L’estradizione dalla Thailandia alla Cina di She Zhijiang, avviene in un momento di forte pressione internazionale su Bangkok per contrastare le reti criminali che operano tra Myanmar, Cambogia e Laos. Il caso riaccende l’attenzione sulla proliferazione degli scam center e sul loro impatto sul turismo thailandese, che nell'ultimo anno ha segnato forti cali.
I reati saranno puniti con pene corporali, fra cui l’uso della frusta. Da un minimo di sei a un massimo di 24 a seconda del reato. Le truffe rappresentano il 60% di tutti i reati denunciati nella città-Stato. Aumentate anche le pene per chi diffonde materiale osceno, in particolare se sono coinvolti minori.
Il tribunale di Wenzhou ha giudicato colpevoli 39 imputati della famiglia Ming, originaria dello Stato Shan nel nord del Myanmar. Le accuse comprendono frode e traffico di droga con proventi stimati in oltre 10 miliardi di yuan. Tra i condannati a morte figurano il figlio e la nipote del patriarca Ming Xuechang, morto in circostanze controverse durante l’arresto. L’operazione si inserisce nella più ampia repressione di Pechino contro i gruppi criminali che operano in Myanmar.
Secondo un nuovo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, le organizzazioni criminali legate ai centri per le truffe online del sud-est asiatico stanno espandendo le loro attività in Africa, America Latina e altre regioni vulnerabili grazie agli sviluppi tecnologici. Il business -descritto come un "cancro" dagli esperti - genera poco meno di 40 miliardi di dollari l'anno. Al centro di questo ecosistema illegale ci sono piattaforme online accessibili solo privatamente e i siti per il gioco d'azzardo.
L’analista Bridget Welsh, esperta di Sud-est asiatico, analizza i primi passi di Kuala Lumpur alla guida del blocco: la leadership avrà successo se metterà “gli interessi di chi vive nella regione al di sopra di quelli dei suoi leader”. "Invocare 'elezioni inclusive' in Myanmar contraddice la situazione reale sul campo".
Fermato il più noto tra i giornalisti indipendenti cambogiani ancora in attività nonostante la repressione. Il probabile pretesto i post pubblicati sui social network sui danni ambientali provocati da alcune cave di pietra, bollati dalle autorità come notizie che creano “disordine sociale”. Ma Dara è molto attivo anche nelle denunce sugli schiavi dei network transfrontalieri delle truffe on line. Con lui sono diventati ormai un centinaio i prigionieri politici in Cambogia.
Incuranti della guerra, molti cittadini espatriano nella ex Birmania in cerca di lavoro ma finiscono nelle reti di trafficanti. Almeno 40 liberati negli ultimi giorni, ma a decine sono ancora in condizioni di prigionia. L’appello (vano) a cercare lavoro in agenzie registrate presso l’Ufficio per l’impiego all’estero dello Sri Lanka (Slbfe).
Smantellata una struttura a Pasay con medici e infermieri cinesi e vietnamiti. Secondo gli inquirenti in queste strutture vengono portati gli schiavi delle truffe on line che si ammalano o subiscono torture, ma vengono utilizzati anche dai latitanti per interventi chirurgici attraverso cui cambiare il proprio aspetto fisico e sfuggire ai controlli.
La denuncia di un nuovo rapporto: proventi illegali stimati in 12,5 miliardi di dollari in un Paese dove il Pil nello stesso periodo ha sfiorato i 30 miliardi. Il dilagare di questi traffici allontana gli investitori stranieri, indebolendo la crescita economica. Mentre gli interventi repressivi delle autorità devono fare i conti con il coinvolgimento di molti cittadini cinesi "coperti" dagli interessi di Pechino in Cambogia.
Durante il fine settimana la polizia cambogiana ha preso in custodia centinaia di cittadini locali e stranieri. Nonostante Phnom Phen abbia lanciato da più di un anno un'operazione di contrasto al fenomeno, le truffe via internet continuano a fiorire in tutto il sud-est asiatico. Secondo gli osservatori i recenti rimpatri di cinesi dalle regioni settentrionali del Myanmar hanno costretto l'industria a sportarsi in altri luoghi.
Secondo le milizie etniche che hanno lanciato l'offensiva nella regione, si tratta di un giro di affari che vale 14 miliardi di dollari all'anno e che è controllato da quattro clan cinesi insieme alla giunta golpista birmana. Pechino di recente ha chiesto ai militari di chiudere i call center in cui circa 100mila persone sarebbero trattenute in condizioni di moderna schiavitù.
Il bilancio provvisorio dall’inizio della collaborazione a settembre fra forze dell’ordine dei due Paesi contro le truffe nelle telecomunicazioni. Al centro dell’inchiesta 63 presunti “finanziatori” e capi criminali che avrebbero truffato cittadini cinesi per “somme ingenti” di denaro. La guerra fra militari golpisti e milizie ribelli nella ex-Birmania alimenta il fenomeno.
Secondo uno studio condotto dall’ong Save the Children, “tre bambini su 10 nello Sri Lanka hanno subito qualche tipo di violenza online”. Si va dal cyberbullismo, al traffico di minori, fino alla diffusione di materiale pedopornografico. Eppure il Paese non ha ancora una legislazione in materia
La denuncia in un nuovo rapporto di Shan Human Rights Foundation (SHRF) intitolato "Intrappolati all'inferno". Le persone finiscono in schiavitù dopo la perdita del lavoro e l'interruzione dell'istruzione a seguito del golpe militare del 2021. Ma vengono citate anche storie dettagliate di milizie legate alla giunta che nel nord-est dello Stato Shan proteggono bande criminali cinesi dedite ai traffici sul web e allo sfruttamento sessuale.
La denuncia nel primo rapporto complessivo sul fenomeno delle persone costrette a lavorare per le truffe on line curato dall’ufficio di Bangkok dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani. Vittime della tratta anche tecnici qualificati, provenienti persino da Kenya, Brasile e Turchia. Le aree fuori controllo per la guerra e le zone economiche speciali i luoghi ideali per queste attività.
Al forum che si è tenuto a Manila nelle Filippine il 7 luglio le comunità religiose, i governi e le Ong hanno elaborato nuove strategie di contrasto e prevenzione dello sfruttamento sessuale online di minori. Un appello ai capi di Stato e di governo che si riuniranno in settembre a New Delhi.
Scoperto un racket sul quale sono in corso indagini: persone provenienti da tutto il sud-est asiatico convinte di recarsi nelle Filippine per un normale lavoro, venivano detenute e impiegate in attività criminali come vendite truccate, chat erotiche, truffe in cripto valute. Una senatrice ha messo in evidenza la presenza di “call centre dell’inganno” nel Paese chiedendo un intervento del governo.
La testimonianza del giovane reclutato con un annuncio di lavoro su Facebook è stata diffusa oggi durante un'udienza del Senato filippino. Circa mille cittadini del sud-est asiatico sarebbero ammassati in un edificio di Paranaque, poco lontano dall'aeroporto internazionale. Accuse sulla facilità con cui gli uffici immigrazione rilasciano i visti di ingresso.