Nel giorno dell’arrivo di papa Leone XIV in Turchia AsiaNews pubblica una riflessione del metropolita Giobbe. Il dialogo teologico fra ortodossi e cattolici non cerca il compromesso. Al contrario produce frutti e accordi sulla strada verso l’unità visibile dei cristiani. La condanna comune dell’uniatismo come metodo e l’interdipendenza di primato e sinodalità.
Come accade da tempo a Kiev, anche a Chişinău è scontro tra la Chiesa ortodossa di Moldavia - legata al patriarcato di Mosca - e la metropolia di Bessarabia, che aderisce alla Chiesa di lingua romena. Lo stesso patriarcato di Bucarest accusa i gerarchi filo-russi di ingerenze nei processi elettorali del Paese. Un dissidio che fa riemergere la travagliata della zona compresa tra il Danubio e il Dnestr.
Di fronte alla rinascita dei cosiddetti rodnovery, i “credenti nativi”, Kirill ha formato un apposita commissione guidata dall’arcivescovo russo-francese Savva, nuovo astro nascente della sua squadra, per contrastare questa nuova sfida. Ma secondo il professor Šiženskij, uno dei maggiori studiosi russi delle religioni, l'unica vera risposta è un'opera missionaria che non si limiti a valutazioni ideologiche.
Al Comitato degli esperti della Duma per le questioni delle associazioni religiose e sociali l'igumena Ksenia - principale giurista del patriarcato di Mosca - ha invocato l'avanmento ai posti di comando nell'esercito degli ufficiali superiori e i generali più ferventi nell’adesione alle religioni tradizionali. Chiesto anche il divieto esplicito dell “l’ateismo”, ritenuto “indegno e immorale”, rovesciando diametralmente i principi della censura sovietica contro la religione
L’apertura a inizio agosto con la benedizione del patriarca di Mosca Kirill. La mostra allestita insieme al Sovrano Ordine di Malta e alla fondazione di beneficenza Kirche im Not. Ministra Balaeva: “Testimonianza della storia della crescita spirituale dell’umanità intera”. Una reliquia unica che attira l’interesse dai tempi antichi.
Fra le figure più popolari della Chiesa ortodossa, è morto a 65 anni. Scrittore e poeta, fra i “cantori” di Putin e della guerra in Ucraina, ma inviso al patriarca Kirill. Pitirim diviene vescovo della capitale di Komi nel 1995, a 34 anni. Il suo stile molto popolare per la comunicazione senza formalismi, soprattutto con i giovani. Le sue odi esempio di “obbedienza al destino” della Russia.
La storia e il profilo del "nuovo monastero" nato in Polonia nel 1885 e insediatosi in Normandia nel 1950 dopo un lungo peregrinare, lo rendono oggi ancora più popolare tra i tanti russi all’estero, che intendono conservare la propria tradizione senza partecipare alle iniziative bellico-patriottiche di Kirill e degli altri gerarchi russi attuali.
Anche Mosca ha ricordato in questi giorni i 1700 anni del primo Concilio ecumenico che stese il testo della professione di fede. E pochi giorni dopo la telefonata tra Putin e papa Leone XIV è stata l'occasione per rilanciare anche il dialogo tra la Chiesa di Roma e quella ortodossa russa. Come nel IV secolo, dopo la fine delle persecuzioni, anche oggi la sfida per i vescovi d’Oriente e Occidente è mostrare agli imperatori una verità più grande di ogni pretesa di dominio
Nel suo Sinodo la Chiesa Upz ha nuovamente evitato di prendere posizione sull'autocefalia. Tra i vescovi cresce la personalità del metropolita di Čerkassk, Feodosij, sostenitore della “fedeltà nella sottomissione alla Chiesa-madre di Mosca”. E pur avendo perso numerose parrocchie ai danni della Chiesa ortodossa di Filaret (riconosciuto come patriarca "autonomo" da Costantinopoli) è difficile oggi dire quale dei due gruppi abbia realmente il primato tra i fedeli.
“L’opera di Dio sa trasformare anche le azioni umane più insensate in qualcosa di buono”, ha detto in questi giorni il patriarca Kirill celebrando la festa di San Nicola che tradizionalmente in maggio promette un buon raccolto per la stagione agricola. E mai come oggi questa benedizione serve a sperare in una nuova stagione di pace, per i campi e le terre devastate dalla guerra.
La caduta del regime a Damasco ha portato contraccolpi anche nel patriarcato ortodosso erede di una delle sedi più importanti del cristianeismo antico con un misterioso movimento simpatizzante del nuovo regime islamista che - tra accuse di collaborazionismno e vecchie ruggini - chiede le dimissioni di Ioann X. Sullo sfondo i rapporti con Mosca con cui questa Chiesa resta legata, pur senza aver rotto con Costantinopoli.
A Radio Svoboda la testimonianza di uno dei religiosi che vivono all'estero dopo per aver rifiutato di recitare la preghiera per la guerra ed essere stati sospesi dal patriarcato di Mosca. Lasciata Gerusalemme, dove lavorava per la missione russa, in Belgio ora studia i Padri della Chiesa per capire come sia stato possibile questo scivolamento nel “neo-conservatorismo estremo, fino al culto del militarismo e del neo-imperialismo”.
È quanto ha sottolineato l’ausiliare del Vicariato apostolico dell’Anatolia nella messa celebrata per la festa del 29 giugno. L’abbraccio fra fratelli cattolici e ortodossi offre “l’opportunità di sperimentare la gioia dell’incontro”. La città ancora in grave difficoltà, sembra “colpita da grandi bombardamenti”. E l’appello finale: servono religiosi e fidei donum per aiutarci a tener vivo il cristianesimo in Turchia.
La condanna di Tkačev da parte di personaggi autorevoli come Kuzmin e Dvorkin ha scoperchiato il vaso di Pandora all’interno della Chiesa ortodossa russa, dove si confrontano le “due torri” della guerra santa e quella che veniva condannata come “la setta liberale”, legata alla memoria di Aleksandr Men, il “padre spirituale del dissenso”.
Di nuovo in auge a Mosca Konstantin Gološanov, già leader della “Fraternità dell’Athos” che riuniva gli oligarchi-vip. Uscito di scena con l’inizio dei conflitti con l’Ucraina (e l’esplosione di alcuni scandali finanziari), oggi si ripropone di mostrare attraverso l’arte sacra che la Russia è la “vera Europa”.
A differenza dei politici “convertiti” post-sovietici Andrej Belousov è uno dei patroni del monastero di Diveevo, la storica sede di san Serafino di Sarov. Fin dai primi anni Duemila, qui si concentra l’influsso della “ortodossia presidenziale” nel luogo simbolo di una spiritualità che all'inizio del Novecento era considerata troppo contigua all'eresia dei Vecchi Credenti, convinti della superiorità del cristianesimo russo su quello bizantino.
Il Sinodo della comunità ortodossa guidata dal metropolita Epifanyj ha rivolto un appello al patriarca Bartolomeo affinché condanni Kirill per l'"eresia etno-filetista". Lo scontro con l’altra giurisdizione ortodossa, da sempre legata a Mosca, pur avendone preso formalmente le distanze dopo l’invasione russa.
A Tbilisi i dirigenti del partito al potere del Sogno Georgiano definiscono i dimostranti come “radicali” e addirittura “satanisti”. Il patriarcato sostiene apertamente il governo, impegnato a combattere “l’imposizione alla popolazione del Paese delle ideologie estranee, inusuali e pericolose. Ma l’arcivescovo di Dmanisi, Zenon Iaradžuli, ha chiesto di non approvare la legge che potrebbe danneggiare anche alcune ong legate alla Chiesa.
I riflessi dell’attentato a Mosca ombra sui proclami di vittoria in Ucraina. Un testo del Sobordella Chiesa ortodossa va oltre le motivazioni ideologiche della guerra e si spinge a difesa della “purezza” del popolo russo dai “migranti invasori”. La lotta ai “ghetti” stranieri nelle città e il “ritorno” alla suddivisione “tradizionale” tra popolazione e forze produttive sul territorio.
Il patriarca Bartolomeo ha accolto nel suo clero p. Aleksej Uminskij, ridotto allo stato laicale dal patriarca Kirill per essersi rifiutato di recitare le preghiere belliche. Lo aveva già fatto coi sacerdoti ortodossi russi che hanno rifiutato l'appoggio alla guerra. Mosca non riconosce il diritto di Costantinopoli di riabilitare i sacerdoti espulsi, che invece il patriarcato ecumenico rivendica come tradizione di “ultima istanza” ecclesiastica fin dai tempi più antichi.
La Chiesa ortodossa autocefala ucraina ha tolto dal suo calendario liturgico la memoria del santo principe russo Aleksandr Nevskij, che nel XIII secolo sconfisse gli occidentali e fu precursore dell'alleanza con gli imperi asiatici. Mentre Kirill vorrebbe canonizzare i grandi generali della storia militare russa.
La vicenda di p. Uminskij, sospeso a divinis per il rifiuto di recitare la preghiera della Vittoria, non è un caso isolato. L'ex collaboratore di Kirill Sergej Čapnin, oggi ricercatore negli Usa, racconta di molti sacerdoti stanchi di benedire le armi che vorrebbero passare ad altre Chiese ortodosse nazionali. E tra loro c'è persino chi - per superare gli ostacoli posti da Mosca - cerca di entrare negli Stati Uniti come clandestino dal Messico.
Da poco trasferito da Pskov il “padre spirituale di Putin” - che costituisce l’unico contraltare al dominio di Kirill sul patriarcato di Mosca - sfrutta la posizione della prima linea del fronte di guerra occupando con il suo profilo carismatico anche gli spazi dei social network.
Di 300 sacerdoti che a marzo 2022 avevano firmato un appello contro l’invasione pochi oggi possono sostenere posizioni pacifiste. Alcuni sono stati sospesi, altri cacciati, i più silenziati. I difficili rapporti con la comunità, il controllo russo e i sentimenti di ostilità dell’Ucraina che non crede “nei russi buoni”. L’ortodossia russa rischia di non sopravvivere a Putin.
Il politico di opposizione dalla sua prigionia ha diffuso un articolo sulla Chiesa e la guerra di Mosca a Kiev. La posizione del patriarcato contraddice non solo i fondamenti della fede, ma anche i suoi stessi documenti ufficiali. I sacerdoti puniti perché invocano la pace. La gratitudine verso quanti, anche religiosi, si ribellano al conflitto “indipendentemente dalle conseguenze”.
L'appello di Kirill a tutti i capi delle Chiese ortodosse contro il divieto della giurisdizione russa dell'ortodossia in Ucraina sancito dal parlamento di Kiev è rimasto senza risposte. Mentre di fronte all'invio del metropolita Tikhon in Crimea, sulla linea più calda del fronte, molti si chiedono se si tratti dell’ennesima punizione o di una possibile esaltazione della sua figura, a livello ecclesiastico e politico.
A Mosca l'assemblea degli igumeni e delle igumene della Chiesa ortodossa russa. Assenti i rappresentanti dei monasteri ucraini. il metropolita di Nižnij Novgorod Georgij: "Anche se il nemico del genere umano cerca di dividerci, presto vivremo come prima secondo le tradizioni dei nostri padri”.
Il leader del Cremlino ha accolto il dittatore di Pyongyang per trattare armi e tecnologia di basso livello. La distanza di Xi Jinping dai due “teppisti” e il gergo da “malavita” usato dal presidente russo nell’incontro. Il sostegno “materiale e spirituale” alla guerra santa del patriarca Kirill.
La festa nazionale del Battesimo della Rus’ di Kiev, che si celebra il 28 luglio, diventa il resoconto di tutto il periodo post-sovietico, che in sette lustri - dall’unità universale dei popoli e delle Chiese - giunge oggi sull’orlo della terza guerra mondiale. Ritorna all'anno zero anelando un tempo di pace e perdono, come descritto dalle procedure dei giubilei vetero-testamentari.
Esponenti della Chiesa Upz, ancora formalmente legata a Kirill, hanno scritto un appello al loro metropolita: "Che cosa rispondiamo a questa tragedia?". Il silenzio di Onufryj mentre il metropolita di Odessa, conosciuto come paladino della fedeltà a Mosca, ora dice: "L'operazione militare speciale non può giustificare l'assassinio e la violenza".
Il metropolita Šio ricoverato per una settimana in ospedale con sostanze sopette rilevate nel suo sangue. Già nel 2017, quando il patriarca Ilja II lo aveva nominato come suo braccio destro, erano emersi contrasti interni. Del resto le lotte intestine hanno una lunga storia sotto le cupole di Tbilisi, dove perfino Stalin da giovane seminarista aveva sognato la carriera ecclesiastica.
Per rafforzare lo spirito del patriottismo ortodosso Putin ha rotto ogni indugio, decidendo di restituire a titolo definitivo la celebre icona alla Chiesa di Kirill. Non importa se l’esposizione nel monastero della Santissima Trinità potrebbe ridurla in polvere. Ma l’idea di usare un’icona per giustificare la santità del potere assoluto non è affatto nuova.
Ignazio Efrem II ha incontrato i rappresentanti delle altre Chiese cristiane. Si tratta della prima visita di un patriarca di questa Chiesa ortodossa dopo la guerra dei Sei giorni del 1967. Per l'arcivescovo Mor Anthimos Jack Yakoub, vicario patriarcale della regione, si tratta di una circostanza storica.
Sacerdote del patriarcato del Mosca fortemente critico dell'invasione dell'Ucraina in occasione delle festività pasquali ha diffuso un video con letture e invocazioni in lingua locale: "Da tempo non siamo più una colonia russa, e dobbiamo lottare per il nostro futuro, quello di una nazione multietnica”.