Mentre fa discutere la concessione di un padiglione alla Biennale di Venezia, anche in Russia ci sono opere che lottano per andare oltre la propaganda nella riflessione sull'attualità. Come mostra la vicenda della mostra Dies Illa, inaugurata da Griša Bruskin nel museo di arte contemporanea Zilart di Mosca.
Dalla guerre cecene in poi la politica russa dopo il 1991 è una continuazione incondizionata di quanto era rimasto sostanzialmente incompiuto nel XIX secolo: una forma di colonialismo terrestre (a differenze di quello marittimo occidentale) proseguita con la guerra in Georgia nel 2008-2011 e quella in Ucraina dal 2014 ad oggi, utilizzando esattamente gli stessi metodi.
Nella regione nord-occidentale di Pskow il governatore sta sacralizzando l'"operazione militare speciale" con due icone fatte realizzare per una storica cattedrale che ritraggono due militari locali morti in Ucraina ai piedi di grandi patroni ortodossi. Gli iconografi si giustificano dicendo che non raffigurandoli come santi "i canoni dogmatici sono rispettati". L'ex portavoce del patriacato Čapnin: "Sembrano le immagini della metropolitana di Stalin".
Già negli anni Settanta fu la crisi petrolifera ad aprire la strada alla collaborazione tra Europa e Unione Sovietica. Con la chiusura dello stretto di Hormuz oggi la Russia può ridurre gli sconti sul prezzo del suo greggio. Anche se Bruxelles, almeno per il momento, non sembra disposta ad allentare la stretta alle importazioni di gas.
Secondo una stima diffusa a dicembre e subito fatta sparire sarebbero 250mila le persone tornate dal fronte di guerra in Ucraina ora in cerca di un lavoro. Per loro sul canale tv Rossija-1 va in onda il programma Budem Žit, “Vivremo ancora”. Il rischio di una replica della situazione degli anni Ottanta quando gli “afghani” costituirono a lungo un problema irrisolto a Mosca.
Il presidente russo ha visitato l'annuale Forum che mette in mostra i frutti del lavoro di ricercatori e scienziati. Dal cioccolato sintetico all'apparecchio portatile per la lettura del codice genetico la via sovranista alle nuove "possibilità" del mondo di domani.