Due terzi del territorio russo sono coperti dal permafrost, il ghiaccio perenne. Città importanti come Vorkuta, Norilsk e Yakutsk sorgono in questa zona intorno e sopra il Circolo Polare artico, insieme a migliaia di chilometri di ferrovie, tra cui una delle più lunghe al mondo, la linea principale Bajkal-Amur. Circa il 75% del petrolio e l'80% del gas della Russia vengono prodotti qui, e il Paese prevede di aumentarne l'estrazione. Le risorse energetiche, peraltro, non sono l'unica cosa che attira l'attenzione: alcuni scienziati, funzionari e membri del parlamento ripongono le loro speranze nell'agricoltura basata sullo scioglimento del permafrost. Da qui proviene il mito della banana siberiana, della fattibilità della coltivazione del grano nell'Artico e di come la Russia, nonostante la minaccia di perdite per migliaia di miliardi, abbia bloccato i suoi sforzi per adattarsi allo scioglimento dei ghiacci.
Il permafrost è un terreno che si mantiene costantemente a 0°C o al di sotto. Nel 1996, lo scioglimento medio del permafrost in Russia ha raggiunto i 45 cm di profondità, e nel 2023 aveva già raggiunto i 70 cm. Ciò significa che le proprietà del suolo su cui sorgono edifici, strade e infrastrutture stanno cambiando, e questo ha già portato alla deformazione del 40-80% degli edifici nelle città artiche, minacciando migliaia di chilometri di oleodotti, come spiega su Novaja Gazeta la giornalista ecologista Rufina Garipova.
Sono già diversi gli episodi di scioglimento e disastri conseguenti, che impongono l'avvio di un'ampia ricerca scientifica sul permafrost e l'adozione di misure di adattamento. Una rete di monitoraggio era essenziale, poiché le caratteristiche del ghiaccio variano persino da un edificio all'altro, e in Russia si è discusso per la prima volta di una rete di questo tipo nel 2021, con l'intenzione di realizzarla dopo il 2024. Inoltre è stata proposta una legge sulla protezione del permafrost, che incentiverebbe le società di gestione, i proprietari di edifici e strade e gli industriali a ridurre il loro impatto sui terreni ghiacciati e a preservarli. Il fatto è che il riscaldamento globale è aggravato dalle perdite esistenti nelle reti idriche e fognarie urbane, cosa facile da immaginare: il ghiaccio comune si scioglie a contatto con l'acqua, e il permafrost segue un processo simile.
La distruzione di edifici, strade e infrastrutture sul permafrost è già stata valutata come una potenziale perdita, e lo Stato riconosce la necessità di prevenire questi rischi. Tuttavia, a differenza dei settori delle costruzioni e dell'industria mineraria, dove sono necessarie nuove soluzioni progettuali, l'agricoltura è spesso percepita come un settore che beneficia dei cambiamenti climatici, e che potrebbe trarre vantaggio dall'aumento delle temperature nelle regioni settentrionali.
Con il dibattito sui cambiamenti climatici iniziato in Russia 15-20 anni fa, è emersa l'idea che presto si potessero coltivare banane in Siberia. Singoli studi scientifici hanno alimentato l'interesse per l'argomento, e le speculazioni su come le regioni polari russe sarebbero diventate il granaio del Paese. “I cambiamenti climatici potrebbero rendere la vita più facile alle persone: gli inverni diventeranno meno rigidi e i terreni, diventando più adatti all'agricoltura, produrranno rese maggiori. Di conseguenza, le regioni della Siberia orientale, dell'Estremo Oriente, dell'Alaska e dell'Artico canadese potrebbero diventare più attraenti come luoghi in cui vivere rispetto al sud, dove prevarranno caldo e siccità”, hanno scritto gli scienziati dell'Istituto forestale Sukačev di Krasnojarsk dell'Accademia russa delle scienze nelle loro previsioni climatiche per il 2080. Il ghiaccio perenne si sta ritirando, e il clima delle regioni artiche assomiglierà a quello della regione del Volga, hanno promesso gli esperti.
Nel 2020 gli scienziati canadesi hanno scoperto i benefici del riscaldamento alle alte latitudini, per cui la superficie di terreni agricoli sul pianeta potrebbe aumentare di quasi un terzo nei prossimi 50-100 anni, anche grazie a nuove e promettenti terre nel Canada settentrionale e in Russia. La Russia è quindi diventata una “beneficiaria del cambiamento climatico”, e l'idea di sviluppare l'agricoltura in Siberia e nell'Estremo Oriente è stata ripresa nell'opuscolo del 2024 su “Effetti economici del cambiamento climatico in Russia”, elaborato e pubblicato dal Centro per la politica climatica e l'economia della Russia, con il supporto della fondazione benefica del miliardario Andrej Mel’ničenko. I suoi autori ritengono che il Pil della Russia potrebbe aumentare di oltre mille miliardi di rubli (dieci miliardi di euro) con un aumento di un grado della temperatura; i principali benefici proverrebbero dall'agricoltura e dalla silvicoltura, per un totale di 567 miliardi di rubli.
Tutti questi e altri esempi semplificati di interpretazione della ricerca scientifica portano a distorsioni cognitive nella nostra percezione della realtà, con una tendenza artificiosa all’ottimismo che fa emergere un quadro roseo, per cui la Siberia viene vista come una “nuova regione del Volga”, mentre problemi come le inondazioni e il degrado del suolo rimangono irrisolti. Molto dipende dal modo in cui le informazioni vengono presentate: i media e i reportage privilegiano le immagini vivide della “banane in Siberia” e della “Russia principale beneficiario”. Questi slogan sono facili da ricordare, mentre i dettagli scientifici complessi, le avvertenze e i calcoli del rischio spesso vengono trascurati. Ad esempio, nel febbraio 2026 la rivista Argumenty i Fakty ha pubblicato un articolo intitolato “Come vengono coltivate le banane in Siberia”, che in realtà si concentrava sulla coltivazione di una quantità limitata di banane in serra. Poco prima nel 2025, Andrej Platonov, capo dell'organizzazione no-profit Subtropics of Russia, aveva assicurato al forum “Industria della Serra di Russia” che in Siberia sarebbe iniziato un esperimento di coltivazione di banane e limoni.
Quando i russi leggono articoli di questo tipo i dettagli vengono ignorati, lasciando spazio all'idea che il riscaldamento globale permetterà lo sviluppo dell'agricoltura nell'Artico. Forse non le banane, ma si potrà coltivare il grano: questa opinione è tipica di chi non ha mai visitato le regioni polari, e non ha mai osservato come appaiono la vegetazione e i paesaggi artici su un terreno ghiacciato. L'idea che le zone climatiche esistenti si spostino semplicemente verso nord presuppone un riscaldamento uniforme del pianeta e conseguenze stabili, mentre in realtà, l'aumento della temperatura è disomogeneo (l'Artico si sta riscaldando quattro volte più velocemente dei tropici) e le sue conseguenze sono imprevedibili, come scrive il ricercatore britannico sui cambiamenti climatici Ben Shread-Hewitt, per cui qualsiasi nuovo clima in Siberia sarà intrinsecamente instabile.
La temperatura non è l'unico ostacolo allo sviluppo agricolo in Siberia. L'aumento medio annuo della temperatura è insufficiente perché la Siberia diventi il centro agricolo della Russia, ha spiegato Igor Vakhrušev, dottore di ricerca presso la Facoltà di geografia, geoecologia e turismo dell'università Vernadskij della Crimea. Secondo lo scienziato, i terreni liberati dal permafrost saranno difficili da sfruttare, perché stanno iniziando a impregnarsi d'acqua, e inoltre il suolo siberiano è molto più povero delle “terre nere” meridionali: è privo di uno strato fertile e di humus. “Lo sviluppo agricolo delle regioni polari richiederà la creazione di nuove infrastrutture e reti stradali, campagne di sensibilizzazione e altre misure, con costi ancora maggiori rispetto al superamento dei problemi agricoli nella Russia meridionale dovuti, ad esempio, al riscaldamento globale”, conclude Vakhrušev. Questa conclusione conferma quella di Mikhail Julkin, uno dei più rinomati esperti russi di politica climatica e regolamentazione del carbonio, nonché capo di CarbonLab: la Russia deve modernizzare il proprio sistema economico per poter trarre vantaggio dal riscaldamento globale.
Nel 2024 era stata pubblicata la monografia “Monitoraggio del permafrost”, che aveva completato la fase preparatoria per l'inizio dei lavori di realizzazione fisica di nuovi punti di osservazione del “ghiaccio eterno”. Il passo successivo è la creazione di mappe dettagliate del permafrost per fornire informazioni utili alla progettazione di infrastrutture e impianti minerari, ma il materiale a disposizione è ancora insufficiente per valutare la capacità portante locale dei terreni. La situazione del permafrost, come altre problematiche legate ai cambiamenti climatici, evidenzia l'inefficacia del sistema di pubblica amministrazione russo: ogni primo ministro, ministero competente ed ente scientifico è responsabile di aree di lavoro specifiche, mentre la trasformazione del sistema naturale richiede una cooperazione interdisciplinare e interministeriale. E se in Russia venisse creato un gruppo di lavoro interministeriale su una determinata questione, questo avrebbe il solo scopo di soffocare la decisione in dispute burocratiche.
È dai tempi di Stalin che la Russia sogna “l’impero delle banane” in Siberia, come immagine del mondo intero dominato dall’alto dei ghiacci, che si stanno sciogliendo non per irrigare i giardini incantati del paradiso russo, ma per dissolvere il futuro del più grande Paese del mondo, che da sempre insegue soltanto le proprie illusioni.
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