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Il Battesimo conteso tra Russia e Ucraina  

Per diversi secoli, la Chiesa ortodossa di Kiev e Mosca ha datato il Battesimo della Rus' al 1° agosto del 988, nella festa del Salvatore Misericordioso e della Santissima Madre di Dio, in cui si doveva benedire l'acqua in memoria della “Fonte del Dnepr”. L'idea di collegare la festa alla memoria di Vladimir nacque nel contesto degli intrighi ecclesiastici e politici del 2008.

  • La lotta al neo-paganesimo del patriarcato di Mosca

    Di fronte alla rinascita dei cosiddetti rodnovery, i “credenti nativi”, Kirill ha formato un apposita commissione guidata dall’arcivescovo russo-francese Savva, nuovo astro nascente della sua squadra, per contrastare questa nuova sfida. Ma secondo il professor Šiženskij, uno dei maggiori studiosi russi delle religioni, l'unica vera risposta è un'opera missionaria che non si limiti a valutazioni ideologiche.

  • La 'libertà di coscienza' secondo gli ortodossi russi

    Al Comitato degli esperti della Duma per le questioni delle associazioni religiose e sociali l'igumena Ksenia - principale giurista del patriarcato di Mosca - ha invocato l'avanmento ai posti di comando nell'esercito degli ufficiali superiori e i generali più ferventi nell’adesione alle religioni tradizionali. Chiesto anche il divieto esplicito dell “l’ateismo”, ritenuto “indegno e immorale”, rovesciando diametralmente i principi della censura sovietica contro la religione

  • La scomparsa dell’arcivescovo Pitirim, cantore della ‘Ortodossia popolare’

    Fra le figure più popolari della Chiesa ortodossa, è morto a 65 anni. Scrittore e poeta, fra i “cantori” di Putin e della guerra in Ucraina, ma inviso al patriarca Kirill. Pitirim diviene vescovo della capitale di Komi nel 1995, a 34 anni. Il suo stile molto popolare per la comunicazione senza formalismi, soprattutto con i giovani. Le sue odi esempio di “obbedienza al destino” della Russia.

  • Le monache russe di Lesna, libere da Mosca

    La storia e il profilo del "nuovo monastero" nato in Polonia nel 1885 e insediatosi in Normandia nel 1950 dopo un lungo peregrinare, lo rendono oggi ancora più popolare tra i tanti russi all’estero, che intendono conservare la propria tradizione senza partecipare alle iniziative bellico-patriottiche di Kirill e degli altri gerarchi russi attuali.

  • La Russia, la fede di Nicea e il bisogno di un dialogo di pace

    Anche Mosca ha ricordato in questi giorni i 1700 anni del primo Concilio ecumenico che stese il testo della professione di fede. E pochi giorni dopo la telefonata tra Putin e papa Leone XIV è stata l'occasione per rilanciare anche il dialogo tra la Chiesa di Roma e quella ortodossa russa. Come nel IV secolo, dopo la fine delle persecuzioni, anche oggi la sfida per i vescovi d’Oriente e Occidente è mostrare agli imperatori una verità più grande di ogni pretesa di dominio

  • Gli ortodossi ucraini di Onufryj non rompono il legame con Mosca

    Nel suo Sinodo la Chiesa Upz ha nuovamente evitato di prendere posizione sull'autocefalia. Tra i vescovi cresce la personalità del metropolita di Čerkassk, Feodosij, sostenitore della “fedeltà nella sottomissione alla Chiesa-madre di Mosca”. E pur avendo perso numerose parrocchie ai danni della Chiesa ortodossa di Filaret (riconosciuto come patriarca "autonomo" da Costantinopoli) è difficile oggi dire quale dei due gruppi abbia realmente il primato tra i fedeli.

  • San Nicola della primavera in Russia

    “L’opera di Dio sa trasformare anche le azioni umane più insensate in qualcosa di buono”, ha detto in questi giorni il patriarca Kirill celebrando la festa di San Nicola che tradizionalmente in maggio promette un buon raccolto per la stagione agricola. E mai come oggi questa benedizione serve a sperare in una nuova stagione di pace, per i campi e le terre devastate dalla guerra.

  • L'antica Antiochia dopo Assad

    La caduta del regime a Damasco ha portato contraccolpi anche nel patriarcato ortodosso erede di una delle sedi più importanti del cristianeismo antico con un misterioso movimento simpatizzante del nuovo regime islamista che - tra accuse di collaborazionismno e vecchie ruggini - chiede le dimissioni di Ioann X. Sullo sfondo i rapporti con Mosca con cui questa Chiesa resta legata, pur senza aver rotto con Costantinopoli.

  • P. Afanasij e il pentimento dei preti ortodossi russi

    A Radio Svoboda la testimonianza di uno dei religiosi che vivono all'estero dopo per aver rifiutato di recitare la preghiera per la guerra ed essere stati sospesi dal patriarcato di Mosca. Lasciata Gerusalemme, dove lavorava per la missione russa, in Belgio ora studia i Padri della Chiesa per capire come sia stato possibile questo scivolamento nel “neo-conservatorismo estremo, fino al culto del militarismo e del neo-imperialismo”.

  • Mons. Antuan: con Pietro e Paolo, ricostruire ‘uniti’ Antiochia devastata dal sisma

    È quanto ha sottolineato l’ausiliare del Vicariato apostolico dell’Anatolia nella messa celebrata per la festa del 29 giugno. L’abbraccio fra fratelli cattolici e ortodossi offre “l’opportunità di sperimentare la gioia dell’incontro”. La città ancora in grave difficoltà, sembra “colpita da grandi bombardamenti”. E l’appello finale: servono religiosi e fidei donum per aiutarci a tener vivo il cristianesimo in Turchia.

  • La disputa teologica sull'ortodossia politica in Russia

    La condanna di Tkačev da parte di personaggi autorevoli come Kuzmin e Dvorkin ha scoperchiato il vaso di Pandora all’interno della Chiesa ortodossa russa, dove si confrontano le “due torri” della guerra santa e quella che veniva condannata come “la setta liberale”, legata alla memoria di Aleksandr Men, il “padre spirituale del dissenso”.

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