Himalaya: perché Gyirong è un luogo fondamentale per Pechino

Il valico travolto dalla colata di acqua e detriti era un'opera simbolo delle ambizioni della Cina sul "corridoio nepalese". Ma anche il fulcro di una regione in cui Pechino promuove aiuti alle comunità montane locali per rafforzare il suo controllo sul Tibet.

Milano (AsiaNews) - L’ampiezza della catastrofe consumatasi al confine tra il Tibet e il Nepal è sotto gli occhi di tutti. E la priorità di oggi non può che essere la mobilitazione per la ricerca dei dispersi e il soccorso alle popolazioni colpite. Ma c’è anche un altro aspetto che non può essere sottovalutato nelle cronache di queste ore: il fatto che ad essere coinvolte sia un’area particolarmente delicata anche da un punto di vista politico per Pechino.

Da una parte, infatti, la tragedia sta colpendo la “Regione Autonoma del Tibet” - come Pechino chiama il territorio che ha annesso dal 1955 e la cui identità autonoma da decenni sta cercando di sradicare anche attraverso provvedimenti drastici come la nuova legge sulle etnie fortemente voluta da Xi Jinping. Non a caso i media di Stato cinesi enfatizzano l’impegno diretto del presidente nell’organizzazione dei soccorsi. Ma anche l’area nepalese colpita dalla catastrofe è molto importante per Pechino, che soprattutto negli ultimi anni aveva investito molto sul valico di Gyirong e sul corridoio verso Kathmandu. E non solo per una strategia logistico-commerciale, ma anche in funzione del controllo della regione tibetana.  

Un excursus interessante per capire questo aspetto della vicenda lo offre un interessante articolo pubblicato nello scorso mese di aprile da Galen Murton, un docente della James Madison University della Virginia che studia la geopolitica dell’area himalayana.

La scommessa cinese su Gyirong

Le relazioni diplomatiche tra Cina e Nepal - ricorda Murton - iniziarono nel 1955, poco dopo l’annessione del Tibet da parte cinese. I due Paesi definirono un confine himalayano di circa 1.414 chilometri. Il Trattato sui confini del 1961 e i successivi protocolli e controlli cartografici contribuirono a stabilire le attuali delimitazioni territoriali. In questo periodo, sicurezza dei confini, commercio e sviluppo delle infrastrutture divennero strettamente collegati: la Cina iniziò infatti a utilizzare gli aiuti economici e la costruzione di infrastrutture come strumenti per consolidare i rapporti con Kathmandu.

Ma è stato soprattutto a partire dagli anni Duemila, e in particolare dopo il 2010, che la presenza economica cinese in Nepal è aumentata rapidamente. Nel 2014 gli investimenti diretti cinesi hanno superato per la prima volta quelli indiani, rendendo la Cina il principale investitore straniero nel Paese. Pechino ha anche aumentato considerevolmente gli aiuti economici destinati al Nepal, destinandoli soprattutto a infrastrutture, formazione e assistenza tecnica. E particolare attenzione è stata riservata proprio ai distretti settentrionali, poveri e difficilmente raggiungibili, dove la costruzione di strade permette alle popolazioni locali di raggiungere mercati e strutture sanitarie situate in Tibet.

Un momento decisivo nelle relazioni sino-nepalesi - annota il prof. Murton - è stato il terremoto che nel 2015 ha colpito il Nepal. In quell’occasione la Cina è intervenuta con un’importante operazione umanitaria, riaprendo strade e riparando infrastrutture danneggiate, stanziando circa 480 milioni di dollari per la ricostruzione. Nello stesso periodo, i rapporti tra Nepal e India stavano peggiorando a causa del blocco delle frontiere meridionali, che provocò una grave crisi energetica. E fu proprio in questo contesto che la Cina approfittò della situazione sviluppando il nuovo valico di Gyirong, travolto in queste ore dalla catastrofe, attraverso il quale passavano le forniture di carburante. La struttura assunse un forte significato politico.

Nel 2017 il Nepal ha anche aderito ufficialmente alla Belt and Road Initiative (BRI) e nel 2019 i due Paesi hanno presentato il progetto del Nepal-China Trans-Himalayan Multi-Dimensional Connectivity Network, che mira a creare corridoi economici e infrastrutture di trasporto più efficienti attraverso l’Himalaya. L’obiettivo era quello di aumentare il commercio, gli investimenti e il turismo. Mentre un accordo sul transito e sui trasporti consentiva al Nepal di utilizzare alcuni porti cinesi per il commercio con Paesi terzi.

Il sogno di trasformare il Nepal in un grande corridoio commerciale trans-himalayano è rimasto, però, in gran parte un progetto incompiuto. La complessa geologia dell’Himalaya, le frane, le difficoltà logistiche, l’instabilità politica a Kathmandu e le divergenze diplomatiche hanno rallentato molti progetti. La situazione è poi ulteriormente peggiorata con la pandemia da Covid-19, quando la Cina ha chiuso i suoi quattordici principali valichi con il Nepal, riaperti completamente solo lo scorso anno.

Il Tibet e le comunità montane nepalesi

Questi problemi non hanno comunque fermato le relazioni tra Pechino e le comunità montane nepalesi. “A lungo trascurate dal governo di Kathmandu a causa della lontananza geografica e della storica emarginazione delle comunità indigene - scrive Galen Murton - le popolazioni di confine dei distretti settentrionali del Nepal dipendono oggi da aiuti cinesi di importanza cruciale. Dal Nepal orientale a quello occidentale, i leader eletti dei comuni rurali dei distretti himalayani vengono regolarmente invitati nella Regione Autonoma del Tibet per discutere i continui aggiustamenti nelle relazioni commerciali e la distribuzione di pacchetti di aiuti. Questi leader sfruttano abitualmente la loro posizione in spazi di confine strategici e sensibili per ottenere sostegno dal governo cinese”.

“Fornito in parte per estendere una mano geopolitica in aree culturalmente tibetane – commenta ancora lo studioso americano -, questo sostegno materiale e in natura da parte della Cina include spesso la fornitura di escavatori e materiali per la costruzione di strade, così come pannelli solari, batterie e altre attrezzature destinate allo sviluppo rurale. Finché il Tibet, e il controllo del suo ambiente instabile, rimarrà una preoccupazione centrale per il Partito comunista cinese, le regioni confinanti del Nepal e le loro popolazioni di etnia tibetana continueranno a rimanere sotto lo sguardo attento e la portata extraterritoriale delle autorità cinesi”.

Tutto questo ha ovviamente anche un prezzo politico. Nei valichi secondari, soprattutto nelle regioni di Mustang e Humla, la Cina ha sviluppato non solo strade ma anche sistemi avanzati di sorveglianza. Queste infrastrutture permettono a Pechino di controllare più attentamente i movimenti delle popolazioni nepalesi, che culturalmente e storicamente sono legate al Tibet. La sicurezza dei confini è quindi strettamente collegata anche alla repressione culturale nei confronti delle minoranze tibetane, in una logica di controllo politico e territoriale. Ma le popolazioni locali - osserva Murton - non sono semplicemente passive. Comunità come quelle di Lapchi e Tsum Nubri hanno sviluppato strategie per aggirare le chiusure dei confini, utilizzando reti familiari, percorsi alternativi e piccoli valichi per procurarsi cibo, medicine, carburante e altri beni provenienti dal Tibet.

 

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