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Il Battesimo conteso tra Russia e Ucraina  

Per diversi secoli, la Chiesa ortodossa di Kiev e Mosca ha datato il Battesimo della Rus' al 1° agosto del 988, nella festa del Salvatore Misericordioso e della Santissima Madre di Dio, in cui si doveva benedire l'acqua in memoria della “Fonte del Dnepr”. L'idea di collegare la festa alla memoria di Vladimir nacque nel contesto degli intrighi ecclesiastici e politici del 2008.

  • Il ritorno del ‘massaggiatore ortodosso’

    Di nuovo in auge a Mosca Konstantin Gološanov, già leader della “Fraternità dell’Athos” che riuniva gli oligarchi-vip. Uscito di scena con l’inizio dei conflitti con l’Ucraina (e l’esplosione di alcuni scandali finanziari), oggi si ripropone di mostrare attraverso l’arte sacra che la Russia è la “vera Europa”.

  • Il ministro russo della difesa dell'Ortodossia

    A differenza dei politici “convertiti” post-sovietici Andrej Belousov è uno dei patroni del monastero di Diveevo, la storica sede di san Serafino di Sarov. Fin dai primi anni Duemila, qui si concentra l’influsso della “ortodossia presidenziale” nel luogo simbolo di una spiritualità che all'inizio del Novecento era considerata troppo contigua all'eresia dei Vecchi Credenti, convinti della superiorità del cristianesimo russo su quello bizantino.

  • La Chiesa autocefala ucraina contro il 'Mondo russo'

    Il Sinodo della comunità ortodossa guidata dal metropolita Epifanyj ha rivolto un appello al patriarca Bartolomeo affinché condanni Kirill per l'"eresia etno-filetista". Lo scontro con l’altra giurisdizione ortodossa, da sempre legata a Mosca, pur avendone preso formalmente le distanze dopo l’invasione russa.

  • Agenti stranieri e Ortodossia, l’identità della Georgia

    A Tbilisi i dirigenti del partito al potere del Sogno Georgiano definiscono i dimostranti come “radicali” e addirittura “satanisti”. Il patriarcato sostiene apertamente il governo, impegnato a combattere “l’imposizione alla popolazione del Paese delle ideologie estranee, inusuali e pericolose. Ma l’arcivescovo di Dmanisi, Zenon Iaradžuli, ha chiesto di non approvare la legge che potrebbe danneggiare anche alcune ong legate alla Chiesa.

  • L’ecumenismo della Russia imperiale e le ‘minacce’ da Oriente e Occidente

    I riflessi dell’attentato a Mosca ombra sui proclami di vittoria in Ucraina. Un testo del Sobordella Chiesa ortodossa va oltre le motivazioni ideologiche della guerra e si spinge a difesa della “purezza” del popolo russo dai “migranti invasori”. La lotta ai “ghetti” stranieri nelle città e il “ritorno” alla suddivisione “tradizionale” tra popolazione e forze produttive sul territorio.

  • Costantinopoli, il rifugio dei preti russi contrari alla guerra

    Il patriarca Bartolomeo ha accolto nel suo clero p. Aleksej Uminskij, ridotto allo stato laicale dal patriarca Kirill per essersi rifiutato di recitare le preghiere belliche. Lo aveva già fatto coi sacerdoti ortodossi russi che hanno rifiutato l'appoggio alla guerra. Mosca non riconosce il diritto di Costantinopoli di riabilitare i sacerdoti espulsi, che invece il patriarcato ecumenico rivendica come tradizione di “ultima istanza” ecclesiastica fin dai tempi più antichi.

  • La guerra dei santi tra Russia e Ucraina

    La Chiesa ortodossa autocefala ucraina ha tolto dal suo calendario liturgico la memoria del santo principe russo Aleksandr Nevskij, che nel XIII secolo sconfisse gli occidentali e fu precursore dell'alleanza con gli imperi asiatici. Mentre Kirill vorrebbe canonizzare i grandi generali della storia militare russa.

  • La difficile fuga dei sacerdoti dalla Chiesa russa

    La vicenda di p. Uminskij, sospeso a divinis per il rifiuto di recitare la preghiera della Vittoria, non è un caso isolato. L'ex collaboratore di Kirill Sergej Čapnin, oggi ricercatore negli Usa, racconta di molti sacerdoti stanchi di benedire le armi che vorrebbero passare ad altre Chiese ortodosse nazionali. E tra loro c'è persino chi - per superare gli ostacoli posti da Mosca - cerca di entrare negli Stati Uniti come clandestino dal Messico.

  • I preti russi contro la guerra: nel mirino di Mosca, osteggiati dagli ucraini

    Di 300 sacerdoti che a marzo 2022 avevano firmato un appello contro l’invasione pochi oggi possono sostenere posizioni pacifiste. Alcuni sono stati sospesi, altri cacciati, i più silenziati. I difficili rapporti con la comunità, il controllo russo e i sentimenti di ostilità dell’Ucraina che non crede “nei russi buoni”. L’ortodossia russa rischia di non sopravvivere a Putin.

  • Chiesa al servizio di Cesare: la guerra ucraina nella coscienza del cristiano

    Il politico di opposizione dalla sua prigionia ha diffuso un articolo sulla Chiesa e la guerra di Mosca a Kiev. La posizione del patriarcato contraddice non solo i fondamenti della fede, ma anche i suoi stessi documenti ufficiali. I sacerdoti puniti perché invocano la pace. La gratitudine verso quanti, anche religiosi, si ribellano al conflitto “indipendentemente dalle conseguenze”.

  • La solitudine del patriarca

    L'appello di Kirill a tutti i capi delle Chiese ortodosse contro il divieto della giurisdizione russa dell'ortodossia in Ucraina sancito dal parlamento di Kiev è rimasto senza risposte. Mentre di fronte all'invio del metropolita Tikhon in Crimea, sulla linea più calda del fronte, molti si chiedono se si tratti dell’ennesima punizione o di una possibile esaltazione della sua figura, a livello ecclesiastico e politico.

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