Tre morti in un attacco Usa a una nave carica di petrolio iraniano. A fronte dello sdegno dell’opinione pubblica, il governo di Delhi mantiene un basso profilo per non indispettire Washington. Sullo sfondo il possibile incontro fra Trump e Modi a margine del G7. La Casa Bianca annuncia l’accordo con Teheran che potrebbe essere siglato domenica a Ginevra. Riyadh riapre al commercio con Beirut.
L'export di armi israeliane ha raggiunto il record di 19,2 miliardi di dollari nel 2025, grazie agli acquisti quasi raddoppiati nell’Asia-Pacifico. Tra i partner principali c’è il Vietnam, di cui Israele è oggi il secondo fornitore dopo la Russia. Intermediaria sarebbe stata Nguyen Thi Thanh Nhan, donna d’affari poi caduta in disgrazia ad Hanoi e condannata in contumacia a 30 anni di carcere. Anche India, Thailandia e Singapore coltivano i legami militari con lo Stato ebraico, con l’obiettivo di sviluppare capacità autonome.
Ad AsiaNews l’attivista israeliano, parte nei colloqui di pace su Gaza, stronca la leadership di un premier “disperato” che, oltre alla guerra perenne, “non ha ottenuto alcun risultato concreto”. Il Paese che andrà alle urne entro ottobre è a un “bivio radicale ed esistenziale”. Nella Striscia la situazione umanitaria resta “terribile”, mentre si discute ancora per una soluzione diplomatica.
Ad AsiaNews il vicario d’arabia parla di “incertezza e fragilità” causate dal conflitto fra Israele (e Stati Uniti) e l’Iran. La comunità migrante guarda sempre più ai Paesi dove vivono come a un “passaggio”. La difficoltà nel mettere radici e costruire una presenza stabile. La tregua aveva illuso su un possibile ritorno alla “normalità”, ma Bahrein e Kuwait colpiti ancora nei giorni scorsi da nuovi attacchi.
Monito del presidente Usa alle parti perché rispettino il cessate il fuoco. Netanyahu soffia sul conflitto e continua a colpire il territorio libanese. Aoun cerca di sottrarre il Paese alla “insostenibile influenza” di Teheran. E rivolgendosi agli israeliani chiede: “Non ne avete abbastanza di una guerra che dura dal 1948?”.
Nell’ultima cittadina cristiana della Cisgiordania si fanno sempre più intense le provocazioni dei gruppi pro-occupazione israeliana. P. Bashar: atmosfera “di paura e intimidazione”. Appello della popolazione alle autorità e alle ong perché intervengano “con urgenza”. Un rapporto della parrocchia documenta gli assalti avvenuti nel mese di maggio.