Jakarta (AsiaNews) - “Non riusciamo più a guadagnarci da vivere”. Queste parole, pronunciate tra le lacrime da una donna Dayak del Kalimantan Occidentale, colgono il costo umano dell’aggravarsi degli incendi boschivi e terrestri in Indonesia. Per le comunità che vivono nei pressi delle foreste della Reggenza di Ketapang, il fuoco sta distruggendo non solo alberi e terreni agricoli, ma anche fonti di cibo e di reddito.
Mahalini, insegnante, di una parrocchia cattolica della diocesi di Ketapang, ha parlato con AsiaNews al telefono dalla zona colpita. Il suo vero nome è omesso per motivi di sicurezza. “Stiamo soffrendo moltissimo perché le foreste vicino ai nostri insediamenti continuano a bruciare. Gli incendi non si fermano. Chi di noi dipende dalla foresta e dall’agricoltura non riesce più a guadagnarsi da vivere”, ha detto.
La situazione è aggravata da una stagione secca prolungata. Secondo Mahalini, agricoltori e coltivatori tradizionali hanno sempre più difficoltà a raggiungere i propri campi perché alcune strade di accesso sono state danneggiate dagli incendi. “Il fumo è diventato sempre più denso. Riusciamo a malapena a raggiungere le nostre risaie e i nostri terreni coltivati perché anche le strade che vi conducono sono state bruciate”, ha scandito la testimone, con la voce rotta dall’emozione. Per la popolazione indigena Dayak, la foresta è molto più di una risorsa economica. È parte del territorio ancestrale, fonte di cibo e sostentamento, nonché elemento essenziale della vita sociale. Quando una foresta brucia è una vera catastrofe.
Migliaia di focolai
Il Kalimantan Occidentale è stata una delle zone più duramente colpite dall’attuale ondata di incendi boschivi. Il 22 agosto, il governo indonesiano ha segnalato migliaia di focolai in tutta la provincia, con una concentrazione nelle zone di Ketapang, Kubu Raya, Kayong Settentrionale, Sanggau, Sintang e Sambas. Il monitoraggio governativo ha registrato 198 fuochi ad alta affidabilità e oltre 3.500 a media e bassa affidabilità nel Kalimantan Occidentale.
All’inizio di agosto, l’agenzia meteorologica provinciale aveva registrato 3.242 incendi in tutte le 14 reggenze del Kalimantan Occidentale, compresa Ketapang. L’entità dei roghi ha sollevato preoccupazioni per la salute pubblica, i mezzi di sussistenza e l’ambiente. Una fitta foschia ha influito sulle attività quotidiane, mentre l’esposizione prolungata al fumo aumenta il rischio di problemi respiratori.
L’Indonesia sta combattendo incendi anche a Sumatra e in altre isole. Secondo il Ministero delle Foreste, tra gennaio e luglio 2026 sono andati in fumo oltre 202mila ettari di terreno in tutto il Paese. Il governo ha intensificato gli interventi antincendio, comprese le operazioni aeree e le indagini sulle aziende le cui aree in concessione sono state colpite.
Accolti con favore gli aiuti internazionali
Jakarta ha accettato l’assistenza internazionale per contenere gli incendi boschivi e terrestri che continuano a colpire diverse regioni, in particolare il Kalimantan. Il Ministero dei Trasporti ha rilasciato 35 permessi speciali per 36 elicotteri stranieri provenienti da otto paesi — Australia, Russia, Stati Uniti, Ucraina, Nuova Zelanda, Laos, Vietnam e Canada — a sostegno delle operazioni antincendio.
Anche il Giappone si sta preparando a dispiegare le proprie Forze di Autodifesa. La missione comprende la nave da trasporto anfibio JS Kunisaki, tre elicotteri CH-47 Chinook e circa 600 membri del personale per assistere l’Indonesia nella lotta agli incendi.
La Malaysia ha offerto ulteriore sostegno attraverso operazioni di inseminazione delle nuvole, in particolare lungo il confine con l’Indonesia, per favorire le precipitazioni e ridurre la diffusione degli incendi e della foschia.
Conversione ecologica e cura della casa comune
Tuttavia, per gli osservatori ambientali e le comunità locali, la crisi non può essere ridotta al mero spegnimento delle fiamme. Gli incendi sono legati a molteplici e interconnessi fattori: siccità prolungata, cambiamento climatico, degrado delle torbiere, gestione del territorio, pratiche agricole, interessi economici, scarsa sorveglianza e applicazione della legge.
Victor Emanuel, docente presso l’Università Kapuas Sintang nel Kalimantan Occidentale, sostiene che la crisi sia anche una questione morale. “La conversione ecologica implica un cambiamento di cuore, un cambiamento nel nostro modo di pensare, un cambiamento nel nostro comportamento e un cambiamento nel nostro stile di vita”, ha scritto.
La conversione ecologica non significa rifiutare lo sviluppo economico, ha sottolineato. Lo sviluppo è necessario, ma deve rispettare la sostenibilità ambientale, le comunità locali, la legge, l’etica e i diritti delle generazioni future. Per il popolo Dayak - con la sua storica relazione con il territorio - sono questioni alquanto urgenti.
La prospettiva cattolica della conversione ecologica fa eco all’appello a prendersi cura del Creato e delle persone più vulnerabili, che sono le prime a subire le conseguenze della distruzione ambientale. Gli incendi mettono in luce le conseguenze di un rapporto con la natura basato su sfruttamento ed estrazione piuttosto che su cura e responsabilità.
Quindi, la conversione ecologica significa passare dal “prendere” al “prendersi cura” - ovvero, dallo sfruttamento alla sostenibilità e dall’avidità alla moderazione. Il fumo che avvolge villaggi, foreste in fiamme, fiumi inquinati, suolo impoverito e la siccità prolungata, non sono semplici statistiche ambientali. Sono segni di una crisi più profonda nel modo in cui gli esseri umani si rapportano alla Terra.
Il dolore delle comunità indigene
La comunità Dayak ha bisogno che gli incendi cessino, che le foreste tornino a vivere e che venga ripristinato l’accesso ai propri campi. “Chiediamo preghiere affinché le condizioni ambientali, già gravemente danneggiate dagli incendi boschivi e di terra, possano riprendersi”, ha detto Mahalini. Le sue lacrime, versate in un villaggio avvolto dal fumo nella reggenza di Ketapang, offrono un monito: quando la foresta brucia, non è solo la natura a soffrire. Anche le persone che vivono con la foresta da generazioni soffrono insieme a lei.



















