Giornata del creato: "Green Church Declaration" della Chiesa del Bangladesh

L’evento organizzato dalla EC-PIHD per la Giornata mondiale che si celebra oggi. Una risposta alle sfide causate dai cambiamenti climatici e dalla perdita di ecosistemi naturali. Serve azione coordinata che coinvolga singole persone, famiglie, Chiese, scuole, ong e comunità locali.

di Sumon Corraya

Dhaka (AsiaNews) - Davanti a sfide ambientali che si fanno sempre più pressanti, dai disastri naturali causati dai cambiamenti climatici alla perdita di ecosistemi naturali che riguarda (anche) il Bangladesh, i leader cattolici, rappresentanti di popolazioni indigene ed esperti del settore si sono riuniti a Dhaka. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di riflettere sulle modalità con le quali le diverse comunità di fedeli possano diventare una forza per la tutela dell’ambiente e per una vera trasformazione sociale. 

L’appuntamento, organizzato dalla Commissione episcopale per la Giustizia, la pace e l’integrità del Creato (EC-PIHD) si è tenuto il 29 agosto scorso in previsione della XXI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura e la Custodia del Creato che la Chiesa celebra oggi, Primo settembre. A conclusione dei lavori si è tenuta la presentazione di una “Green Church Declaration”, volta a promuovere la responsabilità ambientale all’interno delle parrocchie, delle scuole e delle istituzioni cattoliche in tutto il Paese.

In apertura dei lavori si è tenuto un momento di preghiera guidato da p. Liton H. Gomes, CSC, segretario EC-PIHD. Nel suo discorso di benvenuto mons. Gervas Rozario, presidente della commissione, ha sottolineato che la cura del creato “non è un’attività facoltativa per i cristiani, ma una dimensione essenziale dell’essere discepoli di Cristo e della gestione responsabile. “La nostra responsabilità - ha sottolineato il prelato - verso il creato deriva direttamente dalla nostra fede”.

Proseguendo nella sua riflessione, il vescovo ha esortato i partecipanti a considerare la tutela ambientale come un “impegno” nei confronti delle generazioni future e delle ”comunità più vulnerabili” colpite dai cambiamenti climatici. Il seminario ha riunito leader ecclesiastici, esperti ambientali, difensori delle popolazioni indigene, organizzatori di cooperative e rappresentanti delle comunità di base.

Le discussioni si sono concentrate sui diritti territoriali delle popolazioni indigene, sulla tutela dell’ambiente, sulle cooperative ecologiche, sulle comunità sostenibili e sul ruolo delle chiese nella risposta alla crisi ecologica. I partecipanti hanno inoltre sottolineato che il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, ma anche una sfida umana e sociale che colpisce in modo sproporzionato poveri, popolazioni indigene e comunità rurali che dipendono dalle risorse naturali per il sostentamento.

I relatori hanno evidenziato la necessità di una risposta coordinata che coinvolga individui, famiglie, Chiese, scuole, cooperative, organizzazioni della società civile e comunità locali. E hanno sostenuto che la tutela del creato richiede ”più di semplici cambiamenti politici”, quanto piuttosto una “trasformazione dei valori, degli stili di vita e dei rapporti con il mondo naturale”. Attingendo ai temi trattati nell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco, infine, diversi relatori hanno riflettuto sull’interconnessione tra le persone e la natura.

Durante i lavori si è approfondito il modo in cui fede, conoscenza scientifica e azione comunitaria possano contribuire per affrontare il crescente impatto dei cambiamenti climatici, come avvenuto in occasione di disastri recenti nel continente. I partecipanti hanno condiviso le esperienze di comunità che stanno già affrontando il degrado ambientale, tra cui perdita di biodiversità, pressione sul territorio ed effetti sempre più marcati di eventi meteorologici estremi. Per molti fra i presenti, l’incontro ha offerto l’opportunità di rafforzare la collaborazione e trasformare le preoccupazioni in azioni concrete. “È stata un’occasione preziosa per imparare gli uni dagli altri, rafforzare la collaborazione e rinnovare il nostro impegno comune a proteggere il creato e a prenderci cura della Madre Terra”, ha affermato un operatore dello sviluppo che ha partecipato al seminario.

L’impegno ecologico della Chiesa giunge in un momento in cui il Bangladesh sta cercando di ampliare il programma nazionale di rimboschimento. Quest’anno il governo ha annunciato un piano per piantare 250 milioni di alberi nei prossimi cinque anni, nell’ambito di una strategia più ampia e le istituzioni cattoliche stanno già contribuendo a tale sforzo. Scuole, università, parrocchie e organizzazioni ecclesiali hanno intensificato le iniziative di piantumazione negli ultimi anni. Caritas Bangladesh, braccio sociale della Chiesa, si è impegnata a piantare 500mila alberi nelle sue aree operative, collegando la tutela ambientale alla resilienza delle comunità e allo sviluppo sostenibile.

L’evento si è concluso con le riflessioni di un illustre gruppo di leader cristiani, che hanno sottolineato l’impegno condiviso nella tutela dell’ambiente, oltrele divisioni confessionali. Tra loro erano presenti mons. Bejoy N. D’Cruze, OMI, presidente della Conferenza episcopale cattolica del Bangladesh; mons. Gervas Rozario, presidente dell’EC-PIHD; mons. Paul S. Sarkar della Chiesa del Bangladesh. Con l'inizio della Stagione della Creazione, gli organizzatori sperano che la dichiarazione di una “Chiesa verde” ispiri un’azione concreta al di là degli impegni simbolici. Per i partecipanti, proteggere la creazione non è solo “un obbligo ambientale”, ma anche “un’espressione di fede, giustizia e solidarietà con le generazioni future”.

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