Il prezzo della pace per l’Armenia
Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.

Quando il premier Pasynian evoca una pace con l’Azerbaigian “che duri 400 anni” non espone solo un’iperbole politica. Guarda a un futuro per Erevan che non sia appeso agli equilibri regionali di turno.
Appello di Francesco “ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente”. Domani la riunione di “Cor Unum” sulla crisi siriana e irachena.
“La salvezza di Dio può raggiungere qualunque uomo in qualunque condizione, anche la più negativa e dolorosa. La salvezza di Dio è per tutti: per tutti! Nessuno escluso. E’ offerta a tutti. Per questo il Giubileo è tempo di grazia e di misericordia per tutti, buoni e cattivi”. “Gesù ci ha salvati rimanendo sulla croce. E tutti noi sappiamo che non è facile rimanere sulla croce, sulle nostre piccole croci di ogni giorno”.
“Noi dobbiamo capire quando il nostro spirito è in questo stato di tristezza allargata, che quasi non c’è respiro: a tutti noi capita, questo”. Bisogna pregare, pregare forte, come ha fatto Giobbe: gridare giorno e notte affinché Dio tenda l’orecchio. “E’ una preghiera di bussare alla porta, ma con forza!”.
Visita non facile in due Paesi nei quali i cattolici sono una esigua minoranza. A Tbilisi, per la prima volta che una delegazione della “dura” Chiesa ortodossa georgiana parteciperà alla messa di un papa. A Baku l’incontro con lo Sceicco dei musulmani del Caucaso.
Alla messa giubilare davanti a decine di migliaia di catechisti da tutto il mondo, papa Francesco mette in luce “il centro” della fede da annunciare: “il Signore Gesù è risorto, il Signore Gesù ti ama, per te ha dato la sua vita”. Ma mette in luce anche le qualità del messaggero: “non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale”. Il ricco “è cieco” perché non vede il povero; “strabico” perché “guarda con riverenza le persone famose, di alto rango, ammirate dal mondo, e distoglie lo sguardo dai tanti Lazzaro di oggi”. Oggi “siamo caduti in questo abisso dell’indifferenza, della mondanità, dell’egoismo”. Solidarietà ai vescovi messicani nel loro impegno per la famiglia e contro l'ideologia gender. La beatificazione del sacerdote Engelmar Unzeitig, ucciso nel campo di sterminio di Dachau. La Giornata per il sordo.
Incontrando i familiari e alcune vittime dell’attentato terrorista a Nizza del 14 luglio scorso, papa Francesco spinge verso relazioni fraterne fra le religioni e al rifiuto dell’odio. Il dono di 86 fiori, come il numero degli uccisi. Le critiche di laicisti ed ecologisti. L’apprezzamento di personalità musulmane ed ebree.
Pubblichiamo le registrazioni video degli interventi che si sono susseguiti durante il Simposio internazionale organizzato da AsiaNews il 2 settembre scorso. In ordine intervengono: P. Ferruccio Brambillasca, Superiore Generale del PIME; Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide; Sr. Mary Prema, Superiora Generale delle Missionarie della Carità; P. Brian Kolodiejchuk, postulatore della Causa della Madre; Card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai; P. John A. Worthley, sull'influenza di Madre Teresa in Cina; una testimonianza sull'influenza di Madre Teresa nel mondo islamico; mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale.
“C’è nell’anima nostra la possibilità di avere due inquietudini: quella buona, che è l’inquietudine” che “ci dà lo Spirito Santo e fa che l’anima sia inquieta per fare cose buone” e c’è “la cattiva inquietudine, quella che nasce da una coscienza sporca”.
L’annuncio sul sito del dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, alla vigilia della chiusura della Sessione plenaria a Chieti. Gli ortodossi russi auspicano che al centro del dialogo ora venga messa la questione degli uniati.
All’udienza generale Francesco dice che “l’amore misericordioso è l’unica via da percorrere", "bisogna essere un po’ più misericordiosi, non sparlare degli altri, non ‘spiumare’ gli altri con le critiche, con le invidie con le gelosie, perdonare, essere misericordiosi, vivere la nostra vita nell’amore e donare”.
“Con la guerra, sono perdenti, anche i vincitori”: è il messaggio che ha concluso la giornata di Assisi che ha visto esponenti religiosi di gran parte del mondo tornare a pregare per la pace. “Noi non abbiamo armi. Crediamo però nella forza mite e umile della preghiera”. Nell’“Appello di pace 2016” uomini e donne di religioni diverse affermano la volontà di “realizzare l’incontro nel dialogo, opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il terrorismo”.
La meditazione di Francesco all’incontro “Sete di Pace: religioni e culture in dialogo”. “Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa”.
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