La donna è trattenuta in un centro per “problemi” relativi al visto. L’ufficio dell'Unhcr nella capitale thai le aveva concesso lo status di persona bisognosa di tutela. Dalle autorità dell’ex governatorato l’accusa di “sovversione” in base alla Legge sulla sicurezza nazionale. La sua “colpa” è di aver sostenuto il gruppo “Parlamento di Hong Kong” formato da esiliati.
I giudici definiscono la divulgazione del sesso del nascituro una pratica discriminatoria e dannosa, oltre che incostituzionale. La sentenza si inserisce in un contesto dove resta diffusa la piaga dell'aborto selettivo che porta alla soprressione delle bambine. Nel Paese, nonostante formalmente siano consentiti solo per salvare la vita della madre, i praticano 1,58 milioni di aborti l'anno mettendo a rischio anche la salute di tante madri.