. Secondo il governo dietro le "manovre" della Chiesa ci sarebbe Mosca, ma altre voci denunciano l'uso di marchiare ogni opposizione con "il timbro delle spie del Cremlino". Sullo sfondo gli equilibri geopolitici e i negoziati con l'Azerbaigian.

  • La guerra in Iran e le conseguenze nel Caucaso

    L'Azerbaigian si trova in prima linea rispetto allo scontro tra Israele e l'Iran, con il suo ruolo ambivalente di partner strategico di Tel-Aviv e relazioni complesse e contraddittorie con Teheran. Ma anche la vicina Armenia esprime apertamente il timore che il conflitto possa durare a lungo, coinvolgendo anche i Paesi della regione.

  • Le tensioni a Erevan viste da Mosca

    Secondo il politologo russo Dmitrij Trenin con un cambiamento ai vertici l’Armenia non troverebbe più alleati a Occidente; gli Usa si farebbero da parte, e l’Azerbaigian e la Turchia sarebbero liberi di fare i conti da soli con un governo armeno rivoltoso. L’importante per Mosca è che “non si formi un altro fronte non amichevole".

  • Il conflitto sempre più duro tra la Chiesa e il governo in Armenia

    L'arcivescovo Galstanyan non si limita ad arringare le folle, ma le spinge all’assalto dei palazzi del potere. Secondo molti dietro all’escalation ci sarebbe lo stesso patriarca Karekin II che denuncia la "continua politica di cedimento unilaterale" nei rappoerti con l'Azerbaigian. Mentre il premier Pašinyan definisce i vescovi "agenti provocatori" che vogliono condurre alla guerra "come ai tempi di Bisanzio".

  • Sipri: nel 2022 affari record per il clan Erdogan con la vendita di armi

    Calano i ricavi globali nel 2022 nel settore degli armamenti. L’inversione di tendenza non è legata al calo della domanda ma alla difficoltà nel reperimento dei materiali. Il Medio oriente unica regione a registrare una crescita, trainata dalla Turchia e da Israele. Baykar, azienda legata al leader turco, segna il dato percentuale maggiore di crescita al mondo, con un +94% sul 2021.

  • Papa: si rispetti il diritto umanitario a Gaza

    Nuovo appello di Francesco all’Angelus che è tornato a chiedere anche la liberazione degli ostaggi. “Già sono morti moltissimi, per favore non si versi altro sangue innocente”. Ai fedeli di tutto il mondo l'invito a unirsi alla Giornata di preghiera e digiuno indetta dalla Chiesa di Terra Santa per martedì 17 ottobre. E sul Nagorno Karabakh: le autorità e la popolazione locale rispettino i monasteri ei luoghi di culto “segno di una fraternità che rende capace di vivere insieme nelle differenze”.

  • La dura condizione dei profughi armeni del Karabakh

    Nonostante le misure stanziate dal governo di Erevan per le decine di migliaia di esuli scappati dall'area a maggioranza armena presa militarmente da Baku, molte persone non hanno tuttora un posto dove dormire e sono costretti a passare la notte a cielo aperto. Nessuno si fida delle promesse degli azeri che già nell'altrra provincia contesa del Nakhicevan hanno cancellato ogni traccia delle radici cristiane.

  • Nagorno-Karabakh: Aliyev salta il vertice con l'Europa, Stepanakert città fantasma

    L'Azerbaigian aveva chiesto la presenza dei rappresentanti turchi, ma Germania e Francia si sono opposte, rimandando la risoluzione diplomatica. L'Armenia sta cercando di rispondere ai bisogni immediati di circa 100mila profughi, arrabbiati con la comunità internazionale per essere stati abbandonati, riferiscono diverse fonti. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha raccontato ad AsiaNews di aver trovato "deserta" la città di Stepanakert, chiamata Khankendi dagli azeri.

  • Con 50mila armeni in fuga, Erdogan ora vuole un 'corridoio' tra Ankara e Baku

    Liquidato il Nagorno Karabach il presidente turco spinge per un collegamento con l'Azerbaigian coinvolgendo l’enclave azera di Nakhchivan. In gioco la provincia armena di Syunik, ma Erdogan parla anche di segnali “positivi” dall’Iran. Non si ferma l'esodo armeno da Sepanakert: quasi la metà della popolazione ha abbandonato case e terre. Denunce di crimini, abusi, funerali e matrimoni celebrati in tutta fretta.

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000