Nel primo anniversario della scomparsa di Bergoglio due ricordi che dalle Filippine e dalla regione del Golfo oggi afflitta dalla guerra ne ricordano lo sguardo attento a chi attraversando il mondo in cerca di futuro porta con sé anche una testimonianza cristiana. Card. David: "Portano luce nel mondo non per strategia, ma per fedeltà ovunque la vita li conduca". Mons. Martinelli: "Il suo incoraggiamento sia segno di pace anche nelle difficoltà di oggi".
Incontrando a Pechino il principe Mohamed bin Zayed il presidente cinese ha invocato la creazione di un sistema di sicurezza condiviso per il Medio Oriente, il rispetto del principio della sovranità e delle regole internazionali (che però Pechino stessa non rispetta nel Mar Cinese Meridionale). Le stime dell'UNDP: 8,8 milioni di persone in più a rischio povertà nell'Asia Pacifico.
Mons. Martinelli racconta le festività nel Golfo colpito dal conflitto a partire dalla testimonianza delle Missionarie della Carità. Timori dei migranti, qualcuno “ha lasciato” gli Emirati “temporaneamente”; corsi di matrimonio e battesimo “interrotti”. Scuola e catechismo “online da oltre un mese”. “Esposizione mediatica notevole” per la chiusura delle chiese. Un “popolo di popoli” proveniente da oltre cento Paesi e “testimone della fede”.
A lanciare l’allarme è il presidente dell’Unione Nazionale degli Agricoltori. A rischio i raccolti nelle prossime stagioni di Yala e Maha, col rischio di una grave carenza alimentare. Per il riso servono circa 130mila tonnellate di fertilizzanti, ma le scorte si fermano a 60mila. Per gli operatori il problema riflette una vulnerabilità strutturale più profonda.
Oltre 400 futuri sposi, lavoratori migranti in diversi Paesi della regione, non possono rientrare e convolare a nozze per il blocco dei voli. Famiglie nella disperazione fra preparativi ultimati e futuro incerto. Qualcuno pensa a videochiamate per una funzione “alternativa”, ma gli sposalizi non sono solo una scelta personale ma eventi comunitari intrecciati nel tessuto sociale ed economico.
Mentre gli occhi del mondo sono concentrati sul transito delle navi dallo stretto di Hormuz, c'è un'altra "risorsa economica" fondamentale che la guerra sta mettendo gravemente a rischio: il lavoro di quasi 40 milioni di lavoratori stranieri che in molte metropoli locali sono la maggioranza della popolazione. Una crisi prolungata, con una massiccia ondata di rientri, avrebbe conseguenze pesanti anche per i Paesi d'origine in Asia Meridionale, nel Sud-est asiatico e in altri Paesi arabi.