Hong Kong (AsiaNews) – “Colpevole”. Una sola parola pronunciata davanti ai giudici dopo quasi cinque anni di carcere. Così Joshua Wong, 29 anni, uno dei volti più noti della “rivoluzione degli ombrelli” che portò in piazza migliaia di giovani a Hong Kong nel 2014, ha risposto alle accuse di “collusione con forze straniere” lette in aula nel secondo processo a suo carico, quello in forza della famigerata Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel giugno 2020 dopo la nuova ondata di proteste pro-democrazia a Hong Kong. A una manciata da giorni dalla condanna e dalla successiva “udienza di mitigazione” per Chow Hang-tung e Lee Cheuk-yan, oggi nella sede dell’Alta Corte è andata in scena un’altra pagina della repressione per via giudiziaria delle voci di dissenso a Hong Kong.
Il nuovo processo per evitare la liberazione
L’accusa contro Yoshua Wong – cristiano evangelico, cresciuto nello United Christian College di Kowloon – è legata alle attività di Demosisto, il movimento pro-democrazia fondato insieme a Nathan Law, un altro degli studenti del “movimento degli ombrelli” che oggi vive in esilio a Londra con una taglia sulla sua testa. Demosisto venne sciolta il giorno stesso dell’approvazione della Legge sulla sicurezza nazionale, ma questo non è bastato a proteggere Wong dalle accuse. Gli viene imputato di aver chiesto a governi stranieri di imporre sanzioni, blocchi economici o altre misure ostili contro Hong Kong per la repressione dei movimenti pro-democrazia e dei diritti umani, cosa avvenuta negli Stati Uniti nel 2019 con l’adozione dello Human Rights and Democracy Act. Secondo l’accusa, Wong avrebbe continuato questa attività anche dopo l’entrata in vigore della legge nel giugno 2020, mentre Law lasciava Hong Kong per proseguire la campagna dall’estero.
Il reato di “collusione con forze straniere” A Hong Kong oggi prevede la pena massima dell’ergastolo. È facile intuire, dunque, che dietro al riconoscimento di colpevolezza di Joshua Wong ci sia il tentativo - concordato con gli avvocati - di ottenere perlomeno la mitigazione di questa pena. Del resto l’esito di un eventuale dibattimento appariva scontato, come ha mostrato il caso di Chow Hang-tung e Lee Cheuk-yan (che non hanno voluto dichiararsi colpevoli del reato di “sovversione”).
Già nel primo processo legato al “gruppo dei 47” - gli organizzatori delle elezioni primarie non ufficiali organizzate dal fronte pro-democrazia a Hong Kong per scegliere candidati comuni da presentare al voto per l’Assemblea legislativa del 2020 (poi annullato con la scusa del Covid e svuotato di significato l’anno successivo con una riforma che di fatto annulla ogni possibilità di candidatura per chi non è pro-Pechino ndr) - aveva adottato la stessa strategia processuale dichiarandosi colpevole del reato di “sovversione”. In forza di questo aveva ottenuto nel 2024 una condanna a “soli” 4 anni e 8 mesi di carcere che avrebbe finito di scontare nel gennaio 2027. Ma un nuovo arresto in carcere nel giugno 2025 per il reato di “collusione con forze straniere” aveva reso chiaro che anche allo scadere della pena per Joshua Wong non si sarebbero aperte le porte della prigione di Stanley.
Appare evidente che si tratta di processi diversi per un “reato” che è sostanzialmente lo stesso: un fatto che in teoria sarebbe inammissibile in un sistema giuridico. Ma per giustificarlo il pubblico ministero Mingme Yeung ha sostenuto che Wong, anche dopo lo scioglimento di Demosisto, "avrebbe continuato a sostenere l'avanzamento del fronte internazionale tramite media stranieri e piattaforme di social media".
La speranza di prendersi cura dei genitori anziani
Ora dunque - come accade a Hong Kong - l’attivista attenderà di sapere il numero di anni che ancora dovrà trascorrere in carcere, che la corte quantificherà nelle prossime settimane. Il suo avvocato Derek Chan ha detto di aver già ricevuto notizia che non otterrà la remissione della pena per la condanna precedente, cosa che gli avrebbe permesso di ottenere una riduzione della durata della nuova detenzione, scontando il tempo già trascorso in custodia cautelare prima della sentenza.
In aula Joshua Wong è apparso dimagrito mentre salutava con un cenno del capo amici e sostenitori seduti in tribuna. Tra i presenti c'erano ex membri di Scholarism, un gruppo di attivismo studentesco ormai sciolto che aveva fondato nel 2011, quando aveva appena 15 anni. L’avvocato Chan ha dichiarato anche che Joshua, che compirà 30 anni il mese prossimo, ha avuto una “lunga opportunità per riflettere sulla strada che ha intrapreso”, “non ha sprecato il suo tempo in prigione”, ha aggiunto. L'attivista ha letto oltre cento libri scritti da figure provenienti da tutto lo spettro politico mentre era in custodia, ha aggiunto Chan, dicendo che sperava di potersi prendere cura dei suoi genitori anziani una volta rilasciato.




















