A settembre la Russia andrà alle urne per l'elezioni parlamentari e nella campagna elettorale che si sta aprendo per la prima volta i tradizionali alleati di Russia Unita, il partito di Putin, sembrano intenzionati a smarcarsi per cavalcare il malcontento popolare. Così il Cremlino per serrare i ranghi sta chiamando a raccolta i fedelissimi vertici delle amministrazioni locali.
Dietro alle parole di Putin alla parata della festa della Vittoria sulla "possibile fine della guerra" (in tempi comunque indeterminati) i rischi che l'ulteriore protrarsi del conflitto ormai comporterebbe per la tenuta della società russa. Così, nonostante le tratative rimangano bloccate, Mosca cerca di rivedere le tesi propagandistiche per dare l'impressione di aver comunque raggiunto i suoi obiettivi nell'"operazione speciale" in Ucraina.
Le dimissioni dell'arcivescovo della Madre di Dio a Mosca mons. Paolo Pezzi segnano un passaggio delicato per la comunità cattolica in Russia che toccherà anche i rapporti con le autorità e il patriarcato ortodosso. Citando le ragioni di salute che gli rendono impossibile oggi amministrare la grande diocesi il presule che ha guidato questa Chiesa dal 2007 ha invitato all'unità. Il nodo della successione.
Il livello di controllo statale su quello che i cittadini dicono e scrivono a Mosca oggi è ormai superiore a quello dell’Unione Sovietica prima di Gorbačev. Qualunque poliziotto, vigile o giudice si attiene a questa linea; tutti capiscono che non si può più parlare di politica o criticare chi è al potere, e si controllano anche le espressioni più innocue.
Dalle divisioni politiche con Washington che annuncia ritiri delle sue truppe ai limiti mostrati dalle forze aeree e navali nella crisi in Medio Oriente: gli alti gradi degli eserciti europei insistono sulla necessità di attrezzarsi per far fronte a un possibile attacco russo a un Paese Nato entro il 2030. E con la minaccia sempre più concreta dei droni si rafforza la cooperazione militare con l'Ucraina.
La visita a San Pietroburgo del ministro degli esteri Abbas Arakhci ha sancito che l’Iran, con l'invasione dell'Ucraina, si è trasformato in un “fornitore insostituibile” per l’esercito russo, indebolito da problemi di produzione di armi e dalle grandi perdite al fronte. Mentre il know-how di Mosca oggi rende più efficace la navigazione e la precisione degli attacchi con i droni di Teheran.