In una lettera alle autorità e al popolo, il vicario apostolico parla di giorni “segnati dal dolore e dall’incertezza della guerra”. L'invito ad un impegno “comune e instancabile per la pace”. Proseguono gli attacchi iraniani, nella notte colpiti due edifici e un hotel. Sullo sfondo le tensioni confessionali fra sciiti e sunniti che anche in passato hanno infiammato il Paese.
Fra le molte comunità di espatriati si contano già diverse vittime. Il primo decesso nello Stato ebraico per un missile iraniano è stato quello di una badante filippina. Il conflitto investe anche i mari, con un marittimo morto su una petroliera al largo della costa dell’Oman. Un pakistano, un nepalese e un cittadino del Bangladesh le tre persone uccise negli Emirati Arabi Uniti.
Negli attacchi lanciati da Israele e Stati Uniti alla vigilia del Purim e nelle rappresaglie dell'Iran contro le basi americane nella regione si conta già un immigrato asiatico morto, un cittadino pachistano che lavorava ad Abu Dhabi. L'opposizione indiana critica Modi appena rientrato da Israele. L'indonesiano Prabowo (che ha promesso soldati per Gaza) si offre come mediatore. Le ripercussioni per la Cina.
A innescare le tensioni la nuova mappa presentata all’Onu da Baghdad che ridefinisce la sovranità in una zona contesa. Nel mirino due aree strategiche (Fasht Al Qaid e Fasht Al A’aij) sulle quali il Kuwait esercita una sovranità. In gioco vi sono questioni di carattere economico, storico e sociale, oltre alla definizione di corridoi commerciali strategici.
Nella nuova puntata del reportage di AsiaNews nel vicariato del Nord Arabia la testimonianza di p. Paulraj Devaraj. Una comunità ”multiculturale” che guarda preoccupata alle tensioni regionali, da Gaza all’Iran. Fra i fedeli vi è “maggiore sensibilità”, molti hanno “familiari e amici colpiti dalla guerra”. La sola parrocchia è il “centro” delle attività, numerose le sfide pastorali.
Dal leader vietnamita l’impegno a sostenere gli sforzi congiunti per una soluzione di pace nella Striscia. La promessa di lavorare “a stretto contatto” con l’ex nemico “in vari settori” in linea con “esigenze e priorità” di entrambi. Fra i Paesi dell’Asia centrale l’adesione di Uzbekistan e Kazakhstan.