Indonesia: rupia ai minimi, si dimette governatore banca centrale

Perry Warjiyo lascia l'incarico prima della scadenza del mandato. Sullo sfondo le critiche per l'indebolimento della moneta e la fuga di capitali. Già sei mesi si erano dimessi i vertici della Borsa e dell'authority per i servizi finanziari. Passaggio delicato per il presidente Prabowo.

di Mathias Hariyadi


Jakarta (AsiaNews) - Negli ultimi sei mesi l'Indonesia ha assistito a un ricambio senza precedenti ai vertici delle principali istituzioni finanziarie del Paese. Dopo le dimissioni, a gennaio, dei massimi dirigenti dell'Autorità per i servizi finanziari e della Borsa di Jakarta (Indonesia Stock Exchange, IDX), il 27 luglio è stata resa pubblica anche la decisione del governatore della Banca d'Indonesia, Perry Warjiyo, di lasciare l'incarico prima della scadenza del mandato. Il susseguirsi di queste uscite arriva in una fase delicata per l'economia nazionale, segnata dall'indebolimento della rupia, dalla fuga di capitali stranieri e dalle preoccupazioni degli investitori.

La prima svolta risale al 30 gennaio 2026, quando Mahendra Siregar ha rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio dei commissari dell'Autorità per i servizi finanziari. Nella lettera inviata al presidente Prabowo Subianto, spiegò di aver compiuto questa scelta come “responsabilità morale”, con l'obiettivo di contribuire al ripristino della fiducia nel sistema finanziario indonesiano.

Alle sue dimissioni sono seguite, nello stesso giorno, quelle del vicepresidente Mirza Adityaswara, del responsabile della vigilanza sui mercati dei capitali, sui derivati finanziari e sul mercato del carbonio Inarno Djajadi, e del vice commissario Banca d’Indonesia Aditya Jayaantara. Sempre il 30 gennaio lasciò il proprio incarico anche Iman Rachman, presidente della Borsa di Jakarta, motivando la decisione con la necessità di rafforzare la governance dell'istituzione. Si trattò già allora del più importante riassetto della leadership degli organismi di vigilanza finanziaria degli ultimi anni.

La seconda fase della transizione si è aperta ora con le dimissioni del governatore della Banca centrale. Perry Warjiyo ha presentato la propria rinuncia il 25 luglio, ma è stata resa pubblica due giorni più tardi, mentre il suo secondo mandato quinquennale sarebbe dovuto terminare soltanto nel 2028.

Entrato nella banca d’Indonesia nel 1984, Warjiyo ha trascorso oltre quarant'anni nell'istituto, assumendo numerosi incarichi strategici prima di diventare governatore nel 2018. Durante il suo mandato ha guidato la politica monetaria del Paese attraverso la pandemia di Covid-19 e le successive turbolenze dell'economia internazionale, con l'obiettivo di preservare la stabilità finanziaria.

Negli ultimi mesi, tuttavia, il governatore era finito sotto pressione politica per il forte deprezzamento della rupia. Alcuni parlamentari ne avevano chiesto le dimissioni, accusando la banca centrale di non essere riuscita a contenere la svalutazione della moneta nazionale. Warjiyo aveva difeso le scelte dell'istituto, sostenendo che la valuta avrebbe recuperato terreno nella seconda metà dell'anno, ma a fine luglio il cambio restava vicino a 17.969 rupie per dollaro, uno dei livelli più deboli degli ultimi anni.

Il presidente Prabowo Subianto ha accettato le dimissioni nel rispetto della normativa sulla banca centrale e ha nominato la vicegovernatrice Destry Damayanti governatrice ad interim fino alla designazione del successore. Nel ringraziare Warjiyo per quasi sette anni di servizio, il capo dello Stato ha ribadito la fiducia nella continuità dell'azione della banca centrale.

Dal canto suo, la Banca di Indonesia ha assicurato che non vi saranno interruzioni nell'attuazione delle politiche monetarie. L'istituto ha confermato il proprio impegno a difendere la stabilità della rupia, garantire il buon funzionamento del sistema dei pagamenti, preservare la solidità del sistema finanziario e coordinarsi con il governo per sostenere una crescita economica duratura.

I mercati hanno reagito con prudenza alla notizia. Nelle prime contrattazioni successive all'annuncio, l'indice della Borsa di Jakarta ha perso quasi l'1%, mentre la rupia si è ulteriormente indebolita avvicinandosi alla soglia di 18.000 rupie per dollaro. Anche i rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti elevati, segnale di una persistente cautela degli investitori.

Secondo gli analisti, tuttavia, la reazione riflette soprattutto un aggiustamento di breve periodo e non una crisi sistemica. La capacità del governo di nominare un governatore credibile, mantenere una politica monetaria prudente e salvaguardare l'indipendenza della banca centrale sarà determinante per ricostruire la fiducia dei mercati. Gli osservatori sottolineano inoltre che, nonostante i rischi legati all'aumento dei prezzi del petrolio, alle incertezze sulla politica della banca centrale degli Stati Uniti e alle fughe di capitali, i fondamentali macroeconomici dell'Indonesia restano nel complesso solidi.

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