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Vladimir Rozanskij

  • L'incubo di Mosca lasciata senza internet

    Dall'8 marzo sono arrivati anche nella capitale russa i blocchi della connessione sulla rete mobile "per ragioni di sicurezza" che stanno creando gravi disagi in una metropoli che fino a ieri si proponeva come una capitale digitale. Disfunzioni anche nelle "liste bianche" di applicazioni promosse dagli organi di controllo. E ci sono quartieri dove non funziona nemmeno il wi-fi casalingo.

  • La morte di Filaret, l'uomo dell'inizio dello scisma tra ortodossi ucraini e russi

    Scomparso all'età di 98 anni il patriarca emerito di Kiev. Era stato a lungo definito "il più sovietico tra i metropoliti", ma nel 1990 si vide scavalcato da Aleksij a Mosca dopo la morte di Pimen. Nel 1992 ruppe per primo la comunione coi russi portandosi dietro buona parte del clero. Finché nelle convulse trattive durante la presidenza Porošenko fu poi Kirill a rifiutare un accordo pensando (a torto) di poterlo rendere ininfluente in Ucraina.

  • Il futuro del Kazakistan dopo il referendum

    Il residente Tokaev ha ottenuto con le abituali percentuali "sovietiche" la consacrazione che desiderava. Di fronte a lui la sfida di rendere davvero Astana un modello per la regione con un sistema politico capace di coniugare forza del potere e consenso popolare. Primo banco di prova le elezioni parlamentari in programma in estate.

  • Il virus del Mammut nel messenger patriottico russo

    Anche su Max - il sitema di messaggistica imposto dalle autorità di Mosca come risposta "sicura" alle applicazioni occidentali - circola un virus che sottrae agli utenti i dati per i pagamenti. Secondo i dati ufficiali sarebbero 100 milioni i profili di utenti iscritti alla chat patriottica, obbligatoria per le relazioni con la pubblica amministrazione. Sapendo però che comunque le conversazioni sono controllate, molti russi lo usano su un telefono "ad hoc".

  • La vita in sospeso dei bielorussi liberati

    A buona parte dei prigionieri politici usciti dal carcere ed espulsi dal Paese alla fine del 2025 non ha ancora ricevuto indietro il passaporto dalle autorità di Minsk. E restano in un limbo giuridico rimanendo cittadini bielorussi ma impossibilitati a ottenere nuovi documenti. La loro denuncia: "Lukašenko ha fatto un gesto solo di facciata".

  • La guerra in Iran vista da Dushanbe

    Paese molto legato a Teheran per la parentela etnica, il Tagikistan guarda con preoccupazione al conflitto in Medio Oriente. Nella convinzione degli esperti locali che non si risolverà con le bombe e i missili, ma si protrarrà a lungo sul campo.

  • Le frontiere difficili dell'arte russa contemporanea

    Mentre fa discutere la concessione di un padiglione alla Biennale di Venezia, anche in Russia ci sono opere che lottano per andare oltre la propaganda nella riflessione sull'attualità. Come mostra la vicenda della mostra Dies Illa, inaugurata da Griša Bruskin nel museo di arte contemporanea Zilart di Mosca.

  • La paladine della libertà in Tagikistan

    In un Paese dove la condizione della donna fa i conti con tradizioni patriarcali ancora molto radicate le storie di una cantante che mescola le lingue per un messaggio di pace e libertà, un'avvocata in prima fila nella difesa dei diritti umani e una poetessa che denuncia il "vuoto spirituale" di una società che esalta pubblicamente gli uomini di potere.

  • La rivoluzione ai vertici del Kirghizistan

    Dopo la rimozione dall'incarico del suo più stretto collaboratore e capo dei servizi di sicurezza Tašiev, il presidente Žaparov sta proseguendo con le destituzioni e gli arresti contro una rete di alti funzionari, ministri, parlamentari e persino sindaci sospettati di architettare l'ennesimo colpo di stato a Bishkek. Un grande valzer per garantire "stabilità".

  • Le nuove icone russe con gli 'eroi' della guerra

    Nella regione nord-occidentale di Pskow il governatore sta sacralizzando l'"operazione militare speciale" con due icone fatte realizzare per una storica cattedrale che ritraggono due militari locali morti in Ucraina ai piedi di grandi patroni ortodossi. Gli iconografi si giustificano dicendo che non raffigurandoli come santi "i canoni dogmatici sono rispettati". L'ex portavoce del patriacato Čapnin: "Sembrano le immagini della metropolitana di Stalin".

  • I vantaggi per l'economia di Mosca del conflitto in Iran

    Già negli anni Settanta fu la crisi petrolifera ad aprire la strada alla collaborazione tra Europa e Unione Sovietica. Con la chiusura dello stretto di Hormuz oggi la Russia può ridurre gli sconti sul prezzo del suo greggio. Anche se Bruxelles, almeno per il momento, non sembra disposta ad allentare la stretta alle importazioni di gas.

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