Teheran accusa il primo ministro incaricato al-Zaidi di essere troppo allineato su posizioni americane. Funzionari parlano di “veto” della Repubblica islamica e pressioni sul fronte sciita. Attesa la visita di rappresentanti di Washington per vigilare sulla formazione dell’esecutivo. Voci di una base segreta israeliana nell’ovest del Paese.
Teheran guarda a rotte alternative di trasporto merci che vanno dal Pakistan alla Cina. Allo studio lo sfruttamento di un corridoio su rotaia che punta a Pechino, prezioso soprattutto per il trasporto di petrolio. Una quarta nave sud-coreana ha attraversato con successo il Mar Rosso. Il tema dell’energia al centro anche del Summit Asean a Cedu.
La zona meridionale del Paese dei cedri è ormai un campo di battaglia dove un esercito regolare dotato di carri armati e aviazione e guerriglieri armati di razzi e droni si danno la caccia senza curarsi delle sofferenze della popolazione locale. La Cité sportive di Beirut è oggi un immenso dormitorio per i profughi. Il presidente Aoun si gioca il suo destino politico sui colloqui, mentre Hezbollah lo attacca con campagne diffamatorie.
Nell’attacco iraniano al terminale petrolifero negli Emirati Arabi Uniti, il solo capace di aggirare Hormuz, feriti tre lavoratori indiani. Una scintilla che rischia di riaccendere il conflitto regionale, in un quadro di alleanze e interessi contrapposti. Sullo sfondo la decisione di Abu Dhabi di lasciare il cartello dei Paesi esportatori e saldare l’asse con Israele. Passi che per Teheran porteranno al “collasso” del Golfo.
Servizio militare specchio delle fratture della società e campo di battaglia politica. L’universo rosa rappresenta oltre il 21% delle truppe combattenti, leader religiosi temono che l’integrazione di genere possa allontanare gli osservanti da unità combattenti. Al vaglio soluzioni “intermedie” che evitino la promiscuità. Il nodo irrisolto degli haredim e il "riposizionamento" di Neftali Bennett.
Arresto e revoca del passaporto al giornalista Usa originario del Kuwait Ahmed Shihab-Eldin per aver diffuso il video del caccia statunitense precipitato. Provvedimento analogo per altre 21 persone, fra cui due sorelle. Il Bahrein ha revocato la cittadinanza a 69 persone accusate di simpatie con l’Iran. Per gli attivisti il conflitto “opportunità per inasprire ancor più la repressione”.
Palestinesi alle urne per rinnovare circa 90 consigli comunali e oltre 280 villaggi. Si vota anche a Deir el-Balah, il solo distretto di Gaza nella tornata elettorale. Per il leader cattolico l’appuntamento odierno ha valore in chiave amministrativa, più che politica. Pesano il caro-vita e i problemi socio-economici acuiti da guerre e occupazione. A maggio una conferenza sul futuro di Fatah.
Per Beirut nessun colloquio diretto con Israele se la distruzione del sud continua. Aoun sarà ricevuto da Trump prima di un possibile faccia a faccia con il premier israeliano Netanyahu. Si muove una rete di sicurezza araba, per ridurre Hezbollah allo stato civile, far fronte alle richieste israeliane e mettere in pratica l’accordo di Taëf. Una folla commossa ai funerali della giornalista Amal Khalil.
Quest’anno il pellegrinaggio maggiore alla Mecca in programma dal 24 al 29 maggio. Il desiderio di partecipare supera la paura del conflitto, anche se restano i timori per l’aumento dei prezzi, cancellazioni all’ultimo e ritardi nei rientri. Riyadh ricorre all’intelligenza artificiale per gestire sicurezza e controllo dei fedeli. Prevista la partecipazione di due milioni di persone.
Per Netanyahu è un “accordo storico”. La milizia sciita considera la tregua una “vittoria” di Teheran. Avvertimenti (e minacce) contro i ritorni disordinati della popolazione verso i villaggi a sud del Litani occupati da Israele. Il presidente libanese rifiuta di incontrare Netanyahu senza il ritiro delle truppe israeliane. Sforzi sauditi per preservare il Libano sia dall’egemonia iraniana sia da un dominio dello Stato ebraico.
Ieri sera l’incontro a tre fra alti diplomatici dello Stato ebraico e del Paese dei cedri mediato dal Segretario di Stato Usa. Una prima assoluta dal fallito accordo del 1983 sotto Gemayel, ma resta l’ostilità di Hezbollah. A guidare la rappresentanza libanese dovrebbe essere l’ex ambasciatore del Libano negli Stati Uniti Simon Karam.
Da Beirut Oumayma Farah racconta un Paese che rischia di essere travolto dal conflitto. Emergenza sfollati prioritaria, solo una minima parte accolta nei rifugi. Scuole usate come ripari di fortuna, istruzione a rischio per migliaia di studenti. La missione dell’ordine: “Al servizio di tutti senza fare distinzioni di razza, colore, religione, ma guardando a bisogni e sofferenze”.
Conflitto con l’Iran, crisi del Golfo e attacchi devastanti in Libano oscurano il dramma della Striscia. Oltre 21mila minori uccisi, quasi 45mila feriti, almeno 58mila hanno perso uno o entrambi i genitori. Mancano acqua potabile e medicine, si diffondono le malattie infettive. Il sistema di aiuti è paralizzato. Pesano le restrizioni imposte da Israele, mentre Hamas è indebolito ma non disarmato.