In tutti i racconti dei media ufficiali di Pechino sulla sentenza a 20 anni di carcere pronunciata il 9 febbraio per l’imprenditore di Hong Kong viene volontariamente travisata un’intervista pubblica del 2019. Per giustificare la pena durissima con parole che il fondatore dell’Apple Daily non ha mai detto. Tacendo invece quanto quel giorno disse sul legame tra la sua fede cristiana e la battaglia per la libertà e la giustizia.
Dopo cinque anni la quantificazione della pena ha chiuso il processo simbolo intentato in base alla Legge sulla sicurezza nazionale. Il fondatore dell’Apple Daily alla sbarra per cospirazione e sedizione. Il governatore Lee plaude per una sentenza “severa” che è di “sollievo per tutti”. In aula, con la moglie, anche il card. Zen. Condanne anche per altri otto imputati. Ora l'attenzione si sposta sul processo a Chow Hang-tung, Lee Cheuk-yan e Albert Ho.
Dopo cinque anni di carcerazione e un processo a senso unico trascinato per 156 udienze è arrivata oggi la sentenza "esemplare" per l'imprenditore cattolico, editore del quotidiano pro-democrazia Apple Daily. Manca ancora la pena, ma i due reati riconosciuti comportano l'ergastolo. A 78 anni trascorrerà in cella il suo quinto Natale consecutivo. Esulta il capo dell'amministrazione John Lee. L'Associazione internazionale della stampa: "Repressa informazione indipendente".
Il figlio Sebastien parla ad AsiaNews del Calvario dell'imprenditore cattolico oggi 78enne che si è battuto per la democrazia a Hong Kong e per questo si trova in carcere dal 2020. "Temiamo per la sua vita: troppi detenuti anziani diabetici sono già morti dietro le sbarre. Resta in isolamento: gli è impedito persino di andare a Messa. Trump ha detto che ne parlerà con Xi Jinping: speriamo ottenga la sua liberazione. L'incontro con Leone XIV ha dato a mia madre tanta forza".
Cresce la preoccupazione internazionale per le condizioni di salute dell'imprenditore 77enne simbolo del movimento pro-democrazia a Hong Kong, in carcere da quasi 1700 giorni ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale. Iniziata la requisitoria dell'accusa in un processo che si trascina dal dicembre 2023 e in cui rischia l'ergastolo. Atteso per ottobre il verdetto affidato a tre giudici scelti appositamente dal fronte pro-Pechino.
Col pretesto della sicurezza, i responsabili hanno presentato ai legislatori una nuova legge che punta a inasprire le regole per gli incontri con medici, avvocati e guide religiose. Per i promotori vi sarebbero state in passato violazioni e abusi collegati alle visite in cella. Secondo le autorità i diritti umani e civili, anche dei detenuti, dovrebbero essere “limitati” se necessario per “mantenere la sicurezza nazionale, la disciplina e l'ordine”.
Nell'anniversario del passaggio dell'ex colonia britannica alla Repubblica popolare l’Hong Kong Democracy Council traccia il bilancio della repressione. Dei 161 condannati 102 stanno ancora scontando pene in carcere. Il 14 agosto dovrebbe entrare nella fase finale il processo a Jimmy Lai. Intanto - complici i tagli dell'amministrazione Trump - chiude anche il canale in cantonese di Radio Free Asia, riducendo ulteriormente gli spazi di informazione libera su Hong Kong.
A Hong Kong costretta a interrompere le attività anche l'ong che rilanciava le notizie sulle proteste spontanee dei lavoratori e gli incidenti sul lavoro nella Cina continentale. A farla nascere nel 1994 era stato l'attivista Han Dongfang, che a piazza Tiananmen nel 1989 aveva provato a dare vita a un sindacato indipendente. Poche ore dopo l'annuncio già disattivato il sito internet. Sono ormai 60 i gruppi della socità civile che si sono sciolti dal 2020.
Una trentina di Paesi hanno firmato nella metropoli "normalizzata" dalla Cina un documento che istituisce l'IOMed, un nuovo organismo internazionale voluto dalla Cina per le mediazioni dei conflitti. Simbolo di un multilateralismo su misura di Pechino, che ignora le sentenze delle Corti Onu a suo sfavore. Torna alla mente il monito dal carcere dell'avvocatessa Chow Hang-tung, sugli effetti ben oltre Hong Kong dello svuotamento di parole come diritti, democrazia e pace.
Il governo locale chiede all'Assemblea legislativa (che controlla) di approvare un'ulteriore norma che affiderebbe alla Cina continentale la giurisdizione dei "casi complessi" che coinvolgono Paesi stranieri. Una misura che sembra su misura del caso di Jimmy Lai. Citata come motivazione la "situazione geopolitica". Proprio il no all'estradizione era stata nel 2019 il primo passo delle proteste pro-democrazia.
Prelevato da casa e sottoposto a una lunga perquisizione nei suoi uffici il prof. Robert Chung, presidente dell'Hong Kong Public Opinion Research Institute. Indagato per "favoreggiamento" del suo ex vice Chung Kim-wah, uno degli attivisti pro-democrazia (espatriati) contro cui è stato emesso un mandato di arresto. Autorità dicono di non voler colpire attività dell'istituto, ma hanno portato via server e casse di documenti.
Al voto per il rinnovo del Consiglio legislativo - per cui dal 2021 possono concorrere solo candidati "patrioti" - le autorità pro-Pechino avrebbero voluto introdurre l'anno prossimo anche delle speciali "urne intelligenti" per segnalere all'elettore eventuali "errori" nella compilazione della scheda. La proposta è stata ritirata dopo poche ore per le ovvie obiezioni sulla segretezza del voto.
La riflessione fatta uscire dal carcere da una delle 45 persone condannate ieri a pene pesantissime per aver organizzato elezioni primarie a Hong Kong. "Abbiamo osato chiedere: la democrazia sarà mai possibile qui? La risposta è stata un giro di vite su tutti i fronti". L'appello al mondo: "Difendete e riparate le vostre democrazie. Date ai dittatori autoritari un esempio in meno di fallimento e ai combattenti per la libertà un'ispirazione in più per continuare la propria lotta".
L'allarme delle autorità locali sulla carenza di forza lavoro, accentuata dall'invecchiamento della popolazione. È l'altra faccia della dura repressione dei movimenti pro-democrazia del 2019 che ha spinto migliaia di persone a lasciare la metropoli.
A cinque anni ormai dalle proteste pro-democrazia su 10.279 persone arrestate solo il 28,8% sono state rinviate a giudizio. Ma per il segretario alla Giustizia Chris Tang "bisogna dare tempo alle autorità di raccogliere le prove". Respinta la richiesta di Chow Hang-tung di chiamare a testimoniare in video al processo persone che vivono all'estero.
Mark Clifford e Gordon Crovitz, alti dirigenti di Next Digital, hanno presentato una denuncia contro la società globale di revisione contabile. Avrebbe consentito violazioni ai diritti fornendo servizi essenziali alle autorità di Hong Kong. Una iniziativa che getta più di un’ombra sugli “aiuti” alle autorità governative nella repressione delle voci critiche.
I direttori della testata (già costretta alla chiusura come l'Apple Daily) Chung Pui-kuen e Patrick Lam rischiano fino a due anni di carcere nel verdetto atteso entro settembre. La sentenza rischia di avere ulteriori profonde implicazioni sulla libertà di stampa a Hong Kong. Per il capo della polizia è la prova della “necessità e legalità” delle repressioni contro attivisti e voci critiche. Reporters sans Frontières: 28 i giornalisti perseguiti dal 2020.
L’esposizione racconta “una storia ben diversa” sulla rivolta e le rivoluzioni “colorate” in Ucraina, Georgia e Kirghizistan. A differenza delle narrazioni sui media occidentali non sarebbero rivendicazioni popolari di libertà, ma attentati alla sicurezza e all’ordine. Il richiamo alle parole di Xi Jinping sulla “stabilità sociale” come “prerequisito per costruire una Cina forte e prospera”.
Il missionario italiano del Pime ha portato oggi il suo sciopero della fame ad Admiralty davanti alla sede del governo, unendo l'ingiustizia subita dalla figlia di un'immigrata africana alle centinaia di detenuti in carcere per reati d'opinione. "È come se il loro problema non esistesse. Si liberino queste persone per ricreare un clima di fiducia".
Il governo ha fatto approvare una nuova legge che cambia l'organismo di controllo permettendo di cancellare dagli albi chi è in favore dei movimenti pro-democrazia. Il segretario al Welfare chiedeva la "depoliticizzazione" dopo il sostegno di tanti operatori alle manifestazioni del 2019. Saranno i più fragili a pagarne le conseguenze in una società dove l'esodo delle famiglie giovani sta creando un'emergenza anziani.
In una riflessione pubblicata sul settimanale diocesano Sunday Examiner in vista della “data sensibile” (e innominabile per Hong Kong) il vescovo ricorda l’”evento che ha distrutto la vita 35 anni fa” a Pechino il 4 giugno 1989. Senza dimenticare, l'invito è a guardarlo con gli occhi dell’”amore incondizionato” di Dio che perdona “anche quanti non hanno il coraggio di chiederlo”.
Nel verdetto sul "processo dei 47" l'accusa - avallata dai giudici - è quella di aver organizzato nel 2020 elezioni primarie per aver cercato di ottenere la maggioranza nel Consiglio legislativo e arrivare a sfiduciare attraverso la legge di bilancio l'allora governatrice Carrie Lam (nominata da Pechino). Per questo "reato" in decine sono e rimarranno in carcere. Mentre va avanti anche il processo a Jimmy Lai, con una sentenza che appare già scritta.
Nuovo provvedimento di arresto (notificato in carcere) per l'avvocatessa Chow Hang-tung e cinque altre persone che attraverso una pagina Facebook cercavano di tener vivo il ricordo delle vittime della strage degli studenti di 35 anni fa. La stretta alla vigilia dell'anniversario del 4 giugno. Rischiano fino a 7 anni di carcere. Avevano scritto: "Resistiamo alla riscrittura della memoria".
Il 10 febbraio andranno a processo il funzionario (ex poliziotto) dell'Ufficio economico e commerciale di Hong Kong e l'addetto alla sicurezza accusati di violazione di domicilio e sorveglianza illegittima. Una terza persona che era stata fermata è stata trovata morta in circostanze misteriose. In oltre 200mila dall'ex colonia si sono rifugiati in Gran Bretagna negli ultimi anni. Si alza lo scontro diplomatico sulle attività ospitate dagli uffici "commerciali".
Mentre anche quest’anno il 4 giugno a Victoria Park sarà impedito il ricordo dell'anniversario della strage degli studenti di Pechino, un gruppo di singoli cristiani ha invitato a sottoscrivere il testo di una preghiera che verrà pubblicata come inserzione sul Christian Times. Un testo che parla della repressione di allora, ma anche di quella in atto oggi a Hong Kong.
Un'indagine del Centro Metodista rivela la preoccupazione degli ultra-settantacinquenni, vittime indirette dell'esodo delle famiglie giovani provocato dalla stretta sulla sicurezza dopo le manifestazioni 2019. Intanto la Corte d'Appello accoglie la richiesta delle autorità di ovietare la diffusione on line di "Glory to Hong Kong", la canzone divenuta l'inno delle proteste.
Nemmeno i sindacati pro-Pechino promuovono più marce per i diritti dei lavoratori per paura di “disordini”. Tutta l’attenzione è ai turisti in arrivo dalla Cina continentale, per i quali la città (tempo permettendo) inaugurerà un nuovo ciclo di spettacoli pirotecnici al porto con un budget senza precedenti.
L'iniziativa è promossa nella chiesa di San Francesco Saverio dal Centro missionario del Pime, che fin dal 1858 con i suoi missionari è presente a Hong Kong. Un modo per non rimanere indifferenti di fronte alla nuova stretta alle libertà imposta con la nuova legge sulla sicurezza nazionale in un contesto dove centinaia di persone sono già in carcere per motivi politici.
In un posto dove 1832 persone sono già in prigione per motivi politici, la nuova legge sull’articolo 23 serve solo “ad ammantare l’ingiustizia con un velo di legittimità”, come scriveva già qualche mese fa Chow Hang-tung, in carcere per aver ricordato i morti di piazza Tiananmen. La vera risposta è non dimenticarsi questa Cina dietro le sbarre, a Hong Kong come nella Repubblica popolare
Condanne fino a 7 anni di carcere per l'assalto al Consiglio legislativo dove oggi - eliminata l'opposizione - John Lee vuole far approvare entro il 31 marzo la contestata legge sull'articolo 23. La diocesi di Hong Kong rassicura sul segreto confessionale: resterà anche con le nuove norme. Ma a preoccupare sono soprattutto gli abusi su diritti elementari come la facoltà di negare contatti con un avvocato nelle prime 48 ore dall'arresto.
Sedute frenetiche anche durante il week-end per approvare il più presto possibile l'ulteriore stretta alle libertà nell'ex colonia britannica. Il segretario alla Sicurezza Chris Tang giustifica la facoltà di impedire per 48 ore a un arrestato di incontrare un avvocato con il rischio di "complicità". Intanto Pechino rende noto che nel 2023 ha arrestato o messo sotto processo 2,4 milioni di persone.
Il disegno di legge sulla sicurezza nazionale presentato oggi - che l'Assemblea legislativa si appresta a varare a tempo di record - porta a livelli mai visti la repressione di ogni forma di dissenso nell'ex colonia britannica. Carcere a vita per il reato di "tradimento", fino dieci anni a chi è accusato di "sedizione". E la norma contro chi non segnala alla giustizia gli oppositori del governo sarà un ulteriore strumento di pressione anche verso le comunità religiose.
All’Università Cattolica di Washington esposta un’immagine del Cristo in croce dipinta nel carcere di Stanley dall’imprenditore cattolico sotto processo ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale. Intanto Agnes Chow dal Canada racconta in un video la sua prigionia a Hong Kong.
La denuncia all'Onu del team internazionale di avvocati che sta seguendo il processo all'editore dell'Apple Daily. L'accusa vuole portare alla sbarra Andy Li, attivista pro-democrazia arrestato mentre su una barca tentava di raggiungere Taiwan. Processato nella Cina continentale per espatrio illegale, da quando è tornato a Hong Kong è recluso in un ospedale psichiatrico. Ma dovrebbe ugualmente deporre contro Lai prima di finire lui stesso a giudizio ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale.
Sei mesi di carcere anche alla sorella della sindacalista fermata a marzo, moglie di Lee Cheuk-yan anche lui in prigione. Negata ancora la libertà su cauzione all'avvocata Chow Hang-tung, che non andrà a processo prima della seconda metà del 2024. Intanto (come previsto) la corte ha spostato indietro il calendario per rigettare le obiezioni della difesa di Jimmy Lai all'accusa di sedizione.
Massiccio dispiegamento di forze dell'ordine intorno al tribunale per corroborare la narrativa dell'accusa di "sedizione". La difesa ha sollevato un vizio procedurale: trascorsi più di sei mesi tra la chiusura dell'Apple Daily e l'incriminazione. Il ministro degli Esteri di Londra David Cameron sull'imprenditore in carcere da più di 1000 giorni che è anche cittadino britannico: "Colpito nell'esercizio pacifico dei suoi diritti, sia rilasciato subito".
Nonostante la campagna massiccia delle autorità locali si è fermata al minimo storico del 27,5% l'affluenza nelle consultazioni in cui quattro anni fa una valanga di elettori decretò la vittoria del fronte pro-democrazia. L'astensione di tre cittadini su quattro indice chiaro di una consultazione svuotata di ogni rappresentatività. Anche nel giorno del voto arrestate 6 persone che esprimevano dissenso in maniera pacifica.
Un gruppo di presuli da ogni continente tra cui i cardinali Dolan di New York e l'indiano Baselios Cleemis Thottunkal avevano chiesto l'immediata liberazione dell'imprenditore cattolico attivista pro-democrazia in carcere da più di mille giorni. La dura replica: "Parole distorte che mirano a interferire negli affari interni di Hong Kong". Dal 18 dicembre il processo in cui rischia l'ergastolo ai sensi della controversa Legge sulla sicurezza nazionale.
Nel secondo discorso “politico” il governatore assicura che il prossimo anno verrà promulgata una norma “attesa” e prevista sin dal ritorno dell’ex colonia britannica alla Cina. Con la draconiana legge imposta da Pechino sinora arrestate oltre 280 persone. Gruppetto di attivisti promuovere una protesta. La “sinicizzazione” di Hong Kong anche nella scuola e nella cultura.
Dietro le sbarre dal 31 dicembre 2020, il processo per le accuse ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale - più volte rinviato - dovrebbe iniziare il 18 dicembre. La preoccupazione del figlio Sebastian per le sue condizioni di salute. 67 organizzazioni per i diritti umani a Biden: il capo del governo di Hong Kong John Lee non sia ammesso al vertice Apec di San Francisco senza la sua liberazione. Rinviata a giudizio per "ostruzione della giustizia" anche la cognata di Lee Cheuk-yan (anche lui tuttora in carcere).
Fra i fermati vi sono sei uomini e quattro donne, fra i 26 e i 43 anni. Per la polizia sono sospettati di “cospirazione” e di “collusione” con un Paese straniero ed elementi esterni per “mettere in pericolo” la sicurezza nazionale. Nella controversia legata al fondo era finito in prigione anche il card. Zen, tuttora sottoposto a restrizioni.
Dopo il mandato di cattura e le taglie continua l'escalation del governo pro-Pechino contro gli 8 attivisti pro-democrazia rifugiatisi all'estero. I genitori e il fratello del giovane leader del movimento degli ombrelli prelevati all'alba con gli stessi metodi utilizzati in Cina contro i dissidenti. Nel mirino i "tea party nel Regno Unito che incoraggiano a condannare e sanzionare la Cina".
Fra gli asiatici nel concistoro del 30 settembre, alla vigilia del Sinodo, il vescovo di Penang mons. Sebastian Francis. Il “dolore” del pontefice per le nuove violenze in Terra Santa, l’auspicio per la ripresa di un “dialogo diretto”. All’Angelus Francesco ricorda le “cose” che Dio ha “nascosto” ai sapienti e rivelato ai “più piccoli” che le sanno “accogliere”.
L’incriminazione per violazione della Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Fra i ricercati vi sono anche due ex parlamentari. Su di loro una taglia di quasi 118mila euro. Come membro dell’Interpol la Cina ne invoca l’estradizione. Essi sono accusati di aver invocato l’indipendenza di Hong Kong e di aver svolto “attività illegali”.
L’emittente web pro-democrazia segue la sorte del quotidiano Apple Daily e del sito Stand News. "Bloccati i conti correnti, impossibile andare avanti". Dall'approvazione della Legge sulla sicurezza nazionale, esattamente tre anni fa, l'ex colonia britannica è precipitata al 140° posto su 180 Paesi nella classifica sulla libertà di informazione.
Negata dall'amministrazione pubblica ogni possibilità di salvataggio per la Po Yan Oblate Primary School, una storica scuola cattolica promossa dagli Oblati di Maria Immacolata: a settembre non partirà alcuna nuova classe, rischia di chiudere nel 2026. Il calo delle nascite unito alla fuga delle famiglie dopo l'introduzione della Legge sulla sicurezza nazionale sta dimezzando i potenziali alunni. Il pericolo che a chiudere sia soprattutto chi è meno allineato alle direttive di Pechino.
P. Gianni Criveller, missionario del Pime e sinologo, racconta il clima incontrato nella metropoli tormentata negli ultimi anni dalla repressione del movimento democratico e dalla pandemia. Il battesimo amministrato ad Albert Ho dal card. Zen, l'incontro in carcere con Lee Cheuk-yan e i nuovi arresti delle ultime settimane. Il bilancio positivo del viaggio del vescovo Chow a Pechino e le speranze per il futuro.
Caduto il paravento delle restrizioni per il Covid sono state direttamente le minacce delle autorità a costringere due storici attivisti per i diritti dei lavoratori a ritirare la richiesta di autorizzazione per un corteo. Intanto attesi in 600mila dalla Cina Continentale per la Golden Week.
L'ex capo dell'esecutivo Leung Chun-ying apre la strada alla liquidazione delle assemblee locali di Hong Kong nelle cui elezioni nel 2019 le forze pro-democrazia ottennero un'affermazione schiacciante. Congelati dal 2021 il loro mandato scadrebbe alla fine di quest'anno. Intanto la polizia interroga i sindacalisti che vorrebbero organizzare la marcia del 1 maggio.
Fuga partita con imposizione delle legge sulla sicurezza nazionale. La maggior parte vive ora in Gran Bretagna, Canada, Australia, Taiwan e negli Usa. L’80% non ha intenzione di ritornare a Hong Kong. Il 90% non rimpiange la scelta di aver abbandonato la città. Più della metà fa altri lavori, come il barista o il meccanico. L’ostacolo della nuova lingua.