Nell’ultima cittadina cristiana della Cisgiordania si fanno sempre più intense le provocazioni dei gruppi pro-occupazione israeliana. P. Bashar: atmosfera “di paura e intimidazione”. Appello della popolazione alle autorità e alle ong perché intervengano “con urgenza”. Un rapporto della parrocchia documenta gli assalti avvenuti nel mese di maggio.
Nuovo capitolo della guerra silenziosa al patrimonio in Cisgiordania. Requisita la tomba del profeta, a nord di Gerusalemme, gestita dal Wafq islamico e ultimo atto della “giudaizzazione” dei siti palestinesi. Peace Now: l’obiettivo è “espandere e approfondire l’annessione”. Voci su un piano del governo Netanyahu per togliere alla Giordania la custodia del terzo luogo sacro per l’islam.
Dal Pakistan all’India, fino allo Sri Lanka comprende anche membri asiatici la spedizione umanitaria globale. Fra i fermati il figlio di Faisal Edhi, figura di primo piano dell’attivismo e del settore umanitario in Pakistan. Al momento resta ignota la sorte, mentre il padre si appella a Islamabad per la liberazione. Per gli attivisti del continente non è solo una partecipazione “simbolica”.
In prima lettura la Knesset approva una norma che affida a Israele il controllo delle antichità nei territori palestinesi. Ancora violenze nei Territori. Il professor Sabella denuncia un “clima di insicurezza” che spinge le famiglie “a partire”. Il ruolo delle scuole ebraiche che alimentano un'ideologia anti-cristiana. Da Gaza all’Iran, al Libano necessario “superare” il “trauma” causato dalle guerre.
La Striscia resta sospesa in un limbo in cui la guerra non è ancora davvero finita tra timidi tentativi di riattivare una normalità politica e contraddizioni irrisolte. Il voto amministrativo del 25 aprile tenuto da Fatah a Deir el Balah, mentre Hamas conserva reti locali. Al Board gli unici soldi sono arrivati da Emirati e Marocco e sono stati spesi per la futura polizia locale. Mentre l'80% delle famiglie dipende ancora dall'acqua distribuita con le autobotti.
Attivisti malaysiani criticano un approccio che definiscono “selettivo” del Paese di fronte a questioni umanitarie. Al sostegno dei musulmani in Medio oriente fa da contraltare il silenzio sulle violazioni commesse in Myanmar e dalla Cina. La richiesta di mantenere una “coerenza morale” nella lotta per le cause e le libertà.